Sperperi,sprechi e clientele del sindaco Renzi

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08499
Atto n. 4-08499

Pubblicato il 23 ottobre 2012, nella seduta n. 818

LANNUTTI – Ai Ministri dell’interno, dell’economia e delle finanze e per gli affari regionali, il turismo e lo sport. -

Premesso che:

tre gravissime questioni – tra le altre – avvelenano la vita politica ed economica italiana: corruzione, disinformazione (con un preoccupante servilismo mediatico per non disturbare il potere), il clientelismo nelle nomine pubbliche (che premiano incompetenza, impreparazione, cricche e combriccole amicali, rispetto al merito);

nell’ultimo rapporto pubblicato il 22 ottobre 2012 da Transparency International sulla corruzione percepita, l’Italia ricopre il «sessantanovesimo posto, a pari “demerito” con Ghana e Macedonia (…) con “un aggravamento progressivo” negli ultimi anni. (…) È uno dei dati contenuti nel Rapporto sulla corruzione realizzato dalla Commissione sulla prevenzione del fenomeno corruttivo presieduta dal consigliere Roberto Garofoli. Il “Corruption Perception Index” (CPI) del nostro Paese “si è attestato a 3.9 contro il 6.9 della media Ocse, su una scala da 1 a 10, dove 10 individua l’assenza di corruzione”. In particolare, per il biennio 2010-2011 i cittadini italiani ritengono che il “primato” spetti alla corruzione politica, seguita da quella del settore privato e della pubblica amministrazione”». In merito alla libertà di stampa, secondo la classifica di Reporter Senza Frontiere l’Italia è al sessantunesimo posto dopo Tanzania, Papuasia Nuova Guinea, Corea del Sud, Cipro, Slovenia e Bosnia ed Erzegovina, sia per la proprietà dei media in mano a banche e gruppi economici, che per gli operatori dell’informazione, che talvolta, invece di fare domande o di promuovere inchieste, si limitano a porgere il microfono o a pubblicare le veline degli uffici stampa o dei potentati economici di turno. L’inchiesta sulla P4 della magistratura, che ha portato Luigi Bisignani ad una condanna di 19 mesi, ha dimostrato una logica di clientele nelle nomine pubbliche, con le solite combriccole di amici e sodali, cricche ben identificate incaricate di occupare tutti i gangli vitali, sia nei Ministeri delicati che nelle aziende pubbliche controllate dal Tesoro, come Rai, Enel, Finmeccanica, Eni, Fintecna, Enav, Enac, Autorithy indipendenti come Consob, Isvap, AgCom, eccetera, dove, a giudizio dell’interrogante, invece di professionalità ed indipendenza, conta la vicinanza al potere politico-economico-affaristico, con gravissimo danno alla oculata gestione delle pubbliche risorse. Corruzione e clientelismo rappresentano le due facce della stessa medaglia, mentre il silenzio complice dell’informazione e la mancanza di inchieste sui pubblici comportamenti di dirigenti, componenti delle Autorità o di politici che coltivano interessi particolari, hanno portato l’Italia alla deriva;

