Banche condannate per prodoti derivati

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03215
Atto n. 3-03215 (con carattere d’urgenza)

Pubblicato il 20 dicembre 2012, nella seduta n. 857

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

i derivati collocati dalle banche presso enti locali ed imprese, anche con metodi ricattatori, come emerge dalle carte dei processi penali che si stanno celebrando in tutta Italia, rappresentano a giudizio dell’interrogante una mina vagante per la sostenibilità degli enti locali, il cui valore nozionale oscilla tra 45 e 60 miliardi di euro; i metodi di dubbia liceità adottati negli ultimi anni per collocare derivati avariati vengono sanzionati da molte Procure della Repubblica, guidate dal Pubblico Ministero di Milano Alfredo Robledo, che, come risulta dal lancio dell’agenzia TMNews del 19 dicembre 2012, ha affermato che: «”Si tratta di una sentenza storica, è la prima volta nel mondo che un tribunale penale afferma un principio in materia di operazioni con prodotti derivati. Il principio è che deve esserci trasparenza per esserci affidabilità”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo sulla sentenza che ha condannato quattro banche estere e i loro funzionari per la truffa aggravata ai danni di Palazzo Marino per oltre 100 milioni di euro. “Ci sono centinaia di enti pubblici in Italia in questa situazione e questa sentenza pone un problema perché fino ad oggi con l’eccezione di un piccolo comune del Trentino nessun ente pubblico è stato mai affiancato in queste operazioni come consulente da un esperto di matematica finanziaria e di derivati”». Su Adnkronos del 19 dicembre 2012 si legge: «”L’Italia è stata terra di scorribande, a differenza ad esempio dell’Inghilterra dove i derivati sono vietati”. Lo afferma il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo dopo la lettura della sentenza con cui quattro banche sono state condannate per la presunta truffa sui derivati ai danni del Comune di Milano. “In Italia -spiega- nessun ente pubblico è mai stato assistito da esperti in tecniche finanziarie per questi prodotti finanziari e questa è una situazione preoccupante”. Robledo ha definito questa sentenza “storica”»;

il giudice di Milano Oscar Magi infatti – come riportato da un lancio dell’agenzia Reuters del 19 dicembre 2012 – «ha condannato oggi in primo grado Deutsche Bank, Depfa, Jp Morgan e Ubs a una multa di un milione di euro ciascuno e a una confisca complessiva di oltre 89 milioni di euro, a conclusione del processo di primo grado sui contratti derivati stipulati da Palazzo Marino. Il giudice ha inoltre condannato a pene comprese fra i sei e gli otto mesi di carcere nove funzionari bancari dei 13 imputati, per quattro dei quali la procura aveva chiesto l’assoluzione. Più in particolare, Marco Santarcangelo e Antonio Creanza sono stati condannati a otto mesi e 15 giorni di reclusione e 90 euro di multa ciascuno, Tommaso Zibordi a sette mesi e 15 giorni e 80 euro di multa, Gaetano Bassolino a sette mesi e 70 euro di multa, Carlo Arosio, William Francis Marrone, Fulvio Molvetti e Matteo Stassano a sei mesi e 15 giorni e 60 euro, Alessandro Foti a sei mesi e 50 euro. A tutti è stata comminata l’incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione per un anno. Pene sospese per tutti, mentre gli imputati “persone fisiche” sono stati condannati in solido a risarcire la parte civile Adusbef con 50.000 euro complessivi. Simone Rondelli e Francesco Rossi Ferrini sono stati invece assolti per non aver commesso il fatto, mentre i due funzionari comunali Giorgio Porta e Mario Mauri sono stati assolti perché il fatto non costituisce reato. Per quel che riguarda il dettaglio delle confische, quella a carico di Depfa è di 23.960.433 euro, per Deutsche è di 24.342.232 euro, Jp Morgan 24.785.301 euro e Ubs 16.584.639 euro. Infine, il giudice ha disposto la trasmissione degli atti del processo in procura perché si proceda per falsa testimonianza nei confronti di Angela Casiraghi, all’epoca direttore finanziario del Comune, e ora alla Cassa Depositi e Prestiti»

si legge su AgenParl del 19 dicembre 2012 che Adusbef, l’associazione che è parte civile nell’indagine sui derivati al comune di Milano, «è particolarmente soddisfatta per la condanna inflitta oggi dal giudice monocratico della quarta sezione penale del tribunale di Milano Oscar Magi a 9 imputati nel processo per truffa sui derivati sottoscritti dal Comune di Milano». È quanto afferma il presidente di Adusbef: «La condanna assesta un duro colpo ai teoremi della Consob sui derivati, che omette di indicare nei prospetti l’indicazione obbligatoria della rappresentazione probabilistica. Quando si tratta di prodotti rischiosi, la Consob avrebbe il dovere di vigilanza preventiva anche con maggiori informazioni ai risparmiatori ed ai sottoscrittori di prodotti finanziari complessi come i derivati, inserendo gli scenari probabilistici nei prospetti d’offerta. La sentenza del Tribunale di Milano, che ha confermato il sequestro di 88 milioni di euro alle banche che avevano piazzato derivati al Comune di Milano, apre buone prospettive per altri enti locali massacrati da derivati avariati, senza che la Consob avesse esercitato alcuna azione preventiva»;

