Lista pubblicata da Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur)

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08277
Atto n. 4-08277

Pubblicato il 26 settembre 2012, nella seduta n. 802

LANNUTTI – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. -

Premesso che:

il “Fatto Quotidiano” riporta un articolo sulle polemiche relative alla pubblicazione da parte dell’Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) della lista delle pubblicazioni di valore scientifico accettate per partecipare ai concorsi: «È scoppiata la polemica sul concorso per l’abilitazione scientifica nazionale dei professori universitari e sulle scelte dell’Anvur, l’Agenzia per la valutazione del sistema universitario e della ricerca voluta da Fabio Mussi e poi istituita da Mariastella Gelmini e già colpita da ritardi, ricorsi e polemiche. Il 20 settembre, con diverse settimane di ritardo, l’Anvur ha pubblicato le liste delle riviste scientifiche che verranno ritenute valide per calcolare i punteggi che i candidati devono raggiungere per poter essere abilitati a diventare professori universitari, ovviamente se e quando gli atenei assumeranno nuovi professori. Infatti solo i saggi e gli articoli pubblicati nelle riviste incluse nelle liste saranno ritenuti di profilo scientifico adeguato. Scorrendo le liste per le aree cosiddette “non bibliometriche”, cioè le discipline umanistiche, storiche, giuridiche e le scienze sociali, si trovano però molte sorprese. Secondo le linee guida della stessa Anvur le riviste devono essere di tipo accademico, dotate di comitato scientifico, e per ovvi motivi non sono da includere quotidiani, settimanali, riviste divulgative o bollettini. È naturale: per dimostrare di essere un buono storico un ricercatore dovrebbe pubblicare saggi su una rivista specializzata e sottoposta al controllo di altri esperti del settore, e non su un mensile che va in edicola e scritto per il pubblico generico. Eppure le liste Anvur, subito spulciate dai diretti interessati di Return on Academic Research, sono piene di giornali e riviste che non hanno nulla di scientifico. Il risultato è tragicomico e sembra avere poco a che fare con lo sbandierato “merito”. Per esempio, pubblicare un articolo su FFwebmagazine, cioè il bollettino online della finiana fondazione Fare Futuro può valere un posto nel settore delle scienze giuridiche. Scorrendo un po’ la lista compaiono nomi di altra levatura: per esempio, la Harvard Law Review. Ma anche i giuristi che si sono limitati a pubblicare sul meno prestigioso giornale dell’arcidiocesi di Udine, La vita cattolica, possono stare tranquilli: sono nella lista, così come coloro che hanno pubblicato saggi su Il commercialista veneto. Il settore delle “Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche” comprende invece chicche come Etruria Oggi, house organ della Banca Etruria, Il Mattino di Padova, e persino Airone, sì proprio la rivista Airone, noto luogo di dibattito filologico e artistico di altissimo profilo accademico. Chi volesse concorrere per l’abilitazione nel ramo ingegneristico avrà a disposizione riviste di profilo scientifico altrettanto elevato, come Yacht Capital, che si autodefinisce “magazine di costume e life-style che ospita anche interviste esclusive e incontri con i più illustri esponenti di questo prestigioso ambiente, personalità di spicco della finanza e dell’industria con la passione per il mare”. Certo, anche chi ha pubblicato un saggio sull’International Journal of Automotive Technology and Management può usarlo per far salire il proprio punteggio, ma sai la fatica? Le liste sono state stilate inserendo le riviste segnalate da chi professore è già, cioè dai docenti universitari già in ruolo. Tuttavia l’Anvur aveva il compito di controllare e validare le riviste per dar vita a liste credibili. Infatti da un lato l’inclusione di queste testate significa che il corpo docente universitario è composto anche da professori che ritengono meritevole ai fini accademici pubblicare su Cittadini dappertutto, o La rivista del clero italiano (che sostiene di mirare a “alimentare un sapere della fede cristiana radicato nella fede evangelica”). Ma oltre a questo problema c’è il sospetto che includere queste testate rischi di favorire candidati che sarebbero esclusi da una valutazione seria ma che magari fanno parte di questa o quella cordata o parrocchia»;

