Terremoto-Minsitro Clini critica sentenza su membri Commissione grandi rischi

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08540
Atto n. 4-08540

Pubblicato il 25 ottobre 2012, nella seduta n. 821

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che scrive “il Fatto Quotidiano” del 24 ottobre 2012 sull’attacco del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare alla decisione dei giudici che hanno condannato i membri della commissione Grandi rischi: «I membri della vecchia commissione Grandi Rischi come Galileo Galilei. Un paragone usato dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e ripreso oggi dal ministro Corrado Clini, che davanti alla commissione Ambiente della Camera ha espresso un giudizio a dir poco critico sulla condanna in primo grado per i membri della commissione Grandi rischi sul terremoto de L’Aquila. “Hanno ragione quelli che dicono che l’unico precedente a questa sentenza è quello di Galileo Galilei” ha detto Clini, secondo cui “in questa vicenda la commissione è oggetto di condanna perché è stato attribuito a una valutazione scientifica un valore ordinativo. E’ assurdo”. Per questo motivo il ministro ha spiegato “di non dover accettare le dimissioni di De Bernardinis”. Corrado Clini, però, evidentemente non ha letto le carte dell’inchiesta. Dove viene rappresentata una realtà ben diversa da quella prospettata dal ministro. Particolarmente significativa, in tal senso, la memoria del pm dell’Aquila Fabio Picuti. Un documento – depositato il 13 luglio 2010 e quindi ben noto – in cui viene spiegato chiaramente il ragionamento degli inquirenti. Che scrivono testualmente: “L’intento non è quello di muovere agli imputati un giudizio di rimprovero per non aver previsto la scossa distruttiva del 6 aprile 2009 o per non aver lanciato allarmi di forti scosse imminenti o per non aver ordinato l’evacuazione della città”. Il motivo? “La scienza non dispone attualmente di conoscenze e strumenti per la previsione deterministica dei terremoti”. Di quali colpe, quindi, si sono macchiati i tecnici difesi a spada tratta da Clini? Dell’esigenza tutta politica di “rassicurare” gli abitanti del capoluogo abruzzese, allarmati da una lunga sequenza di scosse e dai primi danneggiamenti di edifici, a partire da una scuola. Un dato di fatto che emerge dall’ormai nota intercettazione telefonica in cui Guido Bertolaso definisce ‘operazione mediatica’ la riunione che precede di sette giorni la riunione incriminata; nonché una realtà confermata dalle testimonianze della popolazione aquilana (anche queste agli atti), che si era sentita rassicurata dalle conclusioni a cui era giunto il focus group tecnico (il cui senso era uno solo: non ci sarebbe stata nessuna forte scossa). Tanto rassicurata da decidere di non abbandonare le proprie case. Parole (e documenti) che Clini non ha affatto considerato. Augurandosi che la sentenza “venga ribaltata in appello”, infatti, il ministro ha precisato che “non si tratta di una polemica nei confronti della magistratura” ma che esiste un pericolo concreto di vedere condannate tutte le previsioni avanzate da parte degli scienziati. “Interpreto questa sentenza come stimolo all’amministrazione e non per scaricarla” ha osservato ancora il ministro, il quale tuttavia ha detto di temere “che la magistratura abbia fotografato una situazione di incertezza, ed è per questo che credo che la sentenza vada interpretata con una presa di responsabilità da parte delle istituzioni”. “Il governo deve assolutamente respingere le dimissioni della commissione Grandi rischi – osserva Clini – Non spetta agli scienziati decidere ma, in libertà ed autonomia fornire un quadro, dare un range dell’incertezza e del dubbio”. Anzi, ha proseguito,”dobbiamo continuare a dare fiducia a questi esperti ed è necessario che le strutture sul territorio abbiano il massimo sostegno. Non è che abbiamo un altro sistema” di Protezione civile; e “questo sistema va rinforzato tutelando la sua autonomia”. Un commento, quello di Clini, che segue altri dello stesso identico tono e contenuto, pur se pronunciati da figure politiche e istituzionali ben meno importanti del ministro dell’Ambiente. In tal senso, da registrare la presa di posizione del primo presidente della Corte di Cassazione, Ernesto Lupo, secondo cui “i commenti sulla sentenza del Tribunale dell’Aquila, che ha condannato i componenti della Commissione grandi rischi per il terremoto, prima di conoscerne le motivazioni sono incivili”. Per Lupo, del resto, “in base alla Costituzione tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati. Questa è una garanzia ed è un fatto di civiltà importantissimo al quale il paese si mostra inadeguato se si pretende di giudicare le sentenze prima che le motivazioni siano note”. Le parole di Lupo, guarda caso, sono state pronunciate prima dell’intervento di Clini alla Camera. Ma evidentemente il ministro non aveva avuto modo di leggerle»;

