Lavoro ispettivo Bankitalia su Banca Popolare Milano

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08765
Atto n. 4-08765

Pubblicato il 27 novembre 2012, nella seduta n. 843

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

nell’articolo di Gianni Cirone pubblicato su “lindro.it” si legge: «Il lavoro ispettivo di Bankitalia sul corpo Bpm (Banca popolare di Milano) si prolunga oltre il dovuto»;

intanto i vari capitoli dell’inchiesta della procura di Milano in corso sulla vecchia gestione della Bpm delineano una brutta storia di conflitti d’interessi, finanziamenti facili e presunte corruzioni;

nell’articolo citato si legge che antecedentemente «alla suddetta ispezione di Bankitalia», già «nel 2008 e – poi – nel 2011, Bpm finisce sotto la lente di via Nazionale. Da quel vaglio, scaturirà anche l’affaire che vedrà coinvolto l’ex presidente Massimo Ponzellini (a cui subentrerà proprio Andrea Bonomi) e – soprattutto – la conversione di Piazza Meda verso un sistema di corporate governance: in breve, la suddivisione di tutte le attività attraverso due organi, uno gestionale ed uno di controllo. Tale conversione sostituirà l’assetto Consiglio d’amministrazione/Collegio sindacale, e segnerà la strategia imposta da Bonomi che – da quel momento – sarà protagonista di un muro contro muro contro i dipendenti/soci della banca, con l’obiettivo di smantellarne il potere. Eliminata l’Associazione degli Amici Bpm, a tutt’oggi quello scontro è aperto e conclamato. Nel frattempo – oltre la mannaia del taglio di oltre 800 dipendenti Bpm, oggi definiti “esuberi” – emergono altre e diverse contrazioni. Ad esempio, l’approvazione di un progetto di fusione. Il cda di Banca Akros e quello di Akros Alternative Investments, controllata al 100% da Banca Akros approvano il progetto di fusione per incorporazione di Akros Alternative Investments in Banca Akros. Le ragioni di tale assorbimento – si dice – trarrebbero origine dall’avvenuta liquidazione di tutti i fondi gestiti da Akros Alternative Investments, e dal fatto che non sarebbe prevista l’istituzione di nuovi fondi comuni di investimento. (…) Ciò cambia il registro delle società del Gruppo. Un registro che, prima del suddetto assorbimento, era così rappresentato, almeno ufficialmente: Bpm (capogruppo del Gruppo Bipiemme); controllate: Banca Akros SpA, Akros Alternative Investments Sgr SpA (appunto, ora in Akros Spa), Banca di Legnano SpA, Banca Popolare di Mantova SpA, Bpm Capital 1Llc (U.S.A.), Bpm Covered Bond Srl, Bpm Ireland Plc (Dublino), Bpm Fund Management Ltd (Dublino), Bpm Luxembourg Sa (Lussemburgo), Ge.Se.So. Srl, ProFamily SpA, WeBank SpA. (…) Si evince anche che il Consiglio di Gestione – dopo l’esplosione dell’affaire Bpm, avvenuta molti mesi fa e per cui si è messa a lavoro la Procura di Milano – sia composto da cinque membri nominati dal Consiglio di Sorveglianza. (…) Nell’ottica di perseguire il più possibile l’indipendenza e l’autorevolezza dell’organo gestorio, per la nomina dei componenti del Consiglio di Gestione sono richiesti particolari quorum all’interno al Consiglio di Sorveglianza al fine di attribuire rilievo alle componenti espressione delle minoranze, degli OICVM (Organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari, ndr) e dei partner strategici della Banca. Al Consiglio di Gestione spetta la gestione dell’impresa e a tal fine esso compie tutte le operazioni necessarie, utili o comunque opportune per il raggiungimento dell’oggetto sociale, siano esse di ordinaria come di straordinaria amministrazione». Quindi tutte «le operazioni necessarie. (…) Ciò detto, però, emerge il quadro seguente. Il Consiglio di Gestione, dopo l’affaire Bpm, si forma in questo modo. Piero Montani (Consigliere Delegato) viene nominato da Andrea Bonomi (Presidente Consiglio di gestione, nonché presidente Investindustrial), Davide Croff (consigliere e presidente della Permasteelisa, partecipata dal fondo Investindustrial come azionista di maggioranza), Alessandro Foti (consigliere, nonché consiglieredi amministrazione di Intercos e di Sirti, controllata da Investindustrial), Dante Razzano (consigliere, nonché socio di Bonomi Investindustrial)»;

