Governo contro prodotti a Km 0

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08219
Atto n. 4-08219

Pubblicato il 19 settembre 2012, nella seduta n. 796

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. -

Premesso che:

nel mese di luglio 2012 il Governo Monti ha deliberato di impugnare dinanzi alla Corte costituzionale la legge regionale n. 22 del 2012 della Regione Calabria, recante “Norme per orientare e sostenere il consumo di prodotti agricoli anche a chilometri zero”, in quanto contiene, a detta del Governo, disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolano la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari;

la legge regionale nasce con l’intento di favorire l’incremento della vendita diretta di prodotti agricoli regionali da parte degli imprenditori agricoli, il sostegno e l’acquisto di prodotti agricoli di origine regionale da parte delle imprese esercenti attività di ristorazione o di ospitalità nell’ambito del territorio regionale. Con il progetto legislativo, inoltre, si favorisce il rispetto della normativa in materia di presentazione ed etichettatura dei prodotti agricoli freschi e trasformati attraverso idonea attività di controllo anche con l’utilizzo di strumenti tecnologici a tutela del consumatore e l’incremento della vendita di prodotti agricoli di origine regionale da parte della distribuzione;

le leggi riguardanti la promozione e l’orientamento al consumo di prodotti agricoli “a chilometro zero” sono presenti ed applicate, già da alcuni anni, in varie regioni (Calabria legge regionale n. 29 del 2008, Lazio legge regionale n. 12 del 2009, Marche legge regionale n. 16 del 2009, Molise legge regionale n. 16 del 2010, Puglia legge regionale n. 38 del 2008, Sardegna legge regionale n. 1 del 2010, Trentino Alto Adige legge provinciale n. 13 del 2009, Veneto legge regionale n. 7 del 2008, Abruzzo legge regionale n. 42 del 2010);

inoltre esiste un marchio “a chilometri zero” di proprietà della fondazione “Campagna amica” che viene concesso in uso gratuito alle imprese di ristorazione che si impegnano al rispetto di alcuni comportamenti quali l’offerta prevalente di piatti a filiera corta e la preferenza di acquisto di prodotti stagionali;

la Coldiretti è impegnata a promuovere, con la firma di un protocollo con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, l’aumento dell’offerta nelle mense scolastiche di pasti prodotti con cibi di stagione, locali e “a chilometri zero”, dando la possibilità di imparare a conoscere i prodotti del proprio territorio che è un alto valore educativo culturale;

oltre tutto l’Unione europea e l’Italia sono grandi importatori di cibo: ogni rincaro dei prezzi del carburante si ripercuote dolorosamente sulla spesa alimentare, e anche a questo è logico cercare un rimedio;

a giudizio dell’interrogante il ricorso governativo libera il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza distruggendo le aziende locali, devastando il tessuto sociale e rendendo il popolo completamente dipendente da strutture extraterritoriali e multinazionali senza scrupoli;

considerato che:

dal 1998 è in vigore una direttiva comunitaria (2010/60/UE) che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (Monsanto e altre multinazionali) vietandolo agli agricoltori, così rendendo illegale ciò che i contadini hanno fatto per millenni;

per far fronte a questa imposizione sono nate varie associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali, con lo scopo di preservare e distribuire, a chi le richiede, sementi fuori dal catalogo ufficiale affidato alle mani delle multinazionali;

con sentenza del 12 luglio 2012 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo;

con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnate nel recupero delle varietà antiche e tradizionali che commettono il ”crimine” di preservare e distribuire sementi fuori del catalogo ufficiale,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per cui il Governo Monti non ha scelto di portare queste istanze in sede comunitaria per proporre magari un’inversione di rotta;

se non ritenga che acquistare prodotti locali significa valorizzare il lavoro delle imprese locali agricole anche in aree di montagna, salvaguardare la loro sopravvivenza, difendere l’occupazione ed arginare il preoccupante fenomeno dell’abbandono delle terre, soprattutto da parte dei giovani, oltre a tutelare la stagionalità, le biodiversità ed il ritorno ad un’alimentazione di qualità e più sicura;

se non intenda, in linea con la legislazione europea, attivarsi al fine di orientare maggiormente il consumatore verso la scelta di prodotti di origine locale, non per arginare la concorrenza ma semplicemente per educare il consumatore, abituandolo alla stagionalità dei prodotti, e comunque promuovere azioni a tutela della salute dei cittadini, salvaguardia dell’ambiente e conservazione e valorizzazione della cultura e delle tradizioni locali;

se il ricorso sarà esteso a tutta la normativa vigente sul territorio italiano o resterà circoscritto solo a quella della Regione Calabria.

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