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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08794
Atto n. 4-08794

Pubblicato il 29 novembre 2012, nella seduta n. 846

LANNUTTI – Al Ministro della giustizia. -

Premesso che a quanto risulta all’interrogante:

in data 21 settembre 2006 il professor avvocato Guido Rossi, all’epoca Presidente di Telecom Italia SpA, depositava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano un esposto nei confronti di ignoti ipotizzando la sussistenza del reato di abuso di informazioni privilegiate, ovvero di aggiotaggio informativo, in riferimento ad alcune operazioni finanziarie che avrebbero modificato l’assetto societario di Telecom;

in particolare evidenziava che le operazioni di scorporo della rete di accesso e del business mobile domestico, deliberate in data 11 settembre 2006, nonché le dimissioni dalla società del presidente Marco Tronchetti Provera annunciate il 15 settembre 2006 avrebbero avuto evidenti riflessi sulle quotazioni del titolo azionario;

nell’esposto, in particolare, Guido Rossi rilevava che a seguito della pubblicazione di notizie sulla stampa quotidiana che non permettevano una ricostruzione delle vicende stesse in maniera coerente con il loro oggettivo sviluppo, vi erano state dichiarazioni sicuramente significative in termini di impatto sui titoli di Telecom Italia e sull’attività della stessa, caratterizzate dall’essere senz’altro fuorvianti, quando non addirittura non rispondenti al vero;

analogo esposto veniva depositato dall’Adusbef presso le Procure della Repubblica di Roma e di Milano, ove si ipotizzava la sussistenza del reato di abuso di informazioni privilegiate;

il sostituto procuratore di Milano dottoressa Laura Pedio, delegata alle indagini, riscontrava che effettivamente tra maggio e settembre 2006 numerosi organi di informazione avevano riportato notizie relative all’ipotesi di fusione per incorporazione in Telecom Italia SpA di Nuova Tin it Srl, società controllata al 100 per cento, operazione approvata dal consiglio di amministrazione Telecom in data 8 maggio 2006;

l’ipotesi di “insider trading” era stata fondata essenzialmente sulla circostanza che era stato registrato un movimento anomalo dei titoli in seguito alle decisioni del consiglio d’amministrazione dell’11 settembre 2006, quando si parlò di una nuova struttura di convergenza tra il fisso e il mobile e, secondo quanto riportato dalla stampa, l’opinione che si fece largo era il cambio della natura e lo scopo finale delle attività del progetto di Telecom: il possesso di tali informazioni “privilegiate” avrebbe influito in modo sensibile sul mercato finanziario, favorendo i “grandi investitori”;

l’inquirente, tuttavia, rilevava che non poteva riscontrarsi un andamento anomalo del titolo tenuto conto che, nel periodo antecedente alla sospetta operazione, le azioni Telecom Italia (inserite nel paniere S&P Mib e nel segmento Blue Chips) mostravano un rischio superiore alla media del mercato riflettendo l’incertezza sugli scenari tecnologici e l’appartenenza ad un mercato sensibile in misura sempre maggiore alla concorrenza;

dal 2004 al 2007 il titolo Telecom Italia ha infatti registrato una performance negativa (con una perdita del 12 per cento circa) contro un aumento pari al 58,2 per cento dell’indice Mibtel, e l’andamento non era stato sempre riflessivo;

il titolo aveva superato l’andamento medio del mercato fino al gennaio 2005 (in coincidenza dell’OPA su Tim); subito dopo è iniziato un progressivo declino interrotto da fasi di debole ripresa, l’ultima delle quali era iniziata nell’estate 2006 ed è proseguita fino a febbraio 2007;

nel triennio 2004-2006 Telecom Italia aveva mostrato una crescita media del fatturato del 4 per cento circa, mentre il margine operativo lordo era rimasto sostanzialmente invariato, a causa di una riduzione dei margini di circa 3,5 punti. La maggiore concorrenza aveva avuto effetti anche sulla redditività del capitale e sia il ROI che il ROE erano diminuiti di circa 2,5 punti, scendendo in prossimità dell’11 per cento. Il rapporto debt to equity, pur rimanendo su valori piuttosto elevati, si era ridotto progressivamente passando da 1,58 a 1,38;

