Consob denunciata da Federconsumatori per mancanza di terzietà

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08925
Atto n. 4-08925

Pubblicato il 28 dicembre 2012, nella seduta n. 859

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

le autorità garanti, come la Consob, hanno la funzione di vigilare, specie nel delicato settore del credito e del risparmio, per impedire abusi di mercato e per garantire i diritti di consumatori, risparmiatori, utenti. Ma, specie negli ultimi mesi, si assiste, a giudizio dell’interrogante, ad un degrado delle funzioni di vigilanza, se non di vera e propria collusione con le imprese vigilate, come dimostrano le inchieste di “Report”, condotte da Milena Gabanelli;

un articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” del 21 dicembre 2012 mette in luce la totale mancanza di terzietà della Consob, denunciata per la fattispecie da Federconsumatori. Nell’articolo, dal titolo “Risparmio tradito dietro l’angolo, Federconsumatori denuncia la Consob. Duro attacco dell’associazione all’Authority di vigilanza dei mercati: ‘Inerzia a volte sfociata in un’eccessiva vicinanza al mercato e in una scarsa attenzione verso i consumatori’. Esposto alla Procura di Roma per portare alla luce ‘le reiterate violazioni di legge che caratterizzano le scelte gestionali della presidenza Vegas e che contrastano con il ruolo che la Commissione dovrebbe svolgere nell’interesse del Paese’”, si legge: «Il fantasma del risparmio tradito, con i casi Cirio e Parmalat che ancora pesano sulle tasche degli italiani, aleggia sul Paese travolto dalla crisi. E chi dovrebbe vigilare, l’arbitro, è parziale, inerte, poco indipendente e trasparente. Questi, in sintesi, i cardini della denuncia della Federconsumatori nei confronti della Consob, l’autorità di vigilanza dei mercati finanziari che dal 2010 è guidata da Giuseppe Vegas, l’ex braccio destro di Giulio Tremonti al Tesoro con una lunga carriera alle spalle di uomo della pubblica amministrazione, nonché di parlamentare prima di Forza Italia e poi del Pdl. Due i punti principali al centro dell’attacco dell’associazione dei consumatori sfociate in diffide formali, ricorsi a Tar e, infine, in un esposto alla Procura di Roma. Innanzitutto una maggiore propensione della Commissione di vigilanza dei mercati a prestare il fianco alle “posizioni rappresentate dall’industria finanziaria”, lasciando “sistematicamente inascoltate” le istanze indipendenti del mondo accademico e quelle pro consumatori delle associazioni apposite e dei sindacati nell’ambito delle consultazioni per le revisioni regolamentari. “I tavoli di semplificazione normativa avviati dal Presidente della Consob a inizio mandato, la crescente disattenzione per la trasparenza dei rischi tramite scenari probabilistici e le decisioni organizzative sulla camera di conciliazione ne sono esempi palesi – denuncia Federconsumatori in una nota – La trasparenza dei rischi attraverso le probabilità a supporto delle decisioni di investimento, che il Presidente della Consob in più occasioni, e da ultimo all’audizione della Camera del 25 ottobre, ha osteggiato o addirittura denigrato, basandosi su inesistenti divieti comunitari, è uno strumento essenziale per la tutela del risparmio e del denaro pubblico, dato che anche enti