Scorribande finanziarie dei banchieri-crack

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03218
Atto n. 3-03218 (con carattere d’urgenza)

Pubblicato il 20 dicembre 2012, nella seduta n. 857

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e degli affari esteri. -

Premesso che:

le “scorribande finanziarie” dei banchieri, che al di fuori da ogni regola hanno messo a rischio l’economia e la stabilità degli Stati, con il collocamento di prodotti derivati, cominciano ad essere perseguite dalla magistratura e da alcune autorità preposte ai controlli, in precedenza, a giudizio dell’interrogante, distratte. La manipolazione del Libor e dell’Euribor, la diffusione di derivati avariati e di titoli tossici, l’avidità dei banchieri che, a parere dell’interrogante, hanno provocato la crisi sistemica, cominciano a trovare contrasti, essendo messi sempre più sotto accusa gli autori della stessa crisi sistemica;

in un articolo pubblicato su “Il foglio” del 20 dicembre 2012 dal titolo «Il “dàgli al banchiere” si ode forte e chiaro da Milano a Seul», si traccia la situazione dei disastri provocati: «Qualcuno penserà che il 2012 sia l’anno della Norimberga dei banchieri e dei trader spregiudicati. Forse un paragone eccessivo ma utile per capire quanto la crisi economica, partita dalla finanza, si stia ritorcendo sui suoi “creatori” sotto forma di contraccolpi giudiziari. La saga globale dei “bad bankers”, i cattivi banchieri, è giunta anche a Milano. Ieri una delle prime indagini a livello internazionale sui titoli derivati, cominciata nel maggio 2010, è arrivata alla sentenza di primo grado condannando con l’accusa di truffa la banca tedesca Deutsche Bank, la svizzera Ubs, la statunitense Jp Morgan e l’irlandese Depfa Bank. Il giudice ha ordinato la confisca di 88 milioni di euro e un milione di euro di multa per ciascun istituto. La vicenda risale al 2005 quando il comune di Milano aveva aderito a uno scambio di titoli acquistando derivati ma senza che fossero stati spiegati i pericoli reali di un investimento di per sé rischioso, secondo la motivazione dell’accusa accolta ieri dal giudice: una truffa da cento milioni di euro, secondo la procura. Palazzo Marino si era costituito parte civile ed è uscito dalla disputa dopo un accordo di transazione per 445 milioni. L’associazione dei consumatori Adusbef, rimasta parte civile, otterrà invece 50 mila euro di risarcimento. Il giudice della IV sezione penale del tribunale milanese, Oscar Magi, ha condannato nove manager o ex delle banche, le quali hanno deciso di impugnare la sentenza in Appello. E’ però possibile che nel frattempo il caso cada in prescrizione. Per il pm Alfredo Robledo, titolare dell’inchiesta, l’Italia “è stata terra di scorribande”. Eppure questa è una piccola storia rispetto agli scandali che stanno investendo alcuni dei principali istituti finanziari del mondo, dove le “scorribande” sarebbero state celate a lungo anche dai rappresentanti delle istituzioni. E’ il caso di Ubs che, secondo quanto rivelato ieri dal Financial Times, ha patteggiato una sanzione da 1,3 miliardi di euro con le autorità svizzere, americane e inglesi per chiudere il procedimento per manipolazione “consueta e diffusa” del tassi interbancari Libor ed Euribor che fungono da riferimento per scambi miliardari in diversi prodotti finanziari. Lo scandalo riguarda almeno dieci istituti e della faccenda era al corrente dal 2008 anche il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner. La banca, guidata da Sergio Ermotti, andrà incontro a perdite da mettere a bilancio. L’inglese Barclays aveva patteggiato una penale, il suo amministratore delegato Bob Diamond si era dimesso perché direttamente coinvolto. Entrambi gli istituti hanno ammesso sia le manipolazioni da parte dei trader per fare profitto sui derivati sia la corruzione del tasso in sede di concertazione alla British Bankers’ Association, cui è stata tolta la facoltà di assestare il Libor. Ci sono stati duemila interventi considerati impropri in Ubs e sarebbero coinvolti oltre 45 manager dal 2005 al 2010. Almeno due finiranno alla sbarra. “Pensami quando sarai sul tuo yacht a Monaco”, è solo uno degli scambi di e-mail tra i personaggi coinvolti. Intanto nemmeno l’Asia è risparmiata dall’ondata del “dàgli al banchiere”. In Corea del sud gli istituti Kookmin, Shinhan, Woori e Hana sono sospettati di avere manipolato i certificati di deposito (Cd), usati di norma come riferimento per fissare i tassi di prestito. Altro filone è quello dei legami e degli affari con l’Iran e del riciclaggio del denaro criminale. E’ il caso in particolare dell’americana Standard Chartered, accusata di “lavare” i petrodollari dell’Iran, pratica vietata perché il paese è sotto sanzioni. Anche la storica banca inglese Hsbc ha patteggiato per avere ripulito denaro dei cartelli della droga messicani e degli iraniani, la contesa non è chiusa. Pendente, infine, è il caso di Royal Bank of Scotland, sospettata anch’essa di fare affari con Teheran»;

considerato che, a giudizio dell’interrogante, sarebbe doveroso impedire che l’Italia, definita dal pubblico ministero di Milano Alfredo Robledo “terra di scorribande”, diventi luogo di ulteriori crac finanziari, anche con l’intensificazione dei controlli da parte delle autorità preposte,

si chiede di sapere:

se a parere del Governo gli scandali che stanno investendo alcuni dei principali istituti finanziari del mondo, dove le “scorribande” sarebbero state celate a lungo anche dai rappresentanti delle istituzioni, non mettano a repentaglio la sovranità degli Stati e la ricchezza delle nazioni;

se il Governo non ritenga doveroso sensibilizzare i Paesi del G20, nell’ambito delle prossime riunioni, a scrivere regole nuove e ad incrementare le sanzioni al fine di scoraggiare comportamenti analoghi;

se gli scandali finanziari non debbano portare a scrivere al primo punto dell’agenda una regolamentazione efficace, per impedire ai banchieri di continuare ad ignorare le regole e la legalità.

Senza categoria

Leave a Reply