Appartamento ministro Grilli

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03216
Atto n. 3-03216 (con carattere d’urgenza)

Pubblicato il 20 dicembre 2012, nella seduta n. 857

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri. -

Premesso che:

le grandi banche di affari capeggiate da Goldman Sachs International, passando per Abn Amro, JP Morgan, Schroder Salomon Smith Barney, Deutsche Bank, Morgan Stanley, hanno avuto sempre rapporti privilegiati con il Governo italiano dai tempi del famoso panfilo Britannia di proprietà della Regina Elisabetta, nella cui crociera, al largo delle coste di Civitavecchia, furono prese decisioni per appaltare alcune privatizzazioni dall’attuale presidente della Bce Mario Draghi, ex direttore generale del Tesoro (si veda l’articolo del 7 novembre 2011 pubblicato su “loccidentale.it”). Come risulta da un lancio di Asi del 17 dicembre 2012, in Germania sarebbe andato in onda un servizio televisivo «che fa luce sui rapporti che legano Draghi all’alta finanza». Nel servizio sarebbero state ricostruite le tappe principali della carriera di Draghi, «a partire dalla riunione sul Britannia del 2 giugno 1992 in cui si discusse la strategia delle privatizzazioni con il gotha della finanza londinese. “Sullo yacht della Regina vengono avviati affari miliardari, dai quali anche Goldman guadagna parecchio”». Sempre dal lancio Asi risulta che Benito Li Vigni, ex dirigente ENI, avrebbe raccontato, in una video-intervista, come successivamente le proprietà immobiliari dell’azienda petrolifera vennero svendute, quasi regalate, alla Goldman Sachs. Draghi dovrebbe la sua carriera alle grandi banche d’affari, alla Goldman Sachs. Nel 2002 Draghi passa alla Goldman Sachs a Londra. Dalla richiamata trasmissione andata in onda il 6 dicembre 2012 risulterebbe che successivamente, quando fu nominato governatore della Banca centrale europea nel 2011, Draghi dovette difendersi di fronte ad una Commissione del Parlamento europeo dalle accuse di essere stato a conoscenza dei trucchi contabili escogitati da Goldman per permettere l’ingresso della Grecia nell’Euro (si veda “movisol.org”). Draghi ha sostenuto di essere stato responsabile del settore privato e non di quello pubblico. L’ex direttore del Tesoro è stato accusato di recente di rapporti privilegiati con alcune banche, in particolare Schroder;

si legge su “Linkiesta” del 20 dicembre 2012 che, secondo l’agenzia internazionale Bloomberg, il ministro Grilli avrebbe sottoscritto un mutuo superiore al valore dichiarato della casa. Titola infatti “La Repubblica” in un articolo del 20 dicembre 2012 “Dubbi su quell’appartamento di Grilli ai Parioli”. Luca Pagni da Milano riassume il lancio dell’Agenzia Bloomberg firmato da Lorenzo Totaro: «Un appartamento di quattordici stanze nell’esclusivo quartiere dei Parioli a Roma. Un piano terra con giardino pagato un milione e 65mila euro, secondo le carte depositate agli uffici del catasto. Un contratto di compravendita, risalente al 2004, che non avrebbe nulla di particolare se non fosse per due aspetti che ne fanno, secondo l’agenzia Bloomberg, una storia da raccontare. Il primo è che l’acquirente risponde al nome di Vittorio Grilli, ministro dell’Economia, con deleghe al Tesoro e, soprattutto, alle Finanze. A cui va aggiunto il secondo aspetto: sempre dai pubblici registri, risulta che l’ex direttore del ministero chiamato da Mario Monti nel governo dei tecnici avrebbe sottoscritto per lo stesso appartamento un mutuo ipotecario per una cifra molto più alta: un milione e mezzo di euro, pari al 41 per cento in più del prezzo di acquisto denunciato, e assai più vicino alle quotazioni di mercato degli immobili nella zona della capitale dove si trova l’abitazione. A vendere, Massimo Tosato, vice-presidente della società londinese Schroder, attiva nei fondi di investimento. In un lungo servizio pubblicato ieri in tarda serata, la Bloomberg stigmatizza come il rappresentante del governo possa essere caduto nel malvezzo di molti italiani, quello di “dichiarare un prezzo di acquisto inferiore a quello effettivamente pagato nel tentativo di ridurre il carico fiscale”. Se così fosse, con il suo comportamento Grilli si avvicinerebbe all’italiano medio ma si allontanerebbe dal corretto comportamento che si chiede a un rappresentante dello Stato, per di più chiamato a intensificare la lotta all’evasione fiscale. Bloomberg riferisce di aver contattato il ministro Grilli per una replica. “È poco professionale ed errato criticare le disposizioni finanziarie per l’acquisto di un immobile – ha risposto il ministro – senza conoscere tutti gli altri aspetti del tipico rapporto tra cliente e banca”. Grilli, inoltre, bolla come “pettegolezzi locali” la questione e sottolinea come “non si possa speculare sul prezzo di un immobile senza valutare anche le condizioni al momento dell’acquisto e gli interventi di ristrutturazione compiuti”. Inoltre, ricorda come sia coinvolto in una causa di divorzio e che “la valutazione delle sue proprietà potrebbero interferire con il caso”. L’ex moglie di Grilli, Lisa Lowestein ha preferito evitare ogni commento. Bloomberg ha anche interpellato le due banche che hanno concesso il mutuo a Grilli. Le quali hanno però fornito risposte generiche: Mps che nel 2004 non concedeva prestiti superiori al 95% del valore dell’immobile e Intesa, subentrata nel 2010, che arriva al 100% solo in cambio di determinate garanzie»;