l’articolo prosegue suggerendo che si dovrebbe domandare «agli ispettori di Bankitalia: questo è un organo collegiale? Meglio: questo organo è regolare o rappresenta un’anomalia? Risposta verosimile: difficile che questi consiglieri possano votare contro le indicazioni di Andrea Bonomi, socio e/o datore di lavoro di questi soggetti. Quindi: c’è o non c’è conflitto di interessi? In più: i risparmiatori che scelgono Bpm possono dormire sonni tranquilli? No, perché l’ultima volta che lo hanno fatto gli sono piovuti addosso i convertendo; e non solo. Anche con il nuovo che è avanzato – ovvero con Bonomi che sostituisce l’amico Ponzellini – le casse della banca si sono spalancate verso un’apertura di credito che definire ‘sorprendente’ è eufemistico. Si dirà: ma qui siamo al cospetto di fior di professionisti. Certo, professionisti che – solo pochi giorni fa – si sono accorti di essersi messi alla guida di una macchina che sembra non conoscessero, (…) al momento dell’acquisto. Gli stessi che fanno trapelare all’esterno (se non lo avessero voluto, avrebbero embargato all’infinito la notizia, ndr) il loro stupore (di Bonomi e di Montani, ndr) per una scoperta ‘recente’: le “strutture” di Piazza Meda sarebbero 374, non 252, come previsto da piano industriale ereditato. Traduzione? I signori, che controllano Bpm da mesi, dicono di scoprire solo ora che ci sarebbero 122 poltrone ‘non censite’ risalenti alla trascorsa gestione: quella che – secondo i maligni – avrebbe assistito passivamente all’evolversi delle ‘carriere politiche’. Maria Luisa Arscott, neo-responsabile della ex direzione organizzativa, è andata a caccia, e l’avrebbe scovate. (…) Forse è per questa ragione» che «c’è chi non sembra dare poi così credito alla nuova conduzione Bpm. Ad esempio Moody’s, che ha deciso di mettere sotto osservazione il rating della Banca, in vista di un possibile downgrade. I nuovi capi in questo caso non mostrano facce serene. Anzi esprimono “il proprio disappunto per il modo in cui tale decisione è maturata” e promettono “ogni azione” che potrà essere intrapresa al fine di tutelare la Banca, i suoi azionisti e gli investitori. Piazza Meda lamenta di non essere stata vagliata dall’agenzia di rating posteriormente all’esplosione dell’affaire Bpm. Un fatto grave perché “trascura l’importante cambiamento che ha interessato l’intero gruppo tra cui il mutamento della governance, il rinnovamento del management, la presentazione del business plan 2012-2015 e tutte le azioni intraprese per la semplificazione e il rilancio del gruppo”»;

questa è «un’altra piccola parte (…) di quanto sta accadendo (…) molto dopo (…) l’apertura delle indagini milanesi; solo un’altra piccola parte di qualcosa che non si chiude. Un irrisolto che si è aperto alla fine dello scorso ottobre, quando Bankitalia e Guardia di Finanza fanno ingresso a piazza Meda. A caldo, in quel frangente, qualcuno ipotizza l’acquisizione di libri contabili per verifica fatture ed operazioni finalizzate ad eludere il fisco. Qualcun altro maligna che Bankitalia si attarda alla spasmodica ricerca di una propria lettera a Ponzellini, dai contenuti ‘incerti’ (per chi? per cosa?), o di quella della Consob – datata 10 ottobre 2012 – in cui si chiederebbe al presidente di Investindustrial, nonché presidente del Comitato di Gestione, nonché Andrea Bonomi, di avere lumi sul patto occulto e sui finanziamenti ‘fai da te’, ‘fai da te’ – s’intende – svolto da Andrea Bonomi; e mentre quest’ultimo e Montani si compiacciono di essere sotto ispezione, è bene non scordare che Bankitalia ha in mano un’arma. Si chiama Tub: ma, per questo, c’è da riservare un capitolo a parte. Con buona pace di quel che, ancora, non pare scritto in alcuna documentazione che abbia due suoni: quello di garanzia e quello dell’avviso»;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

in uno Stato di diritto dove funzionano i contrappesi, le authority finanziarie avrebbero il dovere di intervenire preventivamente prevenendo l’intervento della magistratura a presidio dei diritti dei risparmiatori;

per quanto ormai accaduto nell’affaire Bpm la magistratura si esprimerà a riguardo, ma quello che conta è che quanto accaduto dopo, e che sta ancora accadendo, deve essere vagliato;

sono oscuri i motivi per cui il lavoro ispettivo della Banca d’Italia su Banca popolare di Milano si stia prolungando oltre il dovuto,

si chiede di sapere:

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che i banchieri, ad avviso dell’interrogante spesso contigui alle compiacenti autorità vigilanti, possano continuare impunemente ad operare favorendo le solite cricche di potere a danno del mercato, delle famiglie, dei depositanti e dei risparmiatori, per chiamarli finalmente a rispondere sulle loro evidentissime responsabilità;

quali iniziative di competenza intenda intraprendere affinché venga accertata l’effettiva regolarità delle operazioni e dei metodi di comportamento degli istituti di credito al fine di tutelare i diritti dei consumatori;

se non ritenga necessario innescare un rinnovamento fondamentale per il settore bancario e finanziario in Italia affrontando temi come gli assetti di governance, l’ampia diffusione dei legami azionari e personali tra concorrenti, la scarsa trasparenza nell’operato di alcuni centrali azionisti.

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