Polverini-Sprechi Gruppi consiliari Regione Lazio

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08276
Atto n. 4-08276

Pubblicato il 26 settembre 2012, nella seduta n. 802

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e per gli affari regionali, il turismo e lo sport. -

Premesso che:

Paolo Boccacci e Carlo Bonini, in un’inchiesta pubblicata su “la Repubblica” del 26 settembre 2012 dal titolo “Dai finanziamenti ai partiti alle spese per cene e amici, le tre bugie della Polverini. Complice e non vittima. Ecco i documenti”, mettono in fila tutte le bugie di Renata Polverini sui soldi ai gruppi consiliari della Regione Lazio;

un’inchiesta ben documentata che serve anche a rispondere a tutte le strane versioni date dall’ex Governatrice durante la trasmissione televisiva di “Ballarò” di martedì 25 settembre 2012;

l’articolo cita le parole della Polverini e risponde punto per punto alle sue versioni, a giudizio dell’interrogante accomodanti, a cominciare dalle false verità della Governatrice;

all’alba del 25 settembre la “macchina del rumore” di Renata Polverini lavora a pieno regime. Interviste a nastro su ogni emittente televisiva, dichiarazioni ridondanti alle agenzie di stampa. «Dice la Polverini: “La Giunta ha solo stanziato 35 milioni per il finanziamento del Consiglio. E comunque ho chiesto più volte al Presidente dell’Assemblea regionale Mario Abbruzzese che avviasse una spending review. Gli ho inviato lettere molto dure”. Almeno sette circostanze documentali svelano l’inconsistenza di questo argomento che vorrebbe la governatrice dispensatrice passiva e politicamente inerme di denaro pubblico. Tra il 2010 e il 2011, l’ufficio di Presidenza del Consiglio regionale corregge infatti, con cinque successive delibere, le iniziali dotazioni di bilancio (1 milione) destinate al finanziamento dei gruppi gonfiandole prima di 5 milioni e 400 mila euro, quindi di 3, ancora di 3 e infine di 2 milioni e 700 mila. Sono provvedimenti presi con il voto unanime dell’ ufficio di Presidenza in cui siedono i rappresentanti di maggioranza e opposizione. Dunque, anche con il voto della “Lista Polverini”, di cui la governatrice, per altro, è consigliere eletto. Ma non basta. Quelle delibere, per ottenere ciò che chiedono, devono necessariamente passare per uno stanziamento di denaro da parte della giunta. Che infatti arriva nel 2011. Anche qui, con due delibere (febbraio e dicembre 2011) firmate da Luca Fegatelli, direttore del Dipartimento istituzionale e territorio, ufficio alle dirette dipendenze della Polverini. Ora, se la Polverini dice il vero, dobbiamo immaginare un Abruzzese frenato da quelle “dure lettere” in cui gli si chiede di chiudere i cordoni della borsa. Peccato che, nell’anno in corso – 2012 – non solo la dotazione dei fondi ai gruppi non venga ridotta, ma, al contrario, cresca ancora. Con il placet della Giunta e della Lista Polverini che, come candidamente ammette il suo capogruppo Mario Brozzi, al luglio scorso, si è già visto accreditare 2 milioni e 200 mila euro»;

