Aeroporti italiani- Accordo Benetton-Gamberale

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08927
Atto n. 4-08927

Pubblicato il 28 dicembre 2012, nella seduta n. 859

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

si legge su “tgcom24″ del 27 dicembre 2012 che una raffica di rincari colpirà le famiglie italiane dopo Capodanno, «dal canone Rai alle Poste, dai conti correnti alle multe. Dal primo gennaio 2013 spedire una cartolina costerà il 15% in più (da 60 centesimi a 70), una lettera media standard il 35% (da 1,40 a 1,90 euro), mentre la raccomandata passa a 3,60 euro da 3,30. Rincaro maggiore per le multe. Il divieto di sosta passerà da 39 a 41 euro, l’eccesso di velocità (fra i 10 e i 40 km/h oltre il limite) da 159 a 168 euro. Per chi non mette la cintura la sanzione passa invece da 76 a 80 euro, mentre se si usa il telefonino alla guida si dovrà pagare 161 euro al posto degli attuali 152. (…) Sarà invece di 113,50 euro l’importo del canone Rai per il 2013, con un aumento di 1,50 euro rispetto al 2012. L’ammontare (prima rata o saldo), che è stato stabilito con decreto del ministero dello Sviluppo Economico, come sottolineato nel sito abbonamenti della tv pubblica, va versato entro il 31 gennaio 2013». Anche i depositi e conti correnti subiscono ritocchi che non riguardano le persone fisiche ma le società e le aziende «le quali, per avere un conto corrente a loro intestato, dovranno pagare 100 euro al posto degli attuali 73,8 (+26,2 euro). Sui titoli e strumenti finanziari l’imposta aumenterà invece dello 0,05%, dallo 0,10 allo 0,15%. Idem per i buoni fruttiferi postali». Aumenteranno anche i pedaggi autostradali riguardanti, in particolare, «le autostrade venete e la Val D’Aosta: il pedaggio del passante di Mestre crescerà del 17%, mentre costerà tra l’11 e il 13% in più percorrere la A4 tra Venezia e Trieste, la A23 (Palmanova-Udine Sud), la tangenziale di Mestre e la A28 (Portogruaro-Pordenone-Conegliano)». Oltre agli aumenti delle tariffe postali, l’ulteriore stangata colpirà i titolari del “Bancoposta+”, il cui canone «passerà da 30,99 euro a 48 euro», con conseguente aumento dei bonifici postali e l’introduzione di 3 euro per un carnet di assegni, in precedenza gratuito. Una manovra, specie per i servizi postali, varati alla vigilia di Natale dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che all’interrogante appare particolarmente odiosa, in quanto colpisce milioni di famiglie che avevano scelto il BancoPosta per evitare le spese imposte dalle banche;

il risparmio postale, calcolato in circa 300 miliardi di euro, serve per alimentare la Cassa depositi e prestiti, gestita – a giudizio dell’interrogante – con criteri analoghi a quelli dei vecchi manager di Stato, conferendo priorità alle fondazioni bancarie (già beneficate di un cadeau natalizio di ben 3 miliardi di euro nella conversione delle azioni da privilegiate ad ordinarie), che potrebbero mettere a rischio, con investimenti poco oculati, il risparmio delle famiglie. I sudati risparmi degli italiani e delle persone anziane, specie nei paesetti non serviti dalle banche, sarebbero utilizzati per spregiudicate operazioni privatistiche, come risulta dall’articolo pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 27 dicembre 2012, dal titolo “Aeroporti italiani, la campagna acquisti di Gamberale (con soldi pubblici)”, in cui si legge: «Colpo grosso di fine anno per Vito Gamberale. L’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia oggi alla guida di F2i, il fondo partecipato dalle banche – in prima fila Intesa Sanpaolo e Unicredit – e dalla società pubblica che gestisce i risparmi postali degli italiani, la Cassa Depositi e Prestiti, è infatti riuscito in un solo giorno a mettere le mani sul controllo degli scali aeroportuali di Firenze e di Torino e ad arrivare a tallonare da vicino il Comune di Milano nella proprietà della Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate. La doppia firma è arrivata dopo mesi di scontri e polemiche finite anche in tribunale. Il pasticcio Sea – Polemiche accese soprattutto a Milano, dove F2i è il principale accusato del fallimento della quotazione in Borsa della Sea, operazione che a fine novembre avrebbe dovuto valorizzare la società degli scali lombardi una cifra compresa tra 3,2 e 4,3 euro per azione, per un incasso complessivo tra 116 e 150 milioni per la Provincia di Milano di Guido Podestà, assetata di denaro per non sforare il patto di stabilità. Ebbene, a distanza di quasi un mese dalla ritirata degli investitori da Sea che aveva visto l’assessore al bilancio del Comune di Milano, Bruno Tabacci, puntare il dito contro F2i e le banche collocatrici – in particolare Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo) e Unicredit – il fondo guidato da Gamberale e presieduto da Ettore Gotti Tedeschi è stato l’unico a presentare un’offerta per la quota della società in mano alla Provincia. E ha quindi vinto il 14,5% della Sea mettendo sul piatto 4,03 euro per azione, per un totale di 147 milioni di euro, contro una base d’asta di oltre 160 milioni. “Sono soddisfatto del risultato ottenuto. Si è lavorato con serietà e nel pieno rispetto degli obblighi di dismissione previsti dalla legge per gli Enti locali con tutti gli attori coinvolti”, ha dichiarato Podestà che ha così salvato in extremis il bilancio provinciale. Poco conta che gli utenti di Linate e Malpensa dovranno fare i conti anche con una società di servizi d’ora in poi in mano a due azionisti, il Comune di Milano (54,81%) e F2i (44%) in aperto contrasto, con delle inchieste in corso e senza i capitali che sarebbero dovuti entrare con la quotazione. Pace fatta a Torino – A Torino, invece, i conflitti di qualche settimana fa, questa volta tra Gamberale e il suo ex azionista alle Autostrade, il gruppo Benetton si sono miracolosamente risolti. E così il Comune di Piero Fassino ha formalizzato la cessione del suo 28% nell’aeroporto di Caselle al fondo che nel capoluogo piemontese può contare anche sull’appoggio di un importante azionista. La Compagnia di Sanpaolo, cioè la fondazione bancaria presieduta da Sergio Chiamparino che è primo socio di Intesa Sanpaolo. (…) Valore della transazione, 35 milioni di euro, quasi la metà dell’incasso inizialmente previsto dal Comune, anch’esso sull’orlo del commissariamento come e più della Provincia di Milano. Dietro l’angolo, poi, c’è un altro accordo, con i Benetton, che dopo lo scoppio della pace sono pronti a cedere Gamberale pure il loro 24,4% nello scalo torinese. Fa un totale del 52,4%, che porta il fondo della Cassa Depositi e Prestiti in testa all’azionariato dell’aeroporto di Torino. Ma anche, per via delle partecipazioni dello scalo, a un peso rilevante nell’Aeroporto di Firenze e a una quota di tutto rispetto in quello di Bologna. (…) Il sistema brinda (…) “Un’operazione di sistema”, ha sintetizzato Gamberale, che con F2i controlla anche il 65% dell’Aeroporto internazionale di Napoli. Un’espressione senz’altro efficace, anche se proprio in tema di voli l’ultima grande operazione di sistema, quella di un’Alitalia che per giunta a distanza di pochi anni è tornata di nuovo sul viale del tramonto, non è stata certo delle più felici. Lo sa bene anche Gamberale che della compagnia dice il “problema è innanzitutto recuperare passeggeri, ma noi crediamo anche che i buchi verranno riempiti da altri”. Forse, quindi, è tutta una questione di punti di vista. Come parte del sistema, per esempio, i Benetton non si possono certo lamentare. E neanche le banche come Unicredit che partecipano con la famiglia veneta all’azionariato di Gemina, che proprio oggi in Borsa ha registrato un boom del 32 per cento. Merito, soprattutto, del via libera governativo agli aumenti tariffari della controllata Fiumicino (…)»;

considerato che a parere dell’interrogante:

l’accordo tra i Benetton e Gamberale dovrebbe indurre l’Autorità garante della concorrenza e del mercato a fare luce su una eventuale posizione dominante che rischia di danneggiare ulteriormente i consumatori-utenti;

è grave che gli utenti di Linate e Malpensa debbano fare i conti, d’ora in avanti, con una società di servizi in mano a due azionisti, il Comune di Milano (54,81 per cento) e F2i (44 per cento), in aperto contrasto, con inchieste in corso e senza quei capitali che sarebbero dovuti entrare con la mancata quotazione, il cui fallimento sarebbe stato addossato, dal Comune di Milano, proprio a Gamberale,

si chiede di sapere:

se a quanto risulta al Governo si possa affermare che l’operazione illustrata nell’articolo citato sia stata effettivamente realizzata con il risparmio postale e con i recenti rincari;

se non ritenga che i recenti conflitti tra Gamberale e il suo ex azionista alle Autostrade, il gruppo Benetton, a parere dell’interrogante inspiegabilmente risolti, non possano apparire essere stati risolti a danno dei consumatori ed utenti, costretti a subire stangate tariffarie a partire dalle tariffe aeroportuali ed autostradali;

quali misure urgenti di propria competenza il Governo intenda attivare per restituire trasparenza, a salvaguardia dell’interesse generale e del bene comune, in operazioni che, a parere dell’interrogante, oltre a mettere a rischio il sudato risparmio postale, sembrano funzionali agli esclusivi interessi di consolidati gruppi clientelari.

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