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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08917
Atto n. 4-08917

Pubblicato il 21 dicembre 2012, nella seduta n. 858

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e della salute. -

Premesso che:

scrive Roberto Giovannini per “La Stampa”: «Lo Stato, alla ricerca disperata e continua di soldi da gettare nella fornace del deficit, è sempre più biscazziere. Ma stavolta forse si esagera: tra qualche mese l’Erario forse potrà incassare persino una fetta del danaro che verrà dissipato in circa mille sale di “live poker”, dove si giocherà dal vivo, insieme ad altre persone, a Poker, Texas Holdem, e quant’altro. Non è una notizia di ieri, anche se ieri si è fatto un gran parlare di full, scale e doppie coppie, con la polemica lanciata da Avvenire e l’approvazione di un subemendamento alla legge di stabilità che accelera i tempi perché gli italiani si possano “divertire” giocando i loro soldi a poker. In realtà la decisione fu presa nel luglio 2011 dal governo Berlusconi, in una delle manovre di Giulio Tremonti. Quello che è successo ieri è che la potente lobby del gioco d’azzardo» è riuscita ad ottenere il rinvio di sei mesi dell’entrata in vigore «delle norme del ministro Balduzzi per limitare le ludopatie. Secondo, al contrario ha respinto – con il paradossale aiuto della Ragioneria dello Stato – il rinvio di sei mesi della gara per l’apertura delle sale di “poker live”. Lotto giochi e lotterie per molti sono la “tassa sugli stupidi”, secondo una definizione attribuita al Conte di Cavour o a Luigi Einaudi. Vero è che nel 2011 gli italiani hanno speso la bellezza di 80 miliardi di euro nei giochi. Sono 1.333 euro a testa, bambini compresi: una non piccola somma. Di questi 80 miliardi, quasi 14 sono finiti nelle casse dell’Erario. Ossigeno puro per lo Stato, se si pensa che l’Imu ha reso 24 miliardi. E un bel business anche per chi gestisce giochi e affini, visto che i concessionari si sono messi in tasca 9 miliardi. Tanti soldi, tanto potere, tanta forza (…). “Vergogna”, tuonava un editoriale di Avvenire, dopo aver scoperto che le (timide) misure per limitare gli effetti del gioco d’azzardo patologico volute dai ministri Balduzzi e Riccardi nottetempo erano state rinviate di sei mesi». Un’altra proposta «prevedeva lo slittamento da gennaio a giugno 2013 della presentazione della gara per l’apertura da parte dei concessionari interessati delle sale di poker “live”, che saranno circa un migliaio. Una proposta cassata dalla Ragioneria dello Stato, secondo cui il rinvio di sei mesi non aveva copertura finanziaria, e avrebbe fatto diminuire le entrate fiscali a vantaggio dello Stato legate al gioco del poker». È stata ripristinata «la scadenza per la presentazione dei bandi per il poker live al prossimo gennaio. (…) Protesta il ministro Balduzzi, protesta il suo collega Andrea Riccardi. Replicano a muso duro da Confindustria Sistema Gioco Italia, l’associazione delle imprese del settore, che negano di essere lobbies irresponsabili e affermano di voler accelerare comunque le misure di informazione per la clientela. Saranno cartelli e messaggi sulla probabilità di vincita e sui rischi del gioco. In ogni caso, ci vorranno mesi prima che gli appassionati (o i malati) possano schierarsi intorno ai tavoli verdi a suon di colore e poker d’assi. E c’è un’incognita che potrebbe far saltare il banco. A gennaio verrà aperta la gara per le nuove sale, ma come chiarisce l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli prima servirà il varo di un regolamento. E soprattutto, “è in corso una riflessione – si legge in una nota – sulla opportunità di introdurre questa tipologia di gioco che, per la prima volta, vedrebbe fisicamente interagire i giocatori, creando problematiche per i controlli sulla regolarità del gioco e per la prevenzione di eventuali fenomeni di riciclaggio”»;

considerato che:

l’interrogante ha presentato numerose interrogazioni nonché un atto di indirizzo per sollevare il grave fenomeno legato direttamente e/o indirettamente al gioco d’azzardo patologico. L’offerta di giochi rischia di presentare un incremento di rischi di deriva di tipo problematico o patologico: l’aumento di richieste di aiuto a servizi pubblici o privati da parte di giocatori o loro familiari, lo sviluppo di forme di auto-aiuto, il crescente allarme sociale legato a fatti di cronaca ed al crescente fenomeno dell’usura in parte imputabile al gioco, ne sono una dimostrazione (atti 4-08833, 4-05116, 4-07742, 4-06882, 4-06477, 3-02899, 1-00222, 4-06089);

nel 2011 la spesa degli italiani per il gioco pubblico è stata di 76,6 miliardi di euro con un incremento del 24 per cento sull’anno precedente. L’Erario ha incassato 9,3 miliardi di euro;

considerando la nuova tassazione del 6 per cento prevista sulle vincite oltre 500 euro, e le entrate per l’Erario potrebbero superare, nel 2012, i 13 miliardi di euro;

va sottolineato che, su 76,6 miliardi di euro giocati, le vincite ammontano a 57,5 miliardi, quindi il margine Erario/concessionari è di 19,10 miliardi, il 33,2 per cento delle vincite;

desta preoccupazione il gioco digitale (Skill games, poker on line, casino) che ha goduto di un incremento del 170 per cento rispetto all’anno precedente;

nel corso della conferenza stampa che si è tenuta al Senato il 4 dicembre 2012 è stato presentato il dossier della campagna “Mettiamoci in gioco” e “Azzardopoli 2.0″;

su “AgenParl” dello stesso giorno si legge: «Siamo sicuri che lo Stato, e la collettività, ci guadagnino favorendo la diffusione del gioco d’azzardo? “Mettiamoci in gioco”, campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo, risponde con un chiaro “no, non ci guadagnano affatto”. Una posizione ribadita oggi rendendo pubblico al Senato un dossier sui costi sociali e sanitari del gioco d’azzardo. All’interno dell’iniziativa Libera ha presentato il dossier “Azzardopoli 2.0″, sulla presenza delle mafie nel settore. (…) Se è vero che lo Stato potrebbe incassare quest’anno 8 miliardi di euro, grazie alle tasse versate dai concessionari dei giochi, la campagna promossa da Acli, Adusbef, Alea, Anci, Anteas, Arci, Auser, Avviso Pubblico, Cgil, Cisl, Cnca, Conagga, Federconsumatori, FeDerSerD, Fict, Fitel, Fondazione Pime, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Uisp stima in una cifra compresa tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro annui i costi sociali e sanitari che il gioco d’azzardo patologico comporta per la collettività. A questi vanno aggiunti 3,8 miliardi di euro di mancato versamento dell’iva, nel caso in cui i 18 miliardi di euro, sul fatturato complessivo, che non tornano ai giocatori in forma di montepremi fossero stati spesi in altri consumi (con iva al 21%). Ma ci sono poi i costi non facilmente stimabili, che riguardano l’aggravarsi di fenomeni sociali rilevanti: le infiltrazioni mafiose nei giochi, la crescita del ricorso all’usura, il peggioramento delle condizioni delle persone più fragili e povere, maggiormente esposte alla seduzione di slot e biglietti della lotteria, i sussidi da versare a chi si rovina giocando, l’incremento delle separazioni e dei divorzi, un aumento impressionante di giocatori tra i minorenni. (…) La campagna stima tra gli 88 e i 94 miliardi di euro il business dell’azzardo, nel nostro paese, per l’anno in corso, terza industria nazionale con il 4% del Pil prodotto. Ma se il giro d’affari cresce, le entrate per lo Stato – in percentuale – scendono incessantemente: si è passati dal 29,4% del 2004 all’8,4% del 2012, sul totale del fatturato. Che significa una cifra più o meno simile di entrate fiscali mentre il fatturato è cresciuto di quasi il 400 per cento (…) Mentre i consumi e i risparmi delle famiglie italiane decrescono, dunque, le spese per i giochi non conoscono crisi: siamo il primo paese al mondo per il Gratta e vinci, abbiamo un numero pro capite di macchine da gioco di ultima generazione – le Vlt – triplo rispetto agli Stati Uniti, deteniamo il 23% del mercato mondiale del gioco on line. La spesa pro capite annua per ogni italiano maggiorenne va, a seconda delle stime, da 1703 a 1890 euro. Le persone che hanno problemi di dipendenza sono tra le 500mila e le 800mila, quelle a rischio sono quasi due milioni. Insomma, l’Italia è tra i primi paesi al mondo per consumi di gioco d’azzardo. (…) Il Dossier di Libera “Azzardopoli 2.0″ segnala cifre allarmanti anche per quanto riguarda il coinvolgimento delle mafie e il gioco illegale. Ammonta a 15 miliardi di euro il fatturato stimato del gioco illegale per il 2012. Ben 49 clan gestiscono giochi di vario genere: dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone. (…) Con la presentazione dei due dossier la campagna si rivolge prima di tutto alle Istituzioni e ai partiti affinché intervengano in modo molto più incisivo in materia di gioco d’azzardo, ponendo al primo posto la tutela della salute del cittadino. La recente vicenda del decreto Balduzzi sulla sanità ha evidenziato ancora una volta la forza della lobby dell’azzardo, capace di affondare i buoni propositi del ministro. È invece necessario che il tema sia messo al più presto in agenda, fin dall’inizio della prossima legislatura. È evidente che i dati sul fenomeno di cui disponiamo sono largamente insufficienti. La campagna ha voluto raccoglierli per evidenziare tutti i punti problematici, ma è urgente un’azione di indagine per valutare il fenomeno del gioco d’azzardo e i costi sociali e sanitari che comporta. A tal proposito, la campagna rivolge un appello al mondo dell’università e della ricerca per realizzare insieme indagini più estese ed accurate. Infine, tutto questo sarà possibile solo con un forte coinvolgimento dell’opinione pubblica, che non ha affatto chiare tutte le implicazioni e i rischi della diffusione del gioco d’azzardo»,

si chiede di sapere:

quali iniziative legislative, anche urgenti, il Governo intenda assumere al fine di bloccare l’apertura delle sale per l’esercizio del poker sportivo, anche alla luce della nota dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per cui è in corso una riflessione sulla opportunità di introdurre questa tipologia di gioco, che, per la prima volta, vedrebbe fisicamente interagire i giocatori, creando problematiche per i controlli sulla regolarità del gioco e per la prevenzione di eventuali fenomeni di riciclaggio;

quali iniziative intenda assumere al fine di evitare che le famiglie italiane, attratte dal miraggio del facile ed immediato arricchimento in una situazione di massima crisi economica accompagnata da pesante disoccupazione, continuino a precipitare in vere e proprie forme di dipendenza patologica da gioco.

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