Banchiere Jean-Pierre Mustier-Unicredit

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08898
Atto n. 4-08898

Pubblicato il 19 dicembre 2012, nella seduta n. 856

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che scrive Lorenzo Dilena per “Linkiesta” su Jean-Pierre Mustier, il potentissimo banchiere che gestisce gli investimenti di Unicredit, il quale sarebbe al centro di un potentissimo conflitto d’interessi: «L’Italia vanta una vasta casistica di conflitti di interesse e un’eccellente tradizione di affari conclusi fra vecchi compari. Quello che mancava era un “old boys network” d’importazione. La lacuna è stata colmata. Quasi due anni fa. Grazie alla più internazionale delle banche italiane: il gruppo Unicredit. Da marzo 2011 Jean-Pierre Mustier è il capo della divisione Corporate e Investment Banking (“Cib”) dell’Unicredit. Francese, 51 anni, braccio destro dell’amministratore delegato Federico Ghizzoni, Mustier è il banchiere che sovrintende ai grandi affari di Unicredit. Prestiti, consulenza e servizi di ogni tipo alle grandi imprese, investimenti e servizi sul mercato dei capitali (azioni e debito), derivati e prodotti strutturati, rapporti con il Tesoro, operazioni di finanza immobiliare strutturata (come le cartolarizzazioni di mutui), private equity, progetti infrastrutturali: è sterminato l’elenco degli affari che passano nella divisione di Unicredit guidata da Mustier. Questo ramo del gruppo gestisce oltre 220 miliardi di prestiti alla clientela e altrettanti investimenti azionari, obbligazionari e strutturati. Al momento, è anche quello che fa più utili: nei primi nove mesi di quest’anno circa la metà dei 3,2 miliardi di profitti lordi del gruppo è generato da questa divisione che impiega 9.500 professionisti sparsi nei 22 Paesi in cui il gruppo opera e nelle filiali e uffici di corrispondenza. Quest’anno la banca si è anche posizionata ai primi posti nelle graduatorie europee per i collocamenti obbligazionari. Di affari Mustier continua a farne anche con i vecchi amici di Parigi e di Londra, colleghi o uomini d’affari conosciuti ai tempi gloriosi di Société Générale, la banca francese in cui ha percorso una folgorante carriera nel campo degli equity derivatives, i derivati azionari. Nel 1987, a 26 anni, Mustier è il secondo impiegato della nascente divisione dei derivati azionari, un terreno su cui il banchiere costruisce il suo network relazionale sia all’interno della banca sia sul mercato. A quasi due anni dall’arrivo del banchiere francese a Milano, anche gli “old boys” sono tornati. La quaresima è finita. I nomi» e alcune delle «consuetudini del passato di Mustier sono nel presente di Piazza Cordusio. Nomi che si incrociano negli investimenti (l’operazione Tikehau), nell’erogazione di crediti (Screen Service), nelle scelte strategiche (l’operazione Kepler), e anche nella linea di comando. Come suo vice Mustier ha chiamato Olivier Khayat, un suo collaboratore, responsabile del Capital marktes, nella banca francese. La lunga carriera alla Société Générale si era interrotta il 6 agosto 2009 con le dimissioni inaspettate di Mustier. Pochi giorni prima, il 29 luglio, gli è stata notificata l’accusa di insider trading. L’Autorité des marchés financiers, la Consob francese, lo accusa di aver venduto 6mila azioni SoGen sulla base informazioni privilegiate di cui disponeva nell’agosto 2007, quando cioè la crisi di liquidità originata dai mutui subprime americani era cominciata da poco più di un mese. L’ipotesi del regolatore francese era che, essendo a conoscenza del fatto che i modelli interni usati dalla banca per valutare obbligazioni strutturate (Cdo di mutui cartolarizzati) sottostimassero le potenziali perdite, Mustier era stato (in) grado di prevedere l’evoluzione negativa delle quotazioni di SoGen, e quindi aveva venduto. In tribunale, però, il banchiere viene scagionato dall’accusa, dopo aver dimostrato di aver tenuto la maggioranza del suo pacchetto azionario, subendo delle perdite connesse al crollo delle quotazioni della banca. A giugno 2010, comunque, l’Amf gli appioppa comunque una multa di 100mila euro. Ma l’insider trading, anche se solo come infrazione amministrativa, era troppo anche un banchiere con le spalle larghe e la reputazione di Mustier. Soprattutto, se arrivava dopo lo scandalo Kerviel. Da banchiere di punta della Société Générale, noto nella City per essere