in un articolo pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 16 settembre 2012, dal titolo: «Firenze, “Danno erariale da 6 milioni nella gestione di Renzi in Provincia”- Il ministero del Tesoro indaga su Florence Multimedia, società in house voluta dall’attuale sindaco fiorentino. Che avrebbe “concesso un irregolare affidamento di servizi per un importo superiore a quello previsto”. Inoltre avrebbe fatto “nomine di soggetti in aspettativa nello stesso ente”», Giampiero Calapà, racconta comportamenti non proprio esemplari del candidato alle primarie del Partito Democratico: «Sei milioni di euro. Su questa cifra incassata da Florence Multimedia mentre Matteo Renzi era presidente della Provincia di Firenze, la Corte dei conti e il ministero del Tesoro vogliono vederci più chiaro. A Florence Multimedia – accusa il dicastero dell’Economia e delle Finanze in una contestazione inviata a maggio – la Provincia di Firenze, presieduta da Matteo Renzi dal 2004 al 2009, ha concesso un “irregolare affidamento di servizi per un importo superiore a quello previsto dai relativi contratti di servizio”, con una spesa complessiva di oltre nove milioni di euro; dei quali sei adesso sono sotto l’attenzione dei giudici contabili, che invieranno un ispettore a Firenze e, per evitare eventuali prescrizioni, hanno messo in mora tutti i dirigenti di quel periodo. Senza, quindi, la procedura prevista dalla legge e senza mai farne parola in Consiglio provinciale, sostiene il Ministero, Florence Multimedia, tra il 2006 e il 2009, incassò 9.213.644 euro. Attraverso “contratti, convenzioni, disciplinari di servizio, affidamenti al lordo (…) il cui importo triplica quello dei contratti di servizio di base”. Già un anno fa il Tesoro aveva, in seguito a un’ispezione, prefigurato un danno erariale alla Provincia proprio nel periodo di presidenza Renzi. E dalla difesa della Provincia a quelle contestazioni è nata la nuova indagine, con tanto di documento, di cui riportiamo le accuse nei virgolettati, inviato lo scorso maggio all’ente locale, sul cui trono nel frattempo non siede più Renzi, diventato sindaco e lanciato proprio in questi giorni nella corsa a Palazzo Chigi. (…) Florence Multimedia Srl (“società in house della Provincia di Firenze”, come si legge nel sito internet) è nata nel 2005 per volere di Renzi che lì trasferì l’ufficio stampa, liquidandolo ed esternalizzandolo; con una situazione pessima alla fine dell’avventura dello stesso Renzi in Provincia: buco “superiore al terzo del capitale sociale. (…) Emerge una perdita stimata di 358.865 euro originatasi nel secondo semestre 2009″, c’è scritto nella relazione di quel dicembre degli amministratori della stessa società. Florence Multimedia veicolò, nello stesso anno, campagne promozionali per la Dotmedia, retta da quel Davide Bancarella, in precedenza in forze alla Web & Press edizioni (dal 2007 al 2009). Quest’ultima società è quella delle fatture, datate proprio 2009, sequestrate dalla Guardia di finanza (una da 36 mila e l’altra da 45.660 euro: soldi con cui Renzi ha sempre negato di aver avuto a che fare) dopo le accuse dell’ex tesoriere della Margherita (…), in carcere da fine giugno»;

considerato che:

a quanto risulta all’interrogante, dopo aver accettato l’invito ad una recente cena a Milano, popolata da quelli che l’interrogante ritiene squali e squaletti vecchi e nuovi della finanza spericolata, organizzata da Davide Serra, titolare del Fondo Algebris, il candidato alle primarie del Partito Democratico e Sindaco di Firenze Matteo Renzi ha partecipato ad una trasmissione del servizio pubblico Rai, pagato con il canone dei cittadini che avrebbero diritto ad una informazione obiettiva ed oggettiva, senza che l’intervistatore (in questo caso Lucia Annunziata) si limiti a porgere il microfono, evitando di porre domande scomode. Scrive ancora Giampiero Calapà su “il Fatto Quotidiano” del 21 ottobre 2012, in un articolo intitolato “Sette domande che nessuno ha fatto a Renzi”: «Matteo Renzi anche da Lucia Annunziata a “In mezz’ora” ha fatto il suo comizietto. Con botte per tutti, da Grillo (“destinato a fallire, farei a cambio solo col suo conto corrente, sul mio ci sono solo 20 mila euro”)» ad esponenti politici del Partito Democratico «ovviamente (“il suo governo origine di tutte le nostre beghe”).. Peccato. Occasione persa, mi aspettavo di più dalla direttrice dell’Huffington Post Italia. Sarebbe bastato fargliene almeno una di quelle che oggi il Fatto Quotidiano pubblicava sul giornale. Le ripropongo qui, caso mai qualcuno incontrasse Renzi e volesse capire meglio alcune cose. Cayman è la parola della settimana. La stilettata di» un esponente politico del Partito Democratico «a Matteo Renzi, per le sue frequentazioni milanesi, è diventata il terreno di scontro dei due contendenti alle primarie del 25 novembre. Ma Renzi ha molte altre spine, ben più concrete, a cui far fronte. La Corte dei conti continua ad interessarsi alle mosse del boy scout di Rignano sull’Arno. Dopo una condanna già inflitta alla sua amministrazione provinciale (danno erariale per 50 mila euro), adesso gli ispettori si occupano del Comune: sotto la lente di osservazione un aumento dell’indennità a otto dirigenti municipali. Riscontrata una “carenza di idonea istruttoria e mancanza di provvedimento collegiale nell’applicazione dei parametri e nell’effettuazione della ‘ripesatura’” oltre al “mancato rispetto del divieto posto dall’articolo 9 del decreto legge 78 del 2010″, che pone dei tetti di spesa per il risparmio nella pubblica amministrazione. Gli argomenti che il sindaco dovrebbe spiegare cominciano ad essere troppi e ben radicati a Firenze, altro che Cayman: queste le domande che meriterebbero risposta. 1. Dal 2009, anno del suo insediamento a Palazzo Vecchio, i debiti del Comune di Firenze sono aumentati del 20 per cento. Sono state approvate ben cinquantadue delibere senza il parere di regolarità contabile, motivo per cui l’assessore al bilancio Claudio Fantoni si è dimesso parlando di “insanabili divergenze sulla gestione economico finanziaria”. Non crede di aver esagerato? 2. La gestione della Provincia di Firenze, di cui è stato presidente dal 2004 al 2009, è già valsa una condanna della Corte dei conti per 50 mila euro di danno erariale, di cui 14 per sua diretta responsabilità. La Corte dei conti sta accertando anche la situazione di Florenze Multimedia, la mega struttura di comunicazione, in capo alla Provincia, che lei ha creato nel 2005; perché, come segnalato dal Tesoro, ha autorizzato “contratti, convenzioni, affidamenti al lordo, il cui importo triplica quello dei contratti di servizio di base”: per una spesa totale di 9.213.644 euro. Se queste sono storie del passato, si arriva anche all’oggi; sempre la Corte dei conti indaga sugli aumenti decisi lo scorso giugno, tra le 100 e le 200 euro nette, per otto dirigenti e direttori d’area. Si può parlare di gestione disinvolta di soldi pubblici? 3. Matteo Spanò è il presidente dell’associazione Museo dei ragazzi, a cui il Comune versa un contributo annuo di 600 mila euro. Il Museo dei ragazzi organizza, ad esempio, la notte tricolore, il 16 marzo 2011, e affida la comunicazione alla Dotmedia. Ma la Dotmedia è dello stesso Spanò e di Alessandro Conticini, quest’ultimo socio della famiglia Renzi. Non crede sia inopportuno? 4. Potrebbe apparire inopportuno anche che Maria Elena Boschi sia contemporaneamente coordinatrice dei suoi comitati elettorali per le primarie e consigliere d’amministrazione di Publiacqua, una partecipata del Comune di Firenze. 5. Lei piace a destra, non si fa problemi a chiedere anche quei voti: “Così si vincono le elezioni”. Ma potrebbe apparire eccessivo aver piazzato proprio Carlo Bevilacqua (il capo del Pdl in Provincia quando Renzi era presidente) alla guida di Firenze Parcheggi. Non correremo il rischio, con lei premier, di ritrovarci» un noto esponente politico del Popolo della libertà «ministro? 6. Recentemente ha detto che “Sergio Marchionne ha tradito gli operai”, scatenando una guerra a distanza contro il manager Fiat, che ha risposto goffamente : “Renzi è sindaco di una piccola e povera città”. Ma nel 2010 proprio lei spiegò a Enrico Mentana che, “senza se e senza ma”, avrebbe votato a favore dell’accordo sottoscritto da Fim e Uilm, accordo peggiorativo delle condizioni di lavoro e di vita degli operai Fiat. Non ha mai detto una parola in solidarietà alla Fiom e ai lavoratori tesserati a quel sindacato che Marchionne, senza se e senza ma, ha discriminato. La sua idea di liberismo prevede la rottamazione di Marchionne, ma anche della Fiom? 7. A Firenze era pronta la delibera per realizzare un cimitero per i feti. Opera che lei ha deciso di congelare in vista delle primarie. Infatti evita di esprimersi sui diritti civili come si eviterebbe la peste. Si sente condizionato dai suoi legami con Comunione e liberazione e con l’Opus dei? Se così non fosse, potrebbe spiegare agli elettori cosa pensa della legge 40, dell’aborto, dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e dell’adozione da parte di genitori omosessuali?»,

