Agenzie debiti-Michele Falchi

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03182
Atto n. 3-03182 (con carattere d’urgenza)

Pubblicato il 29 novembre 2012, nella seduta n. 845

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

la giungla delle debt agency, società specializzate nel business della consulenza a chi è assediato dai creditori, composta da Liberidaidebiti (fondata 4 anni fa dalla livornese Meloria Srl), Ed Soluzione debiti, Dimensione debito, Assistenza debiti, Gestione debito (brand della EmiCon, che fa anche recupero crediti), si arricchisce ogni giorno di nuovi capitoli. Personaggi spregiudicati fondano le loro fortune sulle promesse di rimettere i debiti e di ridurli del 70 per cento. Dopo le disavventure di Agenzia debiti, nata a Milano nel 2010, che negli ultimi mesi era schizzata da 137 a circa 330 dipendenti dichiarando 25.000 richieste di aiuto al mese, 5.000 pratiche in lavorazione e una massa debitoria gestita di 1,2 miliardi di euro (l’importo medio sarebbe quindi di 240.000 euro) con una quarantina di avvocati e consulenti che non hanno evitato guai giudiziari (ad esempio l’arresto di Mariano Baldini per il quale si veda “Il Giornale” del 1° ottobre 2012), spunta il riciclaggio dell’Agenzia debiti con la trasformazione in Professione debiti. L’ideatore di questi schemi a parere dell’interrogante truffaldini, che hanno messo in mezzo ad una strada centinaia di dipendenti e raggirato decine di migliaia di consumatori, allettati da promesse di riduzione dei debiti del 70 per cento secco, a quanto risulta all’interrogante, sarebbe Michele Falchi, da decenni esperto in pratiche di raggiro a danno dei lavoratori e consumatori;

come scrive tra l’altro il blog “L’Isola dei Cassaintegrati”, partner de “l’Espresso”, in un articolo dal titolo “Electa, una scatola vuota”, già nel 1999, Michele Falchi avrebbe fondato a Sassari un call center denominato Electa, le cui ex impiegate, Cinzia Leoni e Giovanna Ganadu, furono fra le protagoniste della prima fase della protesta dell’Asinara. Nell’articolo citato si legge «La storia di Electa per molti versi ricorda la mega truffa di Agile-Eutelia: l’azienda principale crea un ramo staccato di azienda dove riversa solo il personale, cioè la parte da buttare via una volta fuggiti col denaro dei finanziamenti pubblici. E questo era Electa alla fine: una scatola vuota. La società di intermediazione finanziaria con call center Electa nasce a Sassari nel 1999 con finanziamenti pubblici, titolari Michele Falchi e Giorgio Bertossi, con sede in Lussemburgo e datori di lavoro un fondo fiduciario. Il solito sistema di scatole cinesi già visto appunto nel caso Agile, quando la sede di un’importante azienda che dava lavoro a migliaia di lavoratori in Italia si era scoperta essere la cantina di uno stabile a Londra. Eppure i lavoratori Electa sono ben più sfortunati dei colleghi Agile, che almeno hanno avuto una sentenza in tribunale a loro favore e un po’ di notorietà. Di Electa nessuno ne parla, a chi interessa l’ennesimo call center e l’ennesimo caso di truffa speculativa in Sardegna? Nel 2009 le lavoratrici Electa rimangono sei mesi senza stipendio, nell’aprile dello stesso anno inizia la cassa integrazione, a dicembre il fallimento. Poi la solidarietà con gli operai Vinyls, le promesse, il riaccendersi della speranza e poi più nulla. La cassa integrazione finisce proprio questo dicembre, nonostante si fosse detto che esistevano i fondi per un altro anno. Dove sono finiti quei fondi? Finora per le lavoratrici Electa, duecento dipendenti, non c’è stata alcuna conferma del prolungamento della cassa integrazione»;

considerato che:

