BCC Alberobello e Sammichele di Bari (2)

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08907
Atto n. 4-08907

Pubblicato il 20 dicembre 2012, nella seduta n. 857

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che l’interrogante ha presentato un atto di sindacato ispettivo (4-08757), che ad oggi non ha ricevuto risposta, relativamente alla Banca di credito cooperativo di Alberobello e Sammichele di Bari e alla nomina operata dalla banca stessa dell’avvocato Carlo Antonio Modesto Colucci come Presidente del Consiglio di amministrazione, nonché consigliere, che apparirebbe assolutamente illegittima, nonché lesiva dei diritti dei soci dell’istituto di credito a carattere cooperativo, concretizzando un’evidente situazione di conflitto di interessi;

premesso altresì che, a quanto risulta all’interrogante:

l’avvocato Colucci, anche successivamente alla nomina, avrebbe continuato, nel disinteresse della banca verso la violazione dei requisiti di indipendenza connessi alla carica de qua, ad esercitare la propria attività professionale in favore della banca, non astenendosi persino dall’intraprendere azioni giudiziarie contro alcuni soci del medesimo istituto di credito;

Carlo Antonio Modesto Colucci, in qualità di Presidente di una banca di credito cooperativo, sarebbe stato nominato anche consigliere della Federazione delle Banche di credito cooperativo di Puglia e Basilicata di cui sarebbe presidente il vicepresidente della Federazione nazionale delle Banche di credito cooperativo, con sede in Roma;

considerato che, a giudizio dell’interrogante, il cumulo di incompatibili funzioni nella persona dell’avvocato Colucci non solo è palesemente inopportuno, ma anche gravemente lesivo sia del carattere di autonomia e indipendenza del Consiglio di amministrazione della banca, sia dei diritti degli stessi soci dell’istituto a carattere cooperativo, ad oggi non rappresentati certamente da un organo terzo e imparziale;

considerato altresì che, a quanto risulta all’interrogante:

i soci della Banca di credito cooperativo di Alberobello e Sammichele di Bari lotterebbero invano da anni contro le gravi irregolarità formali e sostanziali nella gestione della banca, il mercato delle deleghe e l’uso non corretto di tale istituto, le regole, a loro avviso assurde e antidemocratiche, con cui vengono conferite, consentendo ogni forma di devianza, abuso, ricatto, pressione, persecuzione pur di estorcerle;

relativamente all’istituto della delega nelle banche di credito cooperativo, da anni i soci denuncerebbero un assurdo modo di dare parvenza democratica alle assemblee, che si terrebbero sempre in seconda convocazione, quando non c’è bisogno di maggioranza assembleare qualificata, rendendo quindi immotivato il conferimento di tre deleghe;

i soci affermano che in questo modo, in sede di assemblea dei soci, non vince il socio più votato, ma quello più forte, capace di organizzare meglio, potendolo fare anche grazie all’assenza di qualsiasi forma di efficace controllo, in quanto detentore del governo della banca;

le denunce presentate dai soci, anche con formali esposti alla Banca d’Italia, sia a livello nazionale che regionale, sarebbero rimaste inascoltate senza che siano state avviate verifiche ed ispezioni;

a giudizio del’interrogante è inconcepibile l’assenza ovvero la lentezza di azione, e quindi l’inefficacia nello svolgimento del proprio ruolo e dei propri doveri, da parte di chi ha il compito di esercitare funzioni di controllo e vigilanza;

considerato inoltre che, a giudizio dell’interrogante:

la legislazione vigente in materia di banche popolari quotate necessita di una adeguata attualizzazione che possa contemplare il ripristino delle prerogative dei soci, con particolare riguardo al fondamentale esercizio del diritto di voto;