si chiede di sapere:

se risulti rispondente al vero che Florence Multimedia, durante la presidenza di Renzi (2004-2009) alla Provincia di Firenze, abbia concesso un “irregolare affidamento di servizi per un importo superiore a quello previsto dai relativi contratti di servizio”, con una spesa complessiva di oltre 9 milioni di euro, dei quali sei sono sotto l’attenzione dei giudici contabili, al di fuori della procedura prevista dalla legge e senza mai farne parola in Consiglio provinciale, con un introito di oltre 9 milioni di euro tra il 2006 ed il 2009;

se risulti vero che Florence Multimedia abbia veicolato campagne promozionali per la Dotmedia, retta da Davide Bancarella, in precedenza in forze alla Web & Press edizioni (dal 2007 al 2009), quest’ultima società destinataria di fatture, datate proprio 2009, sequestrate dalla Guardia di finanza (una da 36.000 e l’altra da 45.660 euro), soldi con cui Renzi ha sempre negato di aver avuto a che fare, dopo le accuse dell’ex tesoriere della Margherita, in carcere da fine giugno;

se risulti vero che dal 2009, anno del suo insediamento a Palazzo Vecchio, i debiti del Comune di Firenze sono aumentati del 20 per cento con l’approvazione di ben cinquantadue delibere senza il parere di regolarità contabile, che hanno portato alle dimissioni, per insanabili divergenze sulla gestione economico-finanziaria, l’assessore al bilancio Claudio Fantoni;

se, dopo la condanna della Corte dei conti per 50.000 euro di danno erariale, di cui 14 sarebbero da attribuire alla diretta responsabilità di Renzi, il Governo ritenga rispondenti ai criteri di trasparenza, efficienza ed economicità, le condotte dell’ex presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi, in ordine a Florence Multimedia, la mega struttura di comunicazione, in capo alla Provincia, creata nel 2005, autorizzata a stipulare contratti, convenzioni, affidamenti al lordo, il cui importo triplicherebbe quello dei contratti di servizio di base, per una spesa totale di 9.213.644 euro, e se ritenga necessari, in una fase di spending review, gli aumenti decisi nel giugno 2012, tra le 100 e le 200 euro nette, per otto dirigenti e direttori d’area;

se risulti rispondente al vero che Matteo Spanò, presidente dell’associazione Museo dei ragazzi, avrebbe ricevuto dal Comune un contributo annuo di 600.000 euro per organizzare la notte tricolore, il 16 marzo 2011, affidando la comunicazione a Dotmedia, dello stesso Spanò e di Alessandro Conticini, quest’ultimo socio della famiglia Renzi;

se risulti vero che Maria Elena Boschi, nominata consigliere d’amministrazione di Publiacqua, partecipata del Comune di Firenze, sia coordinatrice dei comitati elettorali per le primarie del Sindaco Renzi, e se tali funzioni non configurino un conflitto di interesse per chi riveste pubbliche funzioni;

quali misure urgenti il Governo intenda adottare per evitare che il fenomeno della corruzione, dell’incompetenza e della censura sistematica della pubblica informazione possa assestare il colpo di grazia ad un grande Paese come l’Italia, le cui pubbliche funzioni sembrano appaltate a cricche e combriccole di amici intenti a coltivare interessi particolari invece del bene comune.

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