considerato che:

si legge su “Il Manifesto” del 25 settembre 2012 che l’agenzia «costa 7 milioni di euro all’anno, mentre ai membri del consiglio direttivo vengono erogati compensi di 180 mila euro, nonché 210 mila al Presidente. Solo nel 2012 l’Anvur gestirà un colossale processo di valutazione che costerà 301,9 milioni di euro: 276,2 milioni per i 450 valutatori, 18,7 milioni a carico delle 1700 strutture universitarie. Ci sarebbe da gridare per la rabbia, considerando che il taglio agli atenei previsto per quest’anno ammonta a 407 milioni di euro. Già la pubblicazione delle mediane dei titoli necessari sia per essere ammessi al ruolo di commissari, sia per accedere all’abilitazione, hanno sollevato seri dubbi sulla competenza dell’Anvur (..) I vari gruppi di valutatori nominati arbitrariamente dal direttivo dell’Anvur, senza alcun processo trasparente, né gara pubblica, avevano già individuato le cosiddette riviste di fascia A, quelle cioè più scientificamente prestigiose, innescando un mare di polemiche. In alcuni casi, nei settori scientifici meno soggetti a vincoli e controlli, come quegli umanistici, è apparso subito evidente che erano entrati in gioco fattori molto poco scientifici e universalistici»;

sul sito www.roars.it, curato da un combattivo gruppo di docenti e ricercatori, si legge che il 24 settembre, «sul sito di ANVUR (…) viene pubblicata, nella sezione ASN/documenti, una versione aggiornata del documento esplicativo sulla lista delle riviste di classe A dei settori non bibliometrici per l’abilitazione nazionale. La vecchia versione del documento, risalente al 18 settembre scorso, e da noi già commentata (“La mediana è mobile qual piuma al vento”) non è più disponibile sul sito dell’agenzia. Se si procede ad un raffronto tra le due versioni, si nota che l’unica differenza riguarda il punto 3 del documento»;

in particolare nella “versione del 18 settembre” riportata sempre dal citato sito si legge: «3. Il Gruppo di lavoro Libri e riviste scientifiche ha operato a partire dal mese di luglio 2012 e ha prodotto le liste in tempo utile per l’utilizzo al fine della pubblicazione delle mediane dei settori non bibliometrici, avvenuta a fine agosto. Le liste prodotte sono state preventivamente sottoposte al parere dei Gruppi di Esperti della Valutazione (GEV) della VQR». Mentre nella versione del 24 settembre, sempre al punto 3, viene riportato: «3. Il Gruppo di lavoro Libri e riviste scientifiche ha operato a partire dal mese di luglio 2012 e ha prodotto le liste in tempo utile per l’utilizzo al fine della pubblicazione delle mediane dei settori non bibliometrici, avvenuta a fine agosto»;

la pagina Internet conclude: «Pertanto, è stata rimossa la frase che specificava che le liste erano state sottoposte al parere preventivo dei GEV»,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che l’Anvur abbia preso per buone tutte le suddette riviste, senza controlli, scremature ed esclusioni, dando prova di una leggerezza e una superficialità che renderebbero necessarie le dimissioni del comitato direttivo e, di conseguenza, quali iniziative intenda adottare a riguardo;

se risulti corrispondente al vero che i vari gruppi di valutatori siano stati nominati dall’agenzia senza indire alcuna gara pubblica e comunque senza alcuna procedura trasparente;

se risulti che le liste in questione siano state sottoposte preventivamente a tutti i gruppi di esperti della valutazione (GEV);

se risulti la rimozione della frase relativa al punto 3 possa essere stata utile ad occultare l’insorgere di un conflitto di interessi dei numerosi membri GEV che si sono candidati come commissari per le abilitazioni, considerato che la frase eliminata evidenziava il loro ruolo nell’approvazione di liste di riviste fondamentali per la selezione dei commissari;

se risulti che le suddette testate sono state introdotte per favorire candidati che sarebbero stati esclusi da una valutazione più accademica ma che magari sono sponsorizzati da determinate alleanze o gruppi di potere.

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