l’articolo intitolato: “L’Agenzia Debiti nascondeva anche un traffico di diamanti” firmato da Luca Fazzo e pubblicato sabato 17 novembre 2012 su “Il Giornale”, racconta la storia di Michele Falchi ed Agenzia debiti: «Non era solo una trappola per disperati alle prese con il fisco, quella che l’avvocato Mariano Baldini aveva impiantato nel centrissimo di Milano dietro lo schermo di Agenzia Debiti. La struttura che tramite Internet offriva speranze di recuperi e rivalse fino al 70 per cento contro Equitalia, in realtà era il volano di una serie di spericolate operazioni finanziarie, destinate a fare sparire nel nulla milioni di euro. Una parte di questi euro veniva riciclata in un business dei più inquietanti: l’acquisto di diamanti tra la Liberia e il Camerun, una delle zone d’Africa più tormentate dalla violenza, dove il mercato delle pietre preziose arricchisce i signori della guerra. Ora Agenzia Debiti non esiste più, dissolta e liquidata sotto il peso dell’inchiesta che ha portato in carcere all’inizio di ottobre il suo ideatore, l’avvocato Baldini, e che ieri spedisce a fargli compagnia cinque dei suoi complici. I migliaia di poveretti che hanno chiesto i suoi servigi, sborsando 390 euro a testa, bombardano invano di chiamate gli uffici di via Cornaggia, alle spalle di piazza Sant’Alessandro: il telefono non risponde più. Nelle carte dell’inchiesta si capisce però che prima di abbassare le saracinesche definitivamente, Agenzia Debiti ha passato le consegne ad un’altra agenzia dello stesso genere, pronta a rilevare il parco dei polli da spennare, la miriade di debitori morosi che cercano in tutti i modi di sottrarsi alle asprezza di Equitalia. Nel nuovo ordine di custodia contro Baldini e i suoi accoliti, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta, non si fa cenno dell’altro lato oscuro della vicenda, che sono i rapporti con il crimine organizzato in Campania. Si racconta però con abbondanza di intercettazioni il traffico di diamanti in cui venivano i riversati i profitti dell’organizzazione. E che in alcuni passaggi fanno intuire contatti governativi: come quando Baldini, parlando con uno dei suoi emissari in Africa, parla esplicitamente di “diamanti ministeriali”. Il meccanismo, ricostruito dal Gruppo di Milano della Guardia di finanza, affondava le sue radici nel mondo degli indebitati. Si sono rivolti in migliaia, negli ultimi due anni, ad Agenzia Debiti, fidandosi della pubblicità che garantiva le consulenze di un superpool di esperti professionisti. Il nome di Baldini non appariva mai, e neanche quello di Michele Falchi, il pregiudicato per usura che insieme a lui aveva dato il via all’affare. I clienti “normali” venivano gestiti direttamente da Agenzia Debiti, ma i clienti “particolari”, quelli che un gruzzolo nascosto continuavano ad averlo, venivano passati direttamente allo studio legale Baldini & Partners. Qui ai clienti veniva offerto un servizio speciale: fare sparire i soldi rimasti all’estero, su un trust chiamato Seedorf, e presentarsi apparentemente squattrinati davanti al fisco e agli altri creditori. Dei quattrini spariti nel nulla, secondo l’ordine di custodia, oltre tre milioni sono stati impiegati in diamanti. E rivenduti qua e là per il mondo, guadagnandoci un altro milione di euro»;

l’interrogante ha presentato numerose interrogazioni (2-00450, 3-03071, 3-02859, 4-08200 e 4-06545), che ad oggi non hanno ricevuto risposta, per portare all’attenzione del Governo le attività ritenute truffaldine, praticate dall’Agenzia debiti, la violazione del codice del consumo nonché la presenza all’interno dell’azionariato di personaggi già condannati per bancarotta fraudolenta a causa del fallimento di alcune agenzie di credito, affinché si adottassero le necessarie iniziative di verifica sulla questione,

si chiede di sapere:

quali misure urgenti di propria competenza il Governo intenda attivare per prevenire i metodi truffaldini di Michele Falchi, già conosciuto dalle cronache e da numerose vittime che ha disseminato sul suo cammino, a partire da Electa, una società di intermediazione finanziaria nata a Sassari nel 1999 con finanziamenti pubblici, i cui titolari, Michele Falchi e Giorgio Bertossi, avevano affidato ad un fondo fiduciario con sede in Lussemburgo la gestione non proprio trasparente della società, che, dopo aver bruciato fondi pubblici, ha messo in mezzo ad una strada centinaia di lavoratori;

quali ragioni inducano il Governo a non adottare provvedimenti di competenza idonei a risolvere le problematiche che emergono dalle denunce di migliaia di cittadini indebitati, attratti dalle pubblicità ingannevoli e dalle promesse di ridurre il debito a colpo sicuro, previo pagamento di 390 euro solo per monitorare l’esposizione debitoria, che si sono rivolti in migliaia, negli ultimi due anni, ad Agenzia debiti, fidandosi della pubblicità che garantiva le consulenze di un superpool di esperti professionisti e di uno sconto del 70 per cento sulla massa debitoria;

se risulti rispondente al vero che Michele Falchi (il pregiudicato per usura che insieme a Baldini, arrestato nei mesi scorsi, aveva dato il via all’affare con i clienti normali gestiti direttamente da Agenzia debiti, ed i clienti particolari, che venivano passati direttamente allo studio legale Baldini & Partners, ai quali veniva offerto un servizio speciale consistente nel far sparire i soldi all’estero, su un trust chiamato Seedorf, per poi presentarsi apparentemente senza risorse davanti al fisco e agli altri creditori) abbia trasferito gli stessi metodi truffaldini a Professione debiti;

quali misure urgenti di propria competenza intenda attivare a tutela dei diritti di migliaia di consumatori-utenti che, in preda alla disperazione di non poter più pagare debiti contratti in precedenza, si affidano ad agenzie prive di scrupoli che hanno l’unica finalità di facili arricchimenti basati su vere e proprie truffe seriali.

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