Aumenti tariffe postali

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08944
Atto n. 4-08944

Pubblicato il 16 gennaio 2013, nella seduta n. 860

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che a parere dell’interrogante:

la crisi economica prodotta dall’avidità dei banchieri, che non vengono mai chiamati a risponderne, ha effetti devastanti sulle famiglie e sui consumatori, costretti ad una pressione fiscale senza precedenti che ha superato il 45 per cento; ad una perdita del potere di acquisto con l’inflazione registrata al 3 per cento e quella relativa ai beni di consumo al 4,3 per cento; a confrontarsi con un debito pubblico aumentato negli ultimi 12 mesi di ben 102 miliardi di euro ed arrivato a 2.014 miliardi di euro, con un gravame di ben 1.705 euro di costi occulti pro capite, solo nell’ultimo anno;

all’interno di questo scenario drammatico per le tasche delle famiglie, aggravato dalla rata dell’imposta municipale unica (Imu) il cui ricavo complessivo ha superato 24 miliardi di euro, dei quali 4 per la prima casa, a quanto risulta all’interrogante dirottati per il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena, i consumatori subiscono nuovi aumenti tariffari, che sono particolarmente odiosi per i servizi postati;

l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), presieduta da Angelo Cardani, ha varato, alla vigilia di Natale, a giudizio dell’interrogante per assecondare i desiderata delle Poste e per finanziare, col sudato risparmio postale, un carrozzone gestito con criteri “amicali” dalla Cassa Depositi e Prestiti, l’ennesima stangata postale tariffaria;

il bilancio di Poste Italiane SpA (partecipata al 100 per cento dal Ministero dell’economia e delle finanze), con oltre 9 miliardi di ricavi da mercato e 699 milioni di utile netto, è stato realizzato a carico degli utenti e dei consumatori, che già avevano subito aumenti tariffari superiori al tasso di inflazione, nonché dei lavoratori, che nell’ultimo decennio hanno sofferto una perdita di 15.659 posti di lavoro;

in una fase di acuta crisi economica, la delibera n. 640/12 dell’Agcom, che ha approvato la manovra tariffaria di Poste Italiane il 20 dicembre 2012, pubblicandola sul proprio sito Internet il 24 dicembre 2012, non è solo censurabile per aver assecondato la maggior parte delle richieste di Poste Italiane, ma è anche immorale per l’assenza assoluta di trasparenza ed eticità nella decisione;

tale delibera, allo scrutinio dell’Adusbef che la sta esaminando per una doverosa impugnativa in sede amministrativa, ha approvato aumenti tariffari superiori di oltre dieci volte il tasso di inflazione, per ricavare dalle tasche della collettività generale risorse utilizzate anche per finanziare la Cassa Depositi e Prestiti, gestita in prevalenza dalle Fondazioni bancarie, che pare una nuova Iri;

