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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00558
Atto n. 2-00558

Pubblicato il 19 dicembre 2012, nella seduta n. 856

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

il Pil scenderà quest’anno del 2,8 per cento; gli investimenti lordi del 12,7 per cento; la spesa per i consumi delle famiglie del 10,8 per cento; la domanda del 7,5 per cento; le esportazioni di beni e servizi del 3,1 per cento, le importazioni del 15,3 per cento; la bilancia dei pagamenti avrà un saldo negativo mentre continua la fuga di capitali verso l’estero (in Svizzera non sono più disponibili le cassette di sicurezza) e si è drasticamente ridotta la consistenza dei titoli di Stato da parte degli investitori esteri, nonostante la curva attraente dei rendimenti sui decennali superiore al 4 per cento netto. Anche la ventilata rinnovata fiducia degli investitori internazionali, grazie alla ritrovata credibilità italiana, attribuita al solido e sobrio Monti, sembra essere alquanto esagerata. Come si legge in un articolo del 15 dicembre 2012 su “Dagospia” «i titoli italiani in mano ad investitori esteri sono scesi infatti dai 796,85 miliardi del 2010 ai 721,7 del 2011 per arrivare ai 676,5 di settembre 2012» (con un calo pari a 120 miliardi dal 2010 e a 45 miliardi con la cura Monti), mentre «i titoli detenuti dai nostri istituti finanziari sono saliti dai 541 miliardi del 2010 ai 698 del settembre 2012, quelli della Banca d’Italia da 66 miliardi a 99 miliardi, e quelli in mani di altri residenti da 145 a 197 miliardi». La pressione fiscale, a giudizio dell’interpellante opprimente, ha raggiunto livelli di guardia costringendo il 58 per cento delle imprese, ben 615.000 ad adempiere ai doveri fiscali con il ricorso ai prestiti bancari, la richiesta al fisco di dilazioni di pagamento, con 40.000 imprenditori che non potranno pagare le imposte per mancanza di liquidità, come risulta dalla ricerca Ispo-Confartigianato;

a fronte di questa cattiva congiuntura, le cui ricadute sulle famiglie sono state calcolate in 2.200 euro su base annua, gli unici interventi sono andati nella direzione di offrire scialuppe di salvataggio alle banche che hanno sanato i buchi di bilancio, sia con le erogazioni della Banca centrale europea come prestiti triennali al tasso dell’1 per cento, che con l’estinzione di centinaia di miliardi di obbligazioni ibride, sulle quali era stata messa una garanzia settennale statale nel cosiddetto decreto salva Italia (decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011);

come scrive Francesco De Dominicis per “Libero” del 18 dicembre 2012: «Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, domenica, in un’intervista, ha detto che a metà 2013 nel nostro Paese si potrebbe cominciare ad annusare aria di ripresa. C’è un settore, tuttavia, che gioca d’anticipo rispetto alle previsioni dell’inquilino di palazzo Koch: le banche italiane, infatti, secondo un documento riservato dell’Abi, non sembrano sentire più di tanto gli effetti della crisi e si preparano a chiudere in grande spolvero già il 2012. Gli utili degli istituti – che complessivamente nel 2011 hanno chiuso in rosso di 23,1 miliardi di euro – toccheranno quota 4 miliardi quest’anno per poi arrivare a 6,5 miliardi nei successivi dodici mesi. Totale: 10,5 miliardi di utili in appena due anni. Non male. Numeri che mostrano uno stato di salute assai positivo per il settore creditizio e che l’Assobancaria ha illustrato agli esponenti del Fondo monetario internazionale a metà novembre. Si tratta degli stessi dati, peraltro, che la scorsa settimana il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha parzialmente snocciolato nel corso di una tavola rotonda a Roma. Un blitz, quello di Sileoni, che ha spiazzato i banchieri. Il documento era destinato all’Fmi – con l’obiettivo di tenere alla larga nuovi attacchi all’industria bancaria italiana – ma, stando alla strategia delle banche, andava tenuto lontano dagli occhi dei sindacalisti, visto che è in corso una trattativa da 20-30mila esuberi. Trattativa che i maggiorenti dell’Abi vogliono portare avanti dimostrando che le banche sono in ginocchio. «E invece no» dice il numero uno Fabi. Pronto a dare battaglia ai banchieri. Del resto, le condizioni sono ottime un po’ su tutti i fronti. È destinato a migliorare, anzitutto, il mercato dei prestiti a famiglie e imprese: +0,5% quest’anno e +1,9% l’anno prossimo. Bene anche il margine di interesse che, dopo un lieve calo dell’1,2% quest’anno, schizzerà a +2,5% nel 2013. Il roe (utile netto su patrimonio) aumenta dell’1,1% e poi dell’1,7%. Segnali positivi financo per le sofferenze: la crescita dei prestiti non rimborsati, infatti, rallenterà bruscamente: dal 27,6% dello scorso anno si passa al 18,4% del 2012 e al 13,8% del 2013. Bene l’andamento di depositi e raccolta: alla frenata del 2011 (-2,7%), le banche italiane rispondono con un biennio previsto in miglioramento (+4% e +3,8%). Sarà stata la cura del Governo di Mario Monti?»;

gli ultimi dati pubblicati dalla Banca centrale europea “Moneta e banche”, nel bollettino dicembre 2012 sui tassi applicati nei Paesi dell’area euro, registrano una media del 4,88 per cento per i mutui in Italia, contro il 3,49 per cento dell’area euro con un differenziale di ben 139 punti base, mentre per il credito al consumo, le banche italiane applicano una media dell’8 per cento, contro il 6,12 per cento dell’area euro con un differenziale di ben 188 punti base e conseguenti maggiori oneri nell’ammortamento dei prestiti;

considerato che a giudizio dell’interpellante:

i dati positivi di bilancio e riduzione delle sofferenze destinati a migliorare nel biennio 2012-2013, con utili pari a 10,5 miliardi di euro a fronte di perdite di 23,1 miliardi nel 2011, dovrebbero portare ad una riduzione del costo del denaro che sta strozzando famiglie ed imprese con un differenziale di 139 punti base sui mutui e di 188 punta base su credito al consumo;

tali politiche monetarie predatorie a danno di cittadini, famiglie, imprese e del sistema Paese dovrebbero essere contrastate da autorità vigilanti che non sembrano assumere funzioni di terzietà ed equidistanza nella delicata gestione del credito e del risparmio,

si chiede di sapere quali misure urgenti il Governo intenda adottare per impedire che la delicata ed armonica funzione creditizia, necessaria per l’economia del Paese, possa essere vulnerata da gestioni particolari tendenti a penalizzare le attività produttive e l’uscita dalla cattiva congiuntura economica, prodotta dagli stessi banchieri.

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