considerato che a quanto risulta all’interrogante:

già in estate erano stati sollevati dubbi sull’inspiegabile scomparsa dei debiti contratti negli anni dalla società ‘Made in Museum’, fondata dall’ex moglie del ministro Vittorio Grilli, e sull’enorme generosità delle banche nei confronti di Lisa Lowenstein, che negli anni ha misteriosamente ricevuto finanziamenti a pioggia. Nel 1998 la neonata società di produzione e vendita di oggetti turistici della Lowenstein avrebbe registrato 71.000 euro di perdite. Eppure avrebbe ottenuto ben 266.000 euro di finanziamenti da Bnl e Unicredit. La stranezza si sarebbe ripetuta l’anno successivo, quando, nonostante le perdite toccassero quota 129.000 euro, sarebbe stato concesso un credito di 723.000 euro, grazie anche a Banco di Sicilia, Banca nazionale dell’agricoltura e poi Antonveneta. Evidentemente le banche, che non concedono prestiti a famiglie e imprese, avrebbero creduto ciecamente nel talento imprenditoriale della moglie del dirigente del Tesoro. Puntualmente però la signora Lowenstein avrebbe chiuso il bilancio 2002 con un debito di 2,3 milioni di euro. E qui il mistero si infittisce: dalla nota integrativa sarebbe scomparsa, senza lasciare alcuna traccia, la specifica delle banche esposte con la società. Nei dieci anni successivi la società stessa sarebbe sparita, senza che sia dato sapere se qualcuno abbia pagato i 2,3 milioni di debiti né se le banche abbiano fatto qualcosa per recuperare dalla coppia Grilli-Lowenstein il denaro così abbondantemente prestato (si veda l’atto 4-08629);

considerato altresì che, a parere dell’interrogante:

sarebbe opportuno accertare se risulti rispondente al vero che l’ex direttore del Ministero, attualmente membro del Governo dei tecnici, avrebbe pagato per l’appartamento in questione, con atto di compravendita del 2004, un milione e 65.000 euro secondo le carte depositate agli uffici del catasto, mentre avrebbe sottoscritto, per lo stesso appartamento, un mutuo ipotecario per una cifra molto elevata e pari ad un milione e mezzo di euro, corrispondente al 41 per cento in più del prezzo di acquisto denunciato, e assai più vicina alle quotazioni di mercato degli immobili nella zona della Capitale dove si trova l’abitazione;

sarebbe opportuno accertare se risulti vero che il venditore, Massimo Tosato, ricopriva la carica di vice-presidente della società londinese Schroder, attiva nei fondi di investimento, come raccontato dalla agenzia di stampa Bloomberg;

sarebbe doveroso accertare se il rappresentante del Governo, al pari di molti cittadini italiani, abbia dichiarato un prezzo di acquisto inferiore a quello effettivamente pagato, nel tentativo di ridurre il carico fiscale; se così fosse, il comportamento di Grilli si avvicinerebbe a quello dell’italiano medio, ma si allontanerebbe dal comportamento che si chiede a un rappresentante dello Stato, per di più chiamato a intensificare la lotta all’evasione fiscale;

sarebbe opportuno che il ministro Grilli, coinvolto in un ennesimo caso di intreccio di interessi con le banche, oltre ad effettuare smentite, rendesse noti i documenti della compravendita, provando la trasparenza e regolarità dell’operazione;

sarebbe opportuno accertare se la misteriosa scomparsa dei debiti della signora Lowenstein, ex moglie di Grilli, che sarebbe riuscita ad ottenere ingenti finanziamenti nonostante la sua società fosse in perdita e negli successivi continuasse ad accumulare risultati negativi, fino ad arrivare ad un debito totale di 2,3 milioni di euro, non sia imputabile all’intervento delle banche che le avrebbero abbonato la cospicua somma,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti chi abbia pagato i 2,3 milioni di euro dei debiti della società della signora Lowenstein e se le banche risultino avere fatto qualcosa per recuperare il denaro così abbondantemente prestato;

quali misure urgenti di propria competenza il Governo intenda attivare per rendere trasparenti i rapporti tra il Ministro dell’economia e delle finanze e le banche di affari, che, a giudizio dell’interrogante, continuano a spadroneggiare, anche con il potere del denaro, per catturare anche i regolatori ai propri censurabili interessi.

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