in conseguenza del deposito delle denunce la Procura aveva attivato una serie di accertamenti, acquisendo copiosa documentazione e sentendo numerose persone “informate sui fatti” focalizzando l’attenzione sui progetti Telecom “Cielo rosso” ed “Arcobaleno”, il primo afferente a trattative con Rupert Murdoch (gruppo NewsCorporation) per l’acquisizione di contenuti nella disponibilità di Sky, da diffondere mediante piattaforme di Telecom Italia, il secondo, invece, relativo alla riorganizzazione societaria esaminata ed approvata dal consiglio d’amministrazione di Telecom Italia nella riunione dell’11 settembre 2006;

in tale contesto, oltre all’acquisizione di tutta la documentazione relativa, sarebbero state sentite importanti personalità coinvolte nella vicenda dalle cui testimonianze sarebbe emerso che: a) nell’ambito dei contatti tra Telecom Italia e Sky ci sarebbero stati contatti fra responsabili del Governo Prodi sia con l’allora Presidente di Telecom Italia, Tronchetti Provera, sia con il manager Zambeletti; l’interessamento del Governo era relativo unicamente alla posizione strategica di Telecom Italia, in relazione all’ipotesi di cessione di TIM, ed era pertanto finalizzato a tutelare gli interessi dello Stato. In tale contesto venne sottoposto all’attenzione di Tronchetti Provera un piano che poi non ebbe comunque seguito in quanto pochi giorni dopo lo stesso Tronchetti Provera si dimise dalla carica ricoperta; b) ci sarebbero stati contatti tra i vertici Telecom e Sky per la realizzazione del progetto “Arcobaleno”, riguardante il percorso di riorganizzazione societaria, ed il progetto “Cielo rosso”, mentre sarebbe da escludere che tali operazioni fossero collegabili con il piano sopra richiamato; c) gli accordi tra Telecom Italia e Sky sarebbero rimasti in fase di studio e pertanto non vi era nulla di rilevante rispetto all’esistenza di “informazioni privilegiate”. I progetti Cielo rosso ed Arcobaleno erano stati intrapresi in quanto Telecom aveva bisogno di offrire contenuti di alto livello, mentre Murdoch aveva un problema di natura strategica. Vi era pertanto un’ipotesi di convergenza di interessi. In tale ambito non si sarebbe mai parlato di uno scorporo di TIM fino alla data del 7 settembre 2006; d) risulta che il responsabile del settore finanza e vicino a Tronchetti Provera del gruppo Terlecom non avrebbe mai sentito parlare di alcun progetto di ristrutturazione societaria né dell’ipotesi di scorporo di TIM, sino alla data delle sue dimissioni nel 2006. Tale decisione sarebbe stata presa pochi giorni prima del consiglio di amministrazione dell’11 settembre 2006, senza che in precedenza fosse stata prospettata alcuna soluzione in tal senso; e) la posizione di TIM ed il suo eventuale scorporo non sarebbero mai stati presenti nei termini del negoziato con Sky;

alla luce dell’attività investigativa svolta, nulla sarebbe emerso in termini di ipotesi di reato. In particolare, sotto il profilo oggettivo, l’andamento del titolo Telecom Italia nel periodo in questione appariva in linea con l’andamento dello stesso nel medio periodo e non emergeva una diretta connessione tra le fluttuazioni del listino e le notizie relative alla riorganizzazione dell’assetto societario, tanto più che nello stesso periodo vi erano state anche altre notizie che potevano avere sensibilmente influito sull’andamento del titolo, quali le dimissioni del Presidente della società e l’avvio dell’indagine sulla cosiddetta security di Telecom;

sulla scorta di tali premesse il pubblico ministero, con il “visto” dell’aggiunto dottor Francesco Greco, chiedeva al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione, depositando, presso la sua segreteria, la richiesta in data 14 dicembre 2011;

tale richiesta veniva, come richiesto nell’esposto denuncia, notificata ad Adusbef in data 14 novembre 2012;

considerato che a giudizio dell’interrogante sarebbe opportuno appurare:

se, ferma restando l’indubbia qualità delle indagini, l’acquisizione della documentazione, il relativo esame e l’escussione di 5 persone informate sui fatti possano esigere ben 5 anni di tempo;

se, soprattutto, rientri nei canoni della Procura della Repubblica di Milano notificare una richiesta di archiviazione ben 11 mesi dopo il suo deposito da parte del pubblico ministero, che, sommati ai 5 anni, finiscono con il frustrare il diritto del denunciante alla proposizione di eventuale opposizione alla richiesta di archiviazione, essendo i fatti contestati ormai in limine con il maturarsi della prescrizione;

se siano stati dilatati i tempi e avvicinata la prescrizione, in una sorta di meccanismo che renda vana ogni tutela dei diritti dei cittadini e consumatori che hanno subito un danno,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall’ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento.

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