considerato che scrivono Giuseppe Caporale e Elena Dusi su “la Repubblica” del 25 ottobre: «E che le riunioni della Commissione Grandi Rischi, in quel marzo 2009 in cui L’Aquila era investita da uno sfibrante sciame sismico, fossero “un’operazione mediatica” non è suggerito solo dalle famigerate parole dette da Guido Bertolaso una settimana prima della grande scossa del 6 aprile. Anche dopo il sisma, infatti, l’allora direttore della Protezione Civile continuò a chiedere alla Commissione dichiarazioni che avessero lo scopo precipuo di tranquillizzare la popolazione. “Mi hanno chiesto: ma ci saranno nuove scosse?” dice in una telefonata del 9 aprile al sismologo Enzo Boschi. Proprio quel giorno la Commissione si sarebbe riunita nella sede dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia a Roma. Prima dell’incontro Bertolaso spiega al suo interlocutore: “La riunione di oggi è finalizzata a questo, quindi è vero che la verità non la si dice”. E ancora: “Alla fine fate il vostro comunicato stampa con le solite cose che si possono dire su questo argomento delle possibili repliche e non si parla della vera ragione della riunione. Va bene?” Quali siano le vere ragioni della riunione e l’innominabile verità non è chiaro. Neanche Boschi sembra capirlo. Ma in quei giorni c’era molta preoccupazione sulla tenuta della diga di Campotosto in caso di una nuova forte scossa. “Quando avete finito mi chiami e mi dici quello che vi siete detti. Eh?” prosegue Bertolaso, il cui telefono era stato messo sotto controllo precedentemente dalla procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta G8. Per queste frasi l’ex capo della Protezione Civile è attualmente indagato all’Aquila, nel secondo capitolo del processo per il sisma. Boschi il 9 aprile, per nulla scandalizzato dal tono del suo interlocutore, risponde ossequioso: “Non ti preoccupare, sai che il nostro è un atteggiamento estremamente collaborativo. Facciamo un comunicato stampa che prima sottoponiamo alla tua attenzione”. Già prima del sisma del 6 aprile, d’altronde, Bertolaso si era dato da fare per tranquillizzare una popolazione con i nervi a fior di pelle per via dei mesi di piccole scosse e degli annunci di Giampaolo Giuliani, secondo cui un forte terremoto avrebbe colpito Sulmona. Bertolaso il 30 marzo aveva chiesto ai “luminari del terremoto” di riunirsi il giorno dopo all’Aquila per “zittire subito qualsiasi imbecille”, per “tranquillizzare la gente” e per dire che “cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male. Capito?”. I “luminari” capiscono. E si adeguano, sia prima che dopo il terremoto»;

considerato altresì che a giudizio dell’interrogante:

appare impropria l’iniziativa critica del ministro Clini in quanto un Ministro della Repubblica dovrebbe astenersi dall’intervenire su una sentenza dei giudici;

se è vero che i terremoti non si possono prevedere, non si fa una colpa ai commissari di non aver reso noto il terremoto, ma del fatto che hanno sfruttato la carenza di informazione degli altri per far credere ciò che conveniva per propaganda politica, che nulla aveva a che fare con la scienza;

non è comprensibile come non sia stata presa alcuna decisione relativamente alle grandi responsabilità di Guido Bertolaso, ex numero uno del Dipartimento della protezione civile, considerato che, oltre al filone principale sui sette imputati della commissione Grandi rischi, resta ancora aperto il filone d’indagine sullo stesso accusato di omicidio colposo, sempre dalla Procura della Repubblica de L’Aquila,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo sulla vicenda e se ritenga incompatibili con la figura di un Ministro i descritti interventi di Corrado Clini, al punto da valutare una possibile rimozione dall’incarico;

se il Governo non ritenga doveroso spiegare perché i componenti della Commissione, se non potevano prevedere i terremoti, hanno tuttavia reso noto che il terremoto non ci sarebbe stato, convincendo le persone, che per precauzione la sera avrebbero abbandonato le loro case, a rimanervi e a esserne travolti, trovandovi la morte;

se non ritenga doveroso spiegare quali sarebbero i motivi che giustificano la presenza, nella commissione Grandi rischi della Protezione civile, dei membri responsabili, se essi non solo non sapevano prevedere, ma non hanno neanche ritenuto opportuno applicare il principio di precauzione.

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