in sintesi, risultano evidenti le motivazioni che supportano le richieste del presente atto di sindacato ispettivo: a) le banche popolari, in generale, e quelle quotate in particolare, hanno finito per perdere lo scopo mutualistico degli esordi, essendosi allontanate definitivamente dall’alveo e dalle finalità della banche cooperative; b) le banche popolari hanno sempre più esigenze proprie degli istituti bancari ordinari, con un’offerta diversificata dei prodotti finanziari e con un modello organizzativo che si avvicina sempre più a quello dei moderni istituti di credito; c) la propensione delle banche popolari alla raccolta di capitali esteri necessari per la modernizzazione del comparto e per le indispensabili politiche di aggregazione ha reso evidente l’apertura delle stesse al mercato nazionale ed internazionale; d) la contraddittorietà della stringente disciplina delle banche popolari trova la sua più grave espressione nelle banche popolari quotate che continuano a mantenere strumenti obsoleti, quali il voto capitario e la clausola di gradimento, che non solo disincentivano gli investimenti e sminuiscono l’appetibilità dei titoli, ma che riducono fortemente i più elementari diritti dei soci; e) la limitazione del diritto di voto dei soci rappresenta un unicum nel panorama creditizio europeo e mondiale ed i competenti organismi istituzionali europei hanno già richiamato l’Italia in ordine al mancato rispetto del principio della libera circolazione di capitali tra soggetti europei; f) il numero dei soci delle banche popolari quotate si avvicina al milione, a testimonianza di una partecipazione che, anche sotto il profilo numerico, palesa notevoli diversità rispetto alla storica matrice cooperativistica delle banche popolari;

preso atto che, in data 2 agosto 2001, la Camera dei deputati ha approvato, con una maggioranza rappresentativa di tutti i gruppi parlamentari, un ordine del giorno, a firma Jannone, Lettieri e Di Luca, recante il seguente testo: «La Camera, considerato che la riforma delle banche popolari e degli istituti bancari della cooperazione bancaria non è ricompresa, in ragione della specificità della relativa disciplina, nella delega al Governo per la riforma della disciplina delle società cooperative di cui all’articolo 5 del disegno di legge; tenuto conto che il settore sta vivendo una fase di intensa evoluzione che, fermo restando il forte radicamento nella realtà territoriali di origine, si caratterizza per una significativa crescita dei volumi intermediati e dei prodotti offerti alla clientela; tenuto conto che ciò nonostante l’attuale assetto normativo impone vincoli e rigidità che ostacolano le prospettive di ulteriore crescita; tenuto conto che l’attuale assetto normativo costituisce un unicum nel panorama europeo delle società quotate; rilevata la necessità di introdurre elementi di modernizzazione e flessibilità nel comparto delle banche popolari, con particolare riferimento alla possibilità di consentire la trasformazione delle stesse in società per azioni di diritto speciale; impegna il Governo ad assumere le necessarie iniziative onde prevedere la possibilità di trasformazione delle banche popolari quotate nei mercati regolamentati in società per azioni di diritto speciale, consentendo all’autonomia statutaria di fissare i limiti al possesso azionario, al voto proporzionale e alle deleghe di voto, all’interno di limiti massimi fissati dal legislatore, e prevedendo altresì maggioranze particolarmente qualificate per le successive modifiche statutarie dei predetti limiti»;

considerato infine che, a parere dell’interrogante:

la disciplina delle banche popolari è attualmente caratterizzata da: 1) limitazione della partecipazione detenibile da un singolo socio: è stabilita nella misura percentuale dello 0,5 per cento del capitale sociale dall’articolo 30, comma 2, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, limite che non si applica agli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari; 2) voto capitario: un voto per socio, indipendentemente dal numero di azioni possedute; 3) limitazione delle deleghe di voto: è possibile rilasciare delega solo ai soci per non più di dieci deleghe, ai sensi dell’articolo 2539 del codice civile; 4) disciplina del gradimento: non basta essere azionisti per essere soci. Lo status di socio può essere negato mediante l’esercizio della disciplina del gradimento;

