Banca Tercas denunciata per truffa

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08542
Atto n. 4-08542

Pubblicato il 25 ottobre 2012, nella seduta n. 822

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che un articolo del quotidiano “Il Centro” riporta la notizia che l’ex banca Tercas sarebbe stata denunciata per truffa: «Pensava di aver investito tutti i suoi risparmi su un prodotto finanziario sicuro. Invece si accorge di essere rimasto con un pugno di mosche. Quelle che l’ex Tercas gli aveva proposto e venduto come un investimento senza alcun rischio e con un interesse certo del 3 per cento in un anno, sarebbero in realtà azioni della stessa banca che, come tali, sono state congelate dopo il commissariamento dell’istituto da parte di Bankitalia. S. è uno di tanti clienti-risparmiatori (non sappiamo quanti siano in totale, né se la cifra complessiva delle azioni vendute sia di 5, 10 o 20 milioni di euro) che a fine settembre hanno sporto denuncia-querela alla Guardia di finanza di Teramo contro dirigenti e funzionari, ex Cda, ex comitato esecutivo ed ex membri degli organismi di vigilanza della Tercas. E la Finanza ora indaga su una ipotesi di reato grave: truffa contrattuale. La storia di S. e di decine di altri clienti comincia da una telefonata. La ripercorriamo leggendo la denuncia al centro dell’indagine. Il 28 giugno del 2011 S. viene contattato dal funzionario di una filiale Tercas che gli propone di investire i suoi risparmi (tutti!) in un prodotto finanziario (chiamato Tercas Aor Eur) “garantito a tasso di interesse del 3 per cento fisso e netto con rimborso del capitale con gli interessi alla data del 2 luglio del 2012″. Sono due le frasi chiave riportate dal querelante, anzi dai querelanti. Le avrebbe pronunciate il funzionario al quale, evidentemente, era stato dato questo input dai suoi diretti superiori. La prima frase: “L’offerta delle obbligazioni Tercas è limitata nel tempo”, cioè il prodotto viene presentato come una “obbligazione”, quindi senza rischio, e non come azione peraltro propria della banca. La seconda frase, che è persino più chiara della prima, è “L’operazione è assolutamente priva di qualsiasi rischio”. A convincere S. all’acquisto spuntano infine due fogli che gli vennero consegnati. Il primo, si legge ancora sulla querela, “recante sulla parte destra a caratteri maiuscoli, di macchina da scrivere, le testuali espressioni: tasso del 3 per cento netto e rimborso al 2 luglio del 2012″. Sul secondo foglio si legge: “abbiamo preventivamente valutato l’adeguatezza rispetto alle vostre specifiche conoscenze ed esperienze in materia di investimenti…”. Ma in realtà al risparmiatore non venne consegnato alcun questionario Mifid, un atto obbligatorio con cui la banca sonda realmente le conoscenze del cliente in materia di investimenti. Arriviamo quindi alla doccia fredda. Si consuma il 2 luglio scorso. È il giorno della scadenza contrattuale: S. si ripresenta in banca per riprendersi soldi e interessi. Ma si sente rispondere: “Anche a seguito del commissariamento della Tercas i sottoscrittori non possono rientrare in alcuna disponibilità, giacché le operazioni di movimentazioni di azioni sono state sospese dal 7 maggio del 2012″. Solo in questo momento S. viene a conoscenza della reale natura ad alto rischio dell’operazione che gli era stata proposta. E scopre che il prodotto finanziario era stato “febbrilmente piazzato sul mercato da parte di quasi tutti gli sportelli Tercas, sempre configurato come prodotto a reddito fisso, senza rischi ed a scadenza predeterminata”. S. e gli altri risparmiatori non si fermano: “Con raccomandata del 3 luglio scorso indirizzata a Tercas, Banca d’Italia, Adusbef e Consob, gli esponenti palesavano la totale oscurità per omissione oltre che per artificio della effettiva natura del contratto sottoscritto”. Ma la raccomandata non avrebbe avuto alcuna risposta. Neppure un accenno alla possibilità di restituzione, anche parziale, del capitale investito. L’ultimo atto si consuma il 13 settembre scorso: S. chiede alla Tercas le copie dei documenti della sua operazione. Gliele danno ma, c’è scritto sulla querela, mancano due elementi fondamentali: i fogli con le frasi chiave, scritte a macchina e in maiuscolo: tasso del 3 per cento netto e rimborso al 3 luglio 2012»;

considerato che l’interrogante ha presentato vari atti di sindacato ispettivo sulla discutibile gestione della Tercas, nonché su alcuni suoi funzionari quali il dottor Fernando de Flaviis, che risulta indagato da parte della Procura della Repubblica di Ascoli Piceno per il reato di usura, relativamente al periodo in cui ricopriva la carica di direttore generale della Cassa di risparmio della provincia di Teramo (banca Tercas), tra il 1998 ed il 2005, poiché, nella propria posizione funzionale, avrebbe fatto applicare tassi di interesse superiori a quanto consentito dalle disposizioni normative vigenti (4-01956, 4-03889, 3-02482),

si chiede di sapere:

se, per ciò che risulta al Ministro in indirizzo, quanto denunciato sia un episodio isolato di una filiale di Tercas o faccia parte di una ben studiata strategia del gruppo per colpire i clienti meno attenti ed incrementare i propri profitti;

se sia a conoscenza di altri istituti di credito che adottano prassi analoghe a quella esposta, raggirando i propri clienti;

se sia a conoscenza degli usi, degli abusi e delle quotidiane vessazioni imposte dal sistema bancario, in particolare da Tercas, alla generalità della clientela e, di conseguenza, quali iniziative urgenti di propria competenza intenda intraprendere per evitare tali continue vessazioni;

quali misure urgenti di competenza intenda assumere, anche nelle opportune sedi regolatorie, per prevenire ulteriori danni alle famiglie e agli investitori ed impedire che le banche continuino a coinvolgere risparmiatori ignari dei propri diritti per contenere le perdite, frutto di una gestione avventata, proponendo ai propri clienti investimenti ad alto rischio mascherati da prodotti finanziari sicuri;

se non ritenga necessario farsi promotore di iniziative legislative, tese a definire meglio le responsabilità delle autorità di controllo in ordine alla gestione delle controllate, considerato che, a quanto pare, gli istituti bancari portano i clienti ad acquistare prodotti finanziari a rischio non solo senza dare le doverose informazioni a riguardo, ma, addirittura, approfittando della loro buona fede, convincendoli che si tratta di investimenti sicuri, con il risultato che i risparmiatori, per essersi fidati, si trovano a perdere tutti i risparmi di una vita.

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