il Governo, rispondendo, nella seduta della Camera dei deputati del 15 marzo 2012, ad una interpellanza di alcuni deputati dell’Italia dei Valori sui derivati (2-01385), ha puntualizzato che il valore nozionale (il valore sottostante al derivato), pari a 160 miliardi, è suddiviso in circa 100 miliardi di interest rate swap, 36 miliardi di cross currency swap (sulle valute), 20 swaption e 3,5 miliardi di swap ex Ispa (Infrastrutture SpA). Nel dettaglio, i 36 miliardi di swap sulle divise corrispondono «alla quasi totalità» dei bond emessi dal Tesoro nel corso degli anni in valuta estera (in passato gli Italy bond sono stati denominati spesso in dollari Usa, franchi svizzeri, sterline e yen). Nel rispondere all’articolata interpellanza, il Sottosegretario di Stato Doria ha spiegato che «risulta (…) fuorviante associare ai derivati (…) il concetto di guadagno o perdita», nella forma e nelle modalità usate dal Tesoro nell’ambito della gestione del debito pubblico;

considerato che:

Goldman Sachs è una delle più grandi e importanti banche di affari del mondo, ha la propria sede legale negli Stati Uniti, è quotata alla borsa di New York, si occupa anche degli investimenti a rischio e sui derivati, amministra fondi previdenziali, offre consulenze a migliaia di società, che la utilizzano per gestire i loro investimenti, per ristrutturarsi e per effettuare nuove acquisizioni. Alcuni anni fa, quando i tassi scendevano, un giornale americano, il “New York Times”, notò che l’Italia, invece di ridurre il costo degli interessi sul debito pubblico, continuava a pagare lo stesso ammontare sullo stock del debito pubblico. Sempre il “New York Times” riportò la notizia che, grazie ai derivati, dal 1996 l’Italia avrebbe truccato i conti, o meglio sottaciuto al popolo italiano l’esistenza di derivati sul debito tramite un contratto con una banca internazionale, la JPMorgan, senza suscitare conferme o smentite da parte dei Governi che si sono succeduti. Il 3 gennaio 2012, il Tesoro avrebbe chiuso una posizione con Morgan Stanley, dirottando 2 miliardi e 567 milioni di euro nelle casse della banca newyorkese. Sono stati gli stessi vertici della Morgan Stanley, a comunicare che l’esposizione verso l’Italia è scesa da 6,268 a 2,887 miliardi di dollari, una differenza di 3,381 miliardi corrispondenti a 2,567 miliardi. Come affermato dal Sottosegretario di Stato Doria nella risposta all’interpellanza richiamata, gli strumenti derivati emessi della Repubblica italiana «a copertura di debito» hanno ad oggi un valore nozionale complessivo pari a circa 160 miliardi di euro, a fronte di titoli in circolazione, al 31 gennaio 2012, per 1.624 miliardi. Il portafoglio degli swap del Tesoro, dunque, ammonta a poco meno del 10 per cento dei titoli di Stato in circolazione;

considerato che, a parere dell’interrogante, è censurabile la posizione sui derivati della Consob, la quale omette di imporre nei prospetti l’indicazione obbligatoria della rappresentazione probabilistica, dato che, quando si tratta di prodotti rischiosi, la Commissione avrebbe il dovere di vigilanza preventiva, anche con l’offerta di maggiori informazioni ai risparmiatori ed ai sottoscrittori di prodotti finanziari complessi come i derivati, nonché di inserire gli scenari probabilistici nei prospetti d’offerta,

si chiede di sapere:

quale sia attualmente l’esatto ammontare degli strumenti derivati emessi della Repubblica italiana a copertura del debito, il cui valore nozionale complessivo, al 31 gennaio 2012, risultava pari a circa 160 miliardi di euro;

quali siano state le ragioni che avrebbero indotto il Tesoro, il 3 gennaio 2012, a chiudere una posizione con Morgan Stanley, dirottando 2 miliardi e 567 milioni di euro nelle casse della banca newyorkese, determinando la riduzione dell’esposizione della banca verso l’Italia da 6,268 a 2,887 miliardi di dollari, una differenza di 3,381 miliardi corrispondenti a 2,567 miliardi ai cambi del 3 gennaio 2012;

se il Governo non ritenga opportuno, per quanto di competenza, aprire un tavolo di confronto tra le banche che hanno collocato i derivati e gli enti locali che ne sono stati vittima, alla luce della sentenza del Tribunale di Milano, che ha confermato il sequestro di 88 milioni di euro alle banche che avevano collocato derivati presso il Comune di Milano e che apre buone prospettive per altri enti locali danneggiati da derivati avariati, senza che, a parere dell’interrogante, la Consob avesse esercitato alcuna azione preventiva;

se non ritenga doveroso rinegoziare i rapporti con le grandi banche di affari, espungendo, dalla lista delle banche di riferimento del Tesoro, quelle banche che si sono caratterizzate per aver ingannato enti locali con strumenti di dubbia liceità quali i derivati.

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