le richiamate peculiarità evidenziano i seguenti profili di criticità del sistema: scarsa appetibilità dei titoli delle banche popolari per mancanza di contendibilità, con conseguente difficoltà di esercizio di offerte pubbliche di acquisto; prevalenza delle categorie di soci meglio organizzate: la disciplina delle deleghe di voto (solo ai soci e per non più di dieci deleghe, ai sensi dell’articolo 2539 del codice civile), favorisce le medesime (amministratori e dipendenti) a svantaggio delle altre (investitori ed utenti);

tale posizione privilegiata disincentiva il ricorso al capitale di rischio;

la disciplina del gradimento consente de facto l’esclusione arbitraria di soggetti investitori;

il modello auspicato dall’interrogante si basa sull’introduzione, in alternativa alla trasformazione per le sole banche popolari quotate al primo mercato, in società per azioni ordinaria di cui all’articolo 31 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, della possibilità di trasformazione in società per azioni di diritto speciale;

tale modello prevederebbe la modifica delle attuali caratteristiche essenziali: a) limiti al possesso azionario: si può immaginare un innalzamento della soglia ad una percentuale inferiore o uguale al 5 per cento, consentendo tuttavia agli statuti di fissare un limite più basso, comunque non inferiore al 2 per cento. In caso di superamento dei limiti di possesso, sarebbe opportuno introdurre una disposizione che consentisse il permanere dei diritti patrimoniali, sterilizzando il diritto di voto per la parte che supera il massimo della partecipazione, senza alcun obbligo di alienazione di tale quota di eccesso; b) la disciplina del gradimento: sarebbe opportuno limitare tale facoltà, meglio disciplinando le differenze tra lo status di azionista e quello di socio. In pratica si può supporre che l’azionista: divenga automaticamente socio qualora mantenga in proprietà le azioni per un certo periodo di tempo; possa farne richiesta, indipendentemente da quanto sopra. In tale caso la qualità di socio può essere negata solo nel caso in cui egli detenga una partecipazione superiore al 2 per cento del capitale e non sia in possesso dei requisiti di onorabilità introdotti dalla normativa bancaria vigente; c) il voto capitario: sarebbe opportuno eliminare il voto proporzionale entro il tetto massimo del possesso azionario del 5 per cento; d) le deleghe di voto: sarebbe opportuno porre un limite massimo legale di cinquanta deleghe, consentendo agli statuti di fissare un limite inferiore in relazione alla struttura della singola società, ma comunque non inferiore a dieci. Pare equilibrata la soluzione che prevede che a rappresentare altri soci debbano essere necessariamente soci della banca;

sarebbe opportuno fare luce sulle motivazioni che hanno portato la Banca d’Italia ad evitare ogni forma di verifica e ispezione spettante ad un organismo preposto al controllo, che all’interrogante pare distinguersi per l’assenza proprio nel momento in cui si costituisce, si determina e si esprime la volontà dei soci,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assumere le opportune iniziative normative al fine di abolire le deleghe in sede assembleare per il rinnovo delle cariche sociali delle banche di credito cooperativo, considerato che, prendendo ad esempio il caso della Banca di credito cooperativo di Alborebello e Sammichele di Bari, 200 soci, con tre deleghe a testa (raccolte nei modi sopra esposti), sono capaci di vincere su 700 soci votanti;

quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di tutelare gli interessi emersi nella vicenda relativa alla Banca di credito cooperativo di Alberobello e Sammichele di Bari e danneggiati da una gestione a parere dell’interrogante parentale e clientelare;

quali iniziative normative intenda intraprendere al fine di garantire nuove regole di trasparenza, di ruolo e rispetto della minoranze, alla luce del fatto che, a quanto risulta all’interrogante, ci sono amministratori che, con tenacia, senza reticenza e con ogni strumento, approfittano della buona fede e dell’ignavia con cui molti soci non seguono i fatti veri che accadono in determinate banche di credito cooperativo;

quali iniziative legislative intenda intraprendere al fine di tutelare i diritti dei soci delle banche popolari, armonizzando la normativa italiana sulla base del principio fondante della libera circolazione di capitali e della tutela dei diritti degli azionisti.

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