anche “il Fatto Quotidiano” ha pubblicato in data 25 settembre le fatture delle spese disinvolte, che sarebbero avvenute all’insaputa dell’ex Governatrice: «Alla fine ha dovuto cedere sotto il peso di quella frase insostenibile: “Non sapevo nulla”. La linea Maginot di Renata Polverini è venuta giù ieri sera alle 8, ma i primi scricchiolii sono cominciati prima. Nel pomeriggio di ieri in Consiglio regionale passavano di mano in mano le fotocopie di due documenti che inchiodavano il presidente e il suo staff. Sono le determinazioni della Giunta regionale del 28 marzo e del 21 dicembre del 2011 nelle quali la Giunta impegna 5,4 milioni di euro sul capitolo di spesa R11502, cioè il fondo al quale possono attingere a piene mani i gruppi consiliari dei partiti, in testa quello che era guidato da Franco Fiorito, il Pdl. In quegli atti c’è la prova che lo staff del presidente Polverini ha avuto un ruolo decisivo nel procedimento che ha dirottato una parte sostanziosa del gran calderone dei 97 milioni stanziati dalla Giunta per tutta l’attività pubblica del Consiglio Regionale alla mangiatoia privata dei partiti. Le determinazioni che hanno permesso a Fiorito e colleghi di destinare altri 5,4 milioni a cene, feste, ostriche e viaggi, infatti, non sono firmate dal presidente del Consiglio regionale o da un suo burocrate, ma da quello che è considerato il braccio destro di Renata Polverini, il direttore generale del dipartimento Territorio, Luca Fegatelli. Se Fegatelli firmava gli atti che portano 5,4 milioni di euro in più nelle casse dei gruppi, come può il presidente del Lazio continuare a sostenere la sua totale ignoranza del problema? Questa era la domanda alla quale se non si fosse dimessa avrebbe dovuto rispondere oggi Renata Polverini. La sua fine è cominciata però ben prima di ieri: il 17 settembre in Consiglio regionale quando la presidente è riuscita a mettere insieme il ricordo dell’alluvione di Firenze con la frase: “Sapevo che fossero tanti soldi, ma non sapevo come fossero ripartiti in Consiglio”. Un’ammissione di incompetenza che stonava con il richiamo all’assunzione di responsabilità quasi quanto l’abbronzatura Maya con il suo abitino bianco. La situazione è peggiorata il 20 settembre a Piazza Pulita, quando, incalzata da Corrado Formigli, ha tracciato nella sabbia il solco tra la ‘giunta pulita’ e il ‘consiglio fetente’: “Il consiglio è autonomo dalla Giunta, noi affidiamo in un capitolo unico quello che il Consiglio regionale ci chiede per il suo funzionamento e nel-l’ambito dell’Ufficio di presidenza (del consiglio) si decide come ripartire queste cose”. A rendere poco credibile questa affermazione, oltre alle determinazioni del suo direttore generale, c’erano una serie di indizi. A partire dal suo passato. Renata Polverini è stata in grado di mentire nel 2002 persino al notaio per ottenere 19mila euro di agevolazioni per la sua prima casa, peccato che era la seconda, visto che – quando ha comprato l’appartamento dal Vaticano a prezzo di saldo – ne aveva da poco acquistato a prezzo scontato un altro dall’Inpdap. Quando il Fatto la smascherò nel 2010 sostenne anche allora una tesi traballante: era stato un disguido avvenuto “in una fase di avvicendamento dei suoi consulenti”. Peccato che la firma sull’atto era sua. Un errore, ripiegò, di cui “mi assumerei tutta la responsabilità”. Salvo poi non dare all’erario un euro anche perché in tv nessuno le poneva una domanda. Anzi, a Ballarò la interpellavano sull’evasione fiscale e sul problema della casa, senza arrossire. Il passato però gioca a sfavore della credibilità su un secondo terreno: il rapporto con l’assessore al Bilancio Stefano Cetica, segretario dell’Ugl quando lei era vicesegretaria. Cetica le è stato al fianco per una dozzina di anni in un rapporto complesso di odio-amore grazie al quale Renata Polverini è divenuta prima vice di Cetica e poi l’ha sostituto con una staffetta alla segreteria. Basta tenere a mente la relazione Renata-Stefano e poi scorrere i resoconti stenografici del Consiglio in Internet per scoprire quanto fosse insostenibile la posizione del presidente del Lazio. Renata Polverini a Piazza Pulita è stata costretta a estendere l’incolpevole ignoranza a tutta la giunta, compreso il fedele Cetica. Purtroppo per lei però l’assessore partecipava alle riunioni con i membri della commissione bilancio nelle quali i capi dei gruppi di destra e sinistra, siglavano il patto oscuro per auto-assegnarsi somme crescenti fino ad arrivare ai 14 milioni di euro annui odierni. Ed è sempre l’assessore Cetica che il 14 dicembre scorso presenta nell’aula del Consiglio il suo bilancio di previsione per il 2012 nel quale è contenuto l’emendamento del presidente dell’assemblea Mario Abbruzzese che regala altri 2,5 milioni di euro ai gruppi, per la felicità di Franco Fiorito. Allegata alla proposta di bilancio di Cetica c’è un foglio che spiega dove saranno presi i soldi per lo scialo dei partiti: dal capitolo R11504 delle spese postali, telefoniche e generali spariscono 3,5 milioni di euro destinati a tre capitoli che profumano di “Casta. Oltre ai 2,5 milioni di euro destinati ai gruppi consiliari, mezzo milione va alle spese di rappresentanza del presidente del consiglio Mario Abbruzzese, quello che usa due autoblu e mezzo milione va al fondo omnibus per le ristrutturazioni e gli autisti, quelli che – secondo Fiorito – ritiravano l’auto a noleggio per il consigliere che voleva imboscarsi con la sua bella al Focarile. Ovviamente l’emendamento con lo spostamento è stato approvato a tempo di record dai consiglieri»;

considerato che l’interrogante esprime l’auspicio che si possa appurare con sollecitudine:

quale sia l’entità degli stanziamenti per il finanziamento del Consiglio regionale, in particolare se siano pari a 35 milioni di euro come riferito dalla ex Presidente della Regione Lazio, oppure come riportato da Bonini e Boccacci nell’articolo citato, anche alla luce delle almeno sette circostanze documentali che svelano l’inconsistenza di questo argomento che vorrebbe la Governatrice dispensatrice passiva e politicamente inerme di denaro pubblico;

se risponda al vero che tra il 2010 e il 2011 l’ufficio di Presidenza del Consiglio regionale abbia davvero corretto con 5 successive delibere le iniziali dotazioni di bilancio (un milione) destinate al finanziamento dei gruppi gonfiandole prima di 5. 400.000 euro, quindi di 3, ancora di 3 e infine di 2. 700.000, provvedimenti presi con il voto unanime dell’ufficio di Presidenza in cui siedono i rappresentanti di maggioranza ed opposizione, come Idv e Pd;

quali iniziative abbia assunto fino ad oggi la Corte dei conti, che a giudizio dell’interrogante si è svegliata solo dopo il recente scandalo che ha interessato il Consiglio regionale;

come sia possibile che le Regioni spendano tali cifre, a dir poco esorbitanti, senza controlli,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza voglia assumere il Governo al fine di fare una verifica puntuale vera e obiettiva in relazione alla riduzione e azzeramento degli sprechi;

quali misure urgenti di competenza, anche in termini di eventuali iniziative legislative, intenda adottare per riportare sobrietà e ferrei controlli preventivi nelle disinvolte spese di funzionamento degli enti locali, provinciali, regionali, centrali, anche con riferimento al finanziamento pubblico dei partiti, esigendo trasparenza, pubblicità, rendicontazione e certificazione della Corte dei conti su fondi pubblici derivanti dal sudore dei contribuenti e da una delle più alte pressioni fiscali di tutti i tempi.

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