un mago della finanza strutturata, Mustier incappa in uno dei più incredibili scandali della crisi finanziaria che era cominciata l’estate precedente. Mustier è il capo di Jérome Kerviel, il trader a cui è stata imputata l’intera responsabilità per la perdita 5 miliardi di euro subita da Société Générale a gennaio 2008, a seguito della chiusura di posizioni speculative. È lui a denunciare Kerviel. Il trader viene arrestato, processato e poi condannato a cinque anni per aver aperto posizioni in derivati superando i limiti a lui consentiti, e sviando i controlli con operazioni fittizie e menzogne ripetute. Gli investimenti riguardavano gli equity derivatives, la materia di cui è maestro Mustier. Erano saliti fino a sfiorare 50 miliardi di euro. All’insaputa dei superiori, hanno sentenziato il tribunale e la corte d’appello di Parigi. Per il banchiere, però, la botta è dura: si parla (di) 50 miliardi di euro, non di noccioline. Come è possibile che nessuno se ne sia accorto, e che sia stato possibile violare i controlli? Lui stesso, del resto, ammette le “debolezze” nei sistemi interni di vigilanza: “Non ho prestato abbastanza attenzione al rischio di frodi”, dice ai giudici. In quegli anni, Société Générale si vantava peraltro di avere le strutture di trading su derivati più all’avanguardia fra le banche di investimento globali. Mustier paga lo scotto, dopo qualche mese viene trasferito in un’altra divisione, e nell’estate 2009 segue l’uscita. Quando Unicredit lo chiama, a febbraio 2011, per Mustier gli allori di Société Générale sono un ricordo. Dopo un periodo da disoccupato, Mustier è consulente e socio di Tikehau Capital Advisors, società francese specializzata nella gestione del debito ad alto rischio. Con l’ingresso in Unicredit, la partecipazione di Mustier in Tikehau va ceduta, e così avviene. Ma anziché finire qui, il rapporto prosegue in altre forme. È Unicredit a rilevare una quota di minoranza nella società francese, il primo marzo seguente. Un’operazione lampo, visto che il banchiere prenderà servizio solo il 14. Cinque milioni di euro per il 10%, e dunque una valutazione complessiva di 50 milioni per una società di gestione che a fine 2010 dichiarava masse gestite per 375 milioni. Unicredit, poi, si impegna anche a sottoscrivere i fondi di Tikehau per 100 milioni di euro, da versare a chiamata, secondo quanto riferisce una fonte vicina all’area finanza del gruppo. L’annuncio arriva in coincidenza con l’ingresso del banchiere in Piazza Cordusio. Ma sull’operazione serpeggiano subito delle perplessità: che senso ha per una banca come Unicredit impegnare risorse in distressed asset (cioè debiti decotti), prestiti bancari subordinati, mezzanine finance e per di più in un mercato, la Francia, dove il gruppo ha pure smobilitato la filiale di Parigi, da un anno? “Mettere in relazione le capacità sviluppate da Tikehau Capital Advisors, in termini di origination e gestione degli assets creditizi, con la dimensione europea di UniCredit”, è la spiegazione ufficiale. Più di recente, spunta il caso Screen Service, una piccola società quotata a Piazza Affari che produce apparati per la trasmissione del segnale televisivo digitali. Lo scorso ottobre arriva un’Opa lanciata da Monte Bianco, un veicolo di investimento controllato da Hld, una holding di investimento francese di cui Mustier è uno dei principali singoli investitori con il 6,6 per cento. Non solo. Unicredit si è impegnata per iscritto a mettere a disposizione di Monte Bianco quanto necessario per l’offerta pubblica (30 milioni). Nello stesso tempo è fra le banche creditrici con cui Screen Service sta trattando la rinegoziazione di un debito da 35 milioni. In questa vicenda, tutto sommato piccola, la stessa persona riveste insomma tre ruoli: è finanziatore di una società in difficoltà, è il banchiere che sostiene chi lancia l’Opa su quella società, ed è fra i soci del veicolo che finanzia come banchiere. La scelta che invece ha destato più stupore, anche per l’impatto strategico, è la decisione di chiudere progressivamente i servizi di trading e ricerca azionaria. A novembre 2011, la banca annuncia un’alleanza con il broker Kepler Capital Markets, quartier generale a Parigi ma sede legale a Nyon (Ginevra), nel cantone di Vaud, noto per le agevolazioni fiscali. Kepler fornirà a Unicredit “ricerca azionaria e garantirà la fornitura dei report degli