Ultima rata IMU

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08573
Atto n. 4-08573

Pubblicato il 30 ottobre 2012, nella seduta n. 825

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che scrive Roberto Petrini per “la Repubblica”: «Rischio caos per la terza e ultima rata dell’Imu 2012 in scadenza otto giorni prima di Natale. A denunciarlo è la Consulta dei Caf, i “commercialisti popolari” ai quali ci si affida per la dichiarazione dei redditi e le altre incombenze fiscali, che denuncia “criticità evidenti” e chiede di spostare il pagamento a fine anno “senza sanzioni”. Perché l’allarme? Il pericolo è quello dell’”ingorgo”: da oggi al 17 dicembre ci sono due scadenze fondamentali che possono ancora cambiare il livello delle aliquote Imu. La prima cade mercoledì prossimo, 31 ottobre, data ultima per i Comuni per deliberare l’aumento delle aliquote sulle quali calcolare il saldo della terza e ultima rata: la scadenza è importante perché al momento manca l’88 delle delibere dei Comuni. L’altra scadenza, meno rischiosa ma comunque da tenere presente, è quella del 10 dicembre: entro questa data il governo, se il gettito sarà inferiore alle aspettative, potrà aumentare le aliquote di base. Così nei Comuni che dovessero deliberare entro mercoledì i contribuenti avrebbero ben poco tempo prima del 17 dicembre per fare i conteggi e i Caf si troverebbero in difficoltà anche a recuperare le nuove delibere. In alcuni casi le nuove aliquote potrebbero arrivare a ridosso del versamento perché per la pubblicazione della delibera c’è tempo un mese dopo la decisione del Municipio. Per facilitare le procedure i Caf hanno chiesto agli 8.000 Comuni italiani anticipazioni sulle delibere ma hanno risposto solo 1.500 sindaci. “La situazione è preoccupante, è bene non peggiorare il clima sociale già avvelenato”, ha dichiarato ieri Valeriano Canepari, coordinatore nazionale dei Caf. Secondo l’organizzazione i Caf nelle prossime settimane saranno chiamati a gestire circa 11 milioni di pratiche: “Nel poco tempo a disposizione – spiega Canepari dovremo reperire migliaia di delibere”. Intanto si apre una settimana decisiva (mercoledì scade il termine per gli emendamenti) per la legge di Stabilità dove al centro resta la riduzione del cuneo fiscale come sottolineato ieri dal relatore Baretta (Pd) – al posto del taglio della aliquote Irpef. Sulla vicenda arrivano anche le stime della Cgil che bocciano decisamente la manovra: le misure fiscali costeranno al contribuente medio 125 euro all’anno. Calcolando la differenza tra le riduzioni delle aliquote Irpef, l’aumento dell’Iva e le minori detrazioni e deduzioni, risulta che l’impatto economico su un pensionato sarà di 76 euro, sulla coppia di lavoratori dipendenti di 421 euro e sulla coppia di pensionati di 291 euro»;

considerato che:

l’ultima rata di dicembre, quella del saldo, sarà la più pesante per gli italiani che si troveranno a dover fare i conti con le diverse aliquote stabilite, all’insù o meno, dai vari Comuni di Italia. E sono già tanti i sindaci che, di fronte alle difficoltà dei bilanci da chiudere, stanno pensando di alzare le aliquote dell’imposta al massimo, segno che questa rata rappresenterà un vero e proprio “salasso” per i possessori di case;

il “salasso” dell’imposta municipale unica (Imu) potrebbe derivare anche dalla compensazione dei tagli di spesa e dai nuovi aggravi derivanti dalla legge di stabilità che riguardano le amministrazioni locali;

secondo il presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino, infatti, c’è il rischio di un aumento dell’Imu e delle tariffe comunali per compensare i tagli di spesa e i nuovi aggravi derivanti dalla legge di stabilità che riguardano le amministrazioni locali. Secondo la Corte, inoltre, il mix meno Irpef e più Iva appare sfavorevole per i contribuenti Irpef collocati nelle più basse classi di reddito;

considerato inoltre che:

la Chiesa cattolica italiana non ha mai pagato l’Imu sui beni immobiliari che utilizzava per fini non commerciali, in base a quanto già previsto dal decreto legislativo n. 504 del 1992 che introdusse l’imposta, determinando un risparmio per la Chiesa di diverse centinaia di milioni di euro all’anno. Quanto agli immobili utilizzati per attività commerciali, la questione è stata oggetto di diversi pronunciamenti giuridici e di modifiche legislative nel corso degli anni: a partire dal 2005, la legge ha previsto l’esenzione tout court per tutti gli immobili. Questa decisione, presa dal Governo Berlusconi a pochi mesi dallo scioglimento delle Camere e all’inizio della campagna elettorale, fece molto discutere. Nel 2006 il Governo Prodi modificò la normativa, prevedendo che l’esenzione dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) si potesse applicare solo agli immobili dalle finalità non esclusivamente commerciali. Il risparmio annuo per la Chiesa – e la perdita netta, per il fisco italiano – si avvicina ai 2 miliardi di euro;

la legge in questione è da tempo oggetto di indagini da parte dell’Unione europea;

le fondazioni bancarie, benché azioniste degli stessi istituti di credito, sono considerate alla stregua di associazioni benefiche e godono, a giudizio dell’interrogante ingiustamente, delle stesse agevolazioni sul pagamento dell’Imu;

a giudizio dell’interrogante, prima di fare beneficenza, bisognerebbe pagare le imposte. Le fondazioni beneficiano tutte dello status di enti non profit, pertanto sono esentate dal pagare le imposte, persino con riferimento agli utili che ricevono dal prestare il denaro ai cittadini; la beneficenza, se non c’è prima la giustizia sociale, risulta essere, a parere dell’interrogante solo restituzione del maltolto;

il Consiglio di Stato ha bocciato il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze per l’applicazione dell’Imu sugli enti non commerciali, e quindi anche sulla Chiesa (termine di decorrenza 1° gennaio 2013), in quanto “non è demandato al Ministero di dare generale attuazione alla nuova disciplina dell’esenzione Imu per gli immobili degli enti non commerciali”,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di dare seguito alle richieste dei Caf di spostare la richiamata scadenza al 31 dicembre, al fine di poter superare le criticità evidenti per la proroga concessa ai Comuni per le delibere delle aliquote;

quali urgenti iniziative, alla luce del parere del Consiglio di Stato, intenda assumere al fine di promuovere l’introduzione di una nuova disposizione che estenda agli enti ecclesiastici e non profit l’applicazione del tributo comunale sugli immobili, scongiurando il rischio di non arrivare in tempo per il prelievo della prima rata dell’Imu, considerato anche che agire in tempi stretti rappresenterebbe una risposta immediata a possibili nuove contestazioni dell’Unione europea, la quale, se la questione dell’esenzione dall’Imu della Chiesa cattolica non dovesse essere risolta, potrebbe decidere di chiudere la procedura d’infrazione aperta e sanzionare l’Italia con una multa di almeno 9.920.000 euro così come deciso dalla comunicazione SEC(2005) 1658, con il risultato che, ovviamente, anche questa sanzione sarebbe a carico dei contribuenti italiani;

quali misure urgenti intenda adottare per rendere più eque le normative fiscali per la generalità delle imprese e dei normali cittadini, evitando di discriminare i contribuenti privilegiati come le fondazioni bancarie e le stesse banche, alle quali tutto è consentito e reso lecito, rispetto ai contribuenti penalizzati, tassati, vessati e beffati da un fisco a giudizio dell’interrogante ostile e spesso asservito ai desiderata dei potenti.

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