Ogm-Studio francese

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08263
Atto n. 4-08263

Pubblicato il 25 settembre 2012, nella seduta n. 800

LANNUTTI – Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e degli affari esteri. -

Premesso che scrive Leonardo Martinelli per “il Fatto Quotidiano” relativamente ad uno studio scientifico svolto in Francia sugli organismi geneticamente modificati (ogm): «Per la prima volta una ricerca scientifica indipendente ha analizzato gli effetti nel lungo periodo degli organismi geneticamente modificati. Sotto accusa la variante Nk603 prodotta dalla Monsanto, che in Europa può essere solo importata ed è destinata prevalentemente all’alimentazione del bestiame. La commissione europea chiede all’Efsa analizzare i dati. Mentre Parigi medita di richiedere il blocco delle importazioni. Da anni infuriano le polemiche sugli Ogm. Sono nocivi alla salute? Devono essere proibiti? Ma finora nessun studio davvero serio sulla materia era stato realizzato. Soprattutto un’inchiesta scientifica accurata su un periodo relativamente lungo (solo inchieste fino a un massimo di 90 giorni). Adesso, invece, dalla Francia sembrano arrivare le risposte tanto attese. E il verdetto è di quelli senza appello. Per il professor Gilles-Eric Séralini, che ha studiato gli effetti di un mais transgenico, “il suo assorbimento sul lungo periodo agisce come un potente veleno”. Séralini, docente di biologia molecolare e ricercatore presso l’università di Caen, in Normandia, ha portato avanti il suo studio per due anni, nella più completa riservatezza, per evitare pressioni e boicottaggi. La ricerca ha valutato gli effetti del mais Nk 603 (che nell’Unione europea non può essere coltivato, ma sì importato) e di un erbicida, il Roundup, il cui utilizzo è in genere associato a quel mais transgenico. Entrambi i prodotti sono fabbricati dalla multinazionale americana Monsanto. E, va sottolineato, il Roundup è ormai l’erbicida più venduto al mondo. Séralini e la sua équipe hanno utilizzato 200 ratti, divisi in tre gruppi: quelli alimentati con il Nk 603, prodotto con il Roundup. Oppure senza fare ricorso a questo erbicida. Mentre un gruppo di animali ha mangiato solo mais non geneticamente modificato, ma trattato con il Roundup. Ebbene, il confronto è allarmante. “La mortalità è molto più rapida e forte nel caso del consumo di entrambi i prodotti di Monsanto”, ha sottolineato Séralini al Nouvel Observateur, che pubblica oggi, giovedì, un lungo dossier sull’argomento. Rispetto a un altro gruppo di ratti, non alimentato con l’Ogm e il pesticida, il primo fra i 200 è morto a un anno di età (almeno un anno prima di quelli non “contaminati” dagli Ogm): aveva mangiato il mais transgenico, trattato con il Roundup. E al diciassettesimo mese dell’esperimento si è osservato che i ratti alimentati con gli Ogm avevano una mortalità di cinque volte superiore rispetto agli altri. In generale gli animali che hanno consumato Ogm hanno riportato tumori alla mammella e danni gravi al fegato e ai reni. La speranza di vita di un ratto è di due anni, due anni e mezzo. Permettono di verificare con largo anticipo quello che potrà avvenire a un uomo. “Riteniamo che le sostanze analizzate – ha precisato il riceratore – siano tossiche anche per gli uomini. Diversi test che abbiamo effettuato su cellule umane vanno nella stessa direzione”. “Sono almeno quindici anni che gli Ogm vengono commercializzati. E’ davvero un crimine che finora nessuna autorità sanitaria abbia imposto la realizzazione di studi di lunga durata”. Mercoledì prossimo in Francia uscirà, edito da Flammarion, Tutti cavie (Tous cobayes), un libro nel quale Séralini illustra la sua ricerca. Ma soprattutto una sintesi dello studio sarà pubblicata nel prossimo numero di una prestigiosa rivista, Food and chemical Toxicology. I ricercatori di Caen non sono degli improvvisati. A livello dell’Unione europea solo due varietà transgeniche sono autorizzate per la coltivazione, il mais Mon 810, ancora di Monsanto, e la patata Amflora di Basf. Ma in realtà molti Paesi hanno applicato il divieto mediante una moratoria (fra quelli la Francia e anche l’Italia). Solo il Mon 810 è davvero coltivato nella Ue, anche se soprattutto in Spagna (l’80% della superficie totale). Altri 44 prodotti Ogm sono stati autorizzati da Bruxelles per la commercializzazione, come il mais Nk 603, al centro dello studio. Sono importati e perlopiù utilizzati per alimentare il bestiame. Come ha spiegato al Nouvel Observateur Joel Spiroux, collaboratore di Séralini, “i bovini sono abbattuti troppo presto perché si possano riscontrare gli effetti negativi degli alimenti transgenici sul lungo periodo. La speranza di vita di questi animali è compresa fra i 15 e i 20 anni, ma ormai vengono abbattuti a cinque, tre anni, 18 mesi o anche in precedenza”. Intanto, intorno allo studio sta scoppiando un vero putiferio. Il Governo francese ha già chiesto a Bruxelles “misure che potrebbero portare alla sospensione d’urgenza dell’autorizzazione a importare il mais Nk 603″. I Verdi francesi, alleati dei socialisti nell’attuale Esecutivo, chiedono di andare oltre e di “sospendere tutte le importazioni di Ogm nella Ue”. La Commissione europea, per voce del commissario alla Salute John Dalli ha chiesto all’Agenzia per la sicurezza alimentare (Efsa) di analizzare lo studio di Séralini, le cui posizioni anti-Ogm sono state spesso criticate in passato dalla comunità scientifica con l’accusa di un approccio troppo “libero” alla statistica. In ogni caso l’authority alimentare prenderà in mano i dati dello studio, con la promessa “di trarne le dovute conseguenze”»;

considerato che:

la recente bocciatura da parte della Corte di giustizia europea del divieto di coltivazione di ogm in Italia allarma perché il nostro Paese si è sempre contraddistinto per la tipicità e la qualità dei prodotti agroalimentari;

in particolare la Corte ha condannato l’Italia per aver vietato la coltivazione di mais Mon810, un cereale geneticamente modificato sviluppato dalla transnazionale statunitense Monsanto. L’Unione europea è a favore degli ogm e gli Stati membri si devono adeguare malgrado, secondo la Coldiretti, il 71 per cento degli italiani sia contrario al loro uso;

“La messa in coltura di Ogm quali le varietà del mais Mon 810″, ha spiegato la Corte di giustizia europea, non può essere “assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di quelle varietà” sono state autorizzate dall’Unione;

per Stefano Masini, coordinatore della task force per un’Italia Libera da ogm – che raggruppa decine di associazioni fra cui Coldiretti, Codacons, Slow Food e Wwf – la sentenza in realtà non cambia nulla: «In Italia – spiega (…) – lo stop agli Ogm nei campi è stato deciso non in via generale, ma in forza di un provvedimento interministeriale che è intervenuto su un caso concreto e proprio sulla base della disciplina europea che assegna allo Stato l’accertamento circa la pericolosità della coltivazione Ogm nei confronti delle altre colture tradizionali confinanti. Sebbene la sentenza lasci intendere che allo Stato sia precluso il divieto di introdurre misure volte a prevenire l’impatto della commistione di Ogm con le colture derivate da prodotti tradizionali, essa in realtà non tiene conto dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale che ha portato l’Italia a ottemperare alla facoltà di utilizzare Ogm sulla base delle regole di coesistenza» (si veda “il Fatto Quotidiano” del 14 settembre);

a giudizio dell’interrogante non possono coesistere le culture ogm con quelle convenzionali senza che ci sia contaminazione e i problemi legati alla sicurezza alimentare sono ancora tutti aperti, tanto che la stragrande maggioranza degli italiani è contraria all’uso di ogm;

scrive Orsetta Bellani sul quotidiano on line “Città della Spezia”: «Monsanto è uno dei gruppi economici più potenti del pianeta, essendo proprietaria di più dell’80% degli Ogm finora creati. Il suo comportamento cinico è noto ai contadini dei cinque continenti e un esempio è quello di Terminator, noto seme prodotto da Monsanto. L’impresa convince i contadini a provare l’utilizzo di Terminator e questi si ritrovano in un circolo vizioso di dipendenza dai suoi costosi prodotti: da Terminator nascono piante che producono semi sterili, che costringono cioè gli agricoltori a ricomprare i semi ad ogni semina, mentre normalmente i contadini utilizzano quelli prodotti dalle loro stesse piante. Inoltre, Terminator deve essere accompagnato dall’utilizzo di prodotti chimici come il Roundup che, oltre ad essere dannoso per la terra e per la salute, aumenta il rapporto di dipendenza tra i contadini e l’impresa. E c’è di più: il vento sparge i semi, che possono impollinare le piante dei campi limitrofi, rendendole inconsapevolmente e irrimediabilmente contaminate dalle varietà transgeniche. Monsanto ha più volte fatto causa ai contadini con l’accusa di coltivare le sue varietà geneticamente modificate (e coperte da brevetto) senza pagare l’impresa, quando in realtà i contadini hanno visto contaminare e rovinare i loro campi. Come l’Italia, molti paesi latino-americani che hanno cercato di impedire l’entrata degli Ogm hanno incontrato difficoltà, a causa del grande potere economico e politico delle transnazionali del settore. Quando il parlamento brasiliano ha proibito l’uso della tecnologia Terminator sul suo territorio, i grandi latifondisti del paese, in accordo con Monsanto, hanno presentato una proposta di legge per eliminarne la proibizione. In Perù, invece, non è stata ostacolata la moratoria di dieci anni all’ingresso nel paese di sementi geneticamente modificate, per la coltivazione o l’allevamento, con motivo della necessità di salvaguardare la diversità biologica del paese. In senso contrario si sono mossi i governi del Messico e della Repubblica Dominicana, che hanno dato il via libera all’entrata degli OGM nel loro paese»;

a giudizio dell’interrogante si è lasciato troppo spazio all’attività lobbistica di multinazionali che ormai decidono sull’alimentazione,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga condivisibile la posizione del Governo francese, considerato che, a giudizio dell’interrogante, dovrebbe essere posto un freno a tutto ciò che avvelena i corpi umani e ai crimini che si commettono nell’ambiente e dovrebbero essere investite risorse per un’agricoltura sicura, biologica e di qualità che rispetti la salute e il pianeta;

quali iniziative intenda assumere, nelle opportune sedi di competenza, affinché l’Unione faccia chiarezza sui pericoli che gli ogm hanno per la salute umana e blocchi la commercializzazione di questo mais geneticamente modificato, ma soprattutto che si possa davvero arrivare ad un’”Europa OGM free”;

quali iniziative intenda intraprendere al fine di intervenire in sede europea perché si garantisca uno studio di lunga durata sull’impatto fisiologico degli ogm;

se non intenda, alla luce della recente sentenza della Corte di giustizia europea, appellarsi alla clausola di salvaguardia, seguendo così l’esempio di altri Paesi, come la Francia;

quale posizione intenda assumere per regolamentare in modo adeguato la coesistenza di produzione di OGM free e ogm, al fine di garantire totalmente da possibili contaminazioni le coltivazioni ogm free.

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