analisti” e in cambio avrà in esclusiva l’esecuzione del trading all’Europa occidentale. Ubs, la banca oggi guidata da Sergio Ermotti, il predecessore di Mustier a Unicredit, ha tagliato il trading sui titoli di debito, che assorbiva troppo capitale, puntando invece sull’azionario. La scelta di Unicredit, viene spiegato, è giustificata dalla volontà di tagliare costi: in conseguenza dell’accordo, la banca manda o ha mandato a casa o» ricollocato «circa 120 fra analisti e trader, fra Milano, Monaco e Vienna. Dallo scorso giugno, l’accordo è stato esteso anche a tutto l’Est Europa. Di fatto, oggi Unicredit, che storicamente aveva la quota più rilevante nel brokeraggio degli investitori istituzionali, non ha più né trading sull’azionario né ricerca sulla Borsa Italiana né su Germania, Polonia, Austria: tutto passa per Kepler. Fonti finanziarie a conoscenza dell’accordo riferiscono che quest’ultima retrocede a Unicredit il 50% delle commissioni incassate sulle operazioni della clientela della banca. Varata l’esternalizzazione dell’intermediazione mobiliare nell’azionario, Unicredit ricalibra la propria strategia. Guarda caso, l’occasione la dà un altro affare pensato e concluso a Parigi il 17 luglio scorso: Chevreux, la casa di brokeraggio azionario del Crédit Agricole, si fonderà con Kepler. Mustier saluta positivamente l’accordo e annuncia che è “aperto a prendere una quota di minoranza in Kepler Chevreux” e addirittura a esplorare la possibilità di un’alleanza con l’Agricole nell’equity capital markets. Tout se tient, messieurs. Oltre a Mustier nell’affare Kepler sono attivi a vario titolo altri ex Société Générale e banchieri che hanno lavorato nei desk di equity e equity derivatives delle principali istituzioni francesi. L’aumento di capitale di ottobre 2011, organizzato da Gerardo Braggiotti di Banca Leonardo, apre la porta a nuovi investitori. Con l’occasione Banca Leonardo conferisce il suo minuscolo ramo di brokeraggio azionario, più un conguaglio cash di pochi milioni, e in cambio ottiene una quota del 5 per cento. Lo schema, che verrà ripetuto con varianti, punta a due obiettivi: da un lato concentrare i volumi di intermediazione, e dall’altro a offrire una sorta di servizio di gestione dei licenziamenti, su cui ormai il broker franco-elvetico ha acquisito una certa esperienza. A Quirin e agli altri manager di Kepler resta il 53%, mentre nell’azionariato compare il fondo di private equity francese Blackfin Capital Partners, con una quota superiore al 40 per cento. Ideatore, socio e presidente di Blackfin è Laurent Bouyoux. Nel mestiere, Bouyoux è il maestro del maestro: è lui che nel 1986-1994 ha fondato e diretto quella divisione derivati azionari di Société Générale, dove Mustier è andato a bottega. Al suo fianco, nel business dei derivati azionari, c’era già Paul Mizrahi: i due faranno coppia nelle successive tappe professionali in Commerzbank e nella creazione di Fortuneo, un broker online poi ceduto al Crédit Mutuel Arkea (altro azionista di Kepler, insieme alla Cdp francese). Con tutti questi interessi parigini era dunque un peccato che, un anno prima dell’arrivo di Mustier, Unicredit avesse sostanzialmente smobilitato la filiale di Parigi, in quanto il mercato francese non offriva spazi adeguati. Con Mustier si cambia strategia: il mercato francese diventa importante. A capo della filiale di Parigi arriva allora Patrick Soulard, un altro dei collaboratori del banchiere a Société Générale. Nel giro di poco tempo la squadra si rafforza: vengono assunti tre senior banker, figura professionale di altissimo livello nella gerarchia delle banche d’investimento. Contando Soulard, fanno quattro superbanchieri senior per l’unica filiale francese di Unicredit, in Avenue des Champs Elysées, a Parigi. “La filiale di Parigi di Unicredit rappresenta una piattaforma distributiva totalmente dedicata alla clientela francese con particolare attenzione alle esigenze delle imprese di grandi dimensioni, dei fondi di private equity e delle istituzioni finanziarie”, è la nuova linea. Per strappare quote di mercato a Bnp Paribas, all’Agricole alla stessa Société Générale e alle altre banche d’investimento, Unicredit dovrà proporre condizioni più attraenti ai grandi clienti e assumersi rischi maggiori. A ogni buon conto, in Italia, cioè nel principale mercato domestico principale del gruppo, i senior banker sono tre»;

considerato che, a giudizio dell’interrogante:

sarebbe opportuno far luce sulle ragioni per cui Unicredit ha deciso di affidare la gestione degli investimenti a Jean-Pierre Mustier, a quanto risulta dall’articolo citato al centro di un forte conflitto di interesse, in quanto, una volta uscito, senza onori, da Soggen e multato dall’Autorité des marchés financiers (Amf) nonché condannato per aver aperto posizioni in derivati superando i limiti a lui consentiti, sviando i controlli con operazioni fittizie e menzogne ripetute, è arrivato a Milano e continua a compiere operazioni, servendosi di Unicredit, con il suo vecchio giro di finanzieri spericolati e strapagati dalla stessa Unicredit;

sarebbe opportuno accertare se il cambio di strategia adottato da Unicredit – che l’ha portata ad adottare decisioni che hanno destato stupore, come nel caso della società Tikehau Capital Advisors dove sono state impegnate risorse in “debiti decotti”, prestiti bancari subordinati, mezzanine finance e per di più in un mercato, la Francia, dove il gruppo aveva pure smobilitato la filiale di Parigi, da un anno, oppure la decisione di chiudere progressivamente i servizi di trading e ricerca azionaria – non sia servito unicamente per favorire il banchiere Mustier, dalla dubbia reputazione, nonché altri ex Société Générale e banchieri che hanno lavorato nei desk di equity e equity derivatives delle principali istituzioni francesi;

sarebbe opportuno verificare quali siano le reali motivazioni per cui, da quando è arrivato Mustier, il mercato francese, che non offriva spazi adeguati, è diventato di colpo importante, al punto da potenziare la filiale parigina mettendo a capo della stessa Patrick Soulard, un altro dei collaboratori del banchiere a Société Générale, e assumendo, nel giro di poco tempo, tre senior banker, figure professionali di altissimo livello nella gerarchia delle banche d’investimento, oltre a Contando Soulard;

sarebbe opportuno adottare misure volte a risolvere il rilevante conflitto di interesse oggetto delle nuove scelte strategiche di Unicredit dall’arrivo del banchiere Mustier,

si chiede di sapere:

quali iniziative di carattere legislativo il Governo intenda assumere al fine di mettere al riparo i risparmiatori da una gestione privatistico-clientelare delle banche, che all’interrogante pare mettere a repentaglio il capillare e sudato risparmio postale degli italiani solo ed unicamente per interessi clientelari;

se sia a conoscenza di un intervento della Banca d’Italia riguardo alla situazione descritta.

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