si riportano alcuni esempi degli aumenti tariffari che sono scattati dal 1° gennaio 2013: 1) posta prioritaria formato piccolo standard: peso 20 grammi, tariffa 2012 euro 0,60, tariffa 2013 euro 0,70 con una variazione di aumento del 16,67 per cento; peso da 20 a 50 grammi, tariffa 2012 euro 1,40, tariffa 2013 euro 1,90 con una variazione di aumento del 35,71 per cento; 2) posta prioritaria, formato medio standard: peso da 20 a 50 grammi, tariffa 2012 1,40 euro, tariffa 2013 1,90 euro con una variazione di aumento del 35,71 per cento; peso da 50 a 100 grammi, tariffa 2012 euro 1,50, tariffa 2013 2,10, con una variazione di aumento del 35,71 per cento; peso da 100 a 250 grammi, tariffa 2012 euro 2,00, tariffa 2013 euro 2,60 con una variazione di aumento del 30 per cento; peso da 250 a 350 grammi, tariffa 2012 euro 2,20, tariffa 2013 euro 3,20 con una variazione di aumento del 45,45 per cento; 3) posta prioritaria formato extra o qualunque formato non standard: peso 20 grammi, tariffa 2012 euro 1,40, tariffa 2013 euro 1,90 con una variazione di aumento del 35,71 per cento; peso da 20 a 50 grammi, tariffa 2012 euro 1,50, tariffa 2013 euro 2,10 con una variazione di aumento del 40 per cento; da 50 a 100 grammi, tariffa 2012 2 euro, tariffa 2013 2,60 euro con una variazione di aumento del 30 per cento; da 100 grammi a 250 grammi, tariffa 2012 euro 2,20, tariffa 2013 euro 3,20 con una variazione di aumento del 45,45 per cento; 4) raccomandata: peso 20 grammi, tariffa 2012 euro 3,30, tariffa 2013 euro 3,60 con una variazione di aumento del 9,09 per cento; peso da 20 a 50 grammi, tariffa 2012 euro 4,40, tariffa 2013 euro 4,65 con una variazione di aumento del 5,68 per cento; peso da 50 a 100 grammi, tariffa 2012 euro 4,75, tariffa 2013 euro 4,95 con una variazione di aumento del 4,21 per cento; peso da 100 a 250 grammi, tariffa 2012 euro 4,95, tariffa 2013 euro 5,35, con una variazione di aumento dell’8,08 per cento; peso da 250 a 350 grammi, tariffa 2012 euro 5,35, tariffa 2013 euro 6 con una variazione di aumento del 12,15 per cento; 5) avviso di ricevimento per raccomandata: variazione in aumento, da gennaio 2013 la tariffa passa da 0,60 a 0,70 con un incremento del 16,67 per cento; 6) raccomandata con avviso di ricevimento: peso 20 grammi, tariffa 2012 euro 3,90, tariffa 2013 euro 4,30 con una variazione di aumento del 10,26 per cento; peso da 20 a 50 grammi, tariffa 2012 euro 5,00, tariffa 2013 euro 5,35 con una variazione di aumento del 7 per cento; peso da 50 a 100 grammi, tariffa 2012 euro 5,35, tariffa 2013 euro 5,65 con una variazione di aumento del 5,61 per cento; peso da 100 a 250 grammi, tariffa 2012 euro 5,55, tariffa 2013 euro 6,05 con una variazione di aumento del 9,01 per cento; peso da 250 a 350 grammi, tariffa 2012 euro 5,95, tariffa 2013 euro 6,70 con una variazione di aumento del 12,60 per cento; 7) atti giudiziari: peso 20 grammi, tariffa 2012 euro 6,60, tariffa 2013 euro 7,20 con una variazione di aumento del 9,09 per cento; peso da 20 a 50 grammi, tariffa 2012 euro 7,70, tariffa 2013 euro 8,25 con una variazione di aumento del 7,14 per cento; peso da 50 a 100 grammi, tariffa 2012 euro 8,05, tariffa 2013 euro 8,55 con una variazione di aumento del 6,21 per cento; peso da 100 a 250 grammi, tariffa 2012 euro 8,25, tariffa 2013 euro 8,95 con una variazione di aumento dell’8,48 per cento; peso da 250 a 350 grammi, tariffa 2012 euro 8,65, tariffa 2013 euro 9,60 con una variazione di aumento dell’11,51 per cento; peso da 350 a 1.000 grammi, tariffa 2012 euro 10,65, tariffa 2013 10,95 con una variazione di aumento del 2,82 per cento; peso da 1.000 a 2.000 grammi, tariffa 2012 euro 13,15, tariffa 2013 euro 13,45 con una variazione di aumento del 2,28 per cento; 8) variazione in aumento: luglio 2012: il pagamento tramite bollettini postali sale da euro 1,10 a euro 1,30 euro (incremento del 18,18 per cento); gennaio 2013: il canone annuo del Bancoposta unito al canone passa da 30,99 a 48 euro (incremento del 58,08 per cento); il costo degli assegni, prima gratuiti passa a 3 euro per un carnet da 10;

tali aumenti procurano un danno irreparabile ai cittadini ed all’economia del Paese;

a fronte di aumenti fino al 45,45 per cento, chi ha gestito Poste Italiane SpA, anziché creare nuovi posti di lavoro, ha diminuito il personale dipendente: nel 2002 con una media annuale di 158.002 dipendenti; nel 2007 con una media annuale di 155.736 dipendenti, e una riduzione di 2.266 unità di personale rispetto al 2002; nel 2009 con una media annuale di 148.550 dipendenti, e una riduzione del 7.186 unità di personale rispetto al 2007; nel 2010 con una media annuale di 146.014 dipendenti, e una riduzione di 2.536 unità di personale rispetto al 2009; nel 2011 con una media annuale di 142.343 dipendenti, e una riduzione di 3.671 unità di personale rispetto al 2011;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

l’aumento del canone di Banco Posta da 30,99 a 48 euro, oltre all’aumento del costo dei bonifici aumentati ed all’introduzione del pagamento degli assegni, che potrebbe produrre un incasso superiore a 150 milioni di euro, costituisce l’ennesimo danno a carico dei consumatori-utenti e delle famiglie;

tali aumenti ingiustificati, varati alla vigilia di Natale, sono da considerare censurabili almeno per il profilo di assoluta segretezza, probabilmente finalizzata ad impedire la giustificata reazione dei consumatori, stanchi di subire vessazioni ed angherie da parte di Autorità, che avrebbero il dovere di terzietà e di tutela dei diritti e degli interessi dei consumatori-utenti,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che la perdita dei posti di lavoro, che ammonta alla cifra di ben 15.659, non costituisca un grave ed irreparabile danno a numerose famiglie che non riescono più a sopravvivere, e vanno ad allungare la catena dei nuovi poveri (oltre 7,5 milioni), che hanno redditi inferiori agli standard Istat per la sopravvivenza;

quali misure urgenti intenda attivare per offrire livelli minimi di tutela a famiglie vessate da aumenti di prezzi e tariffe ed a piccole e medie imprese, vessate dalle banche, costrette a chiudere o a ridimensionare la propria attività con gravissimo nocumento alla ripresa ed all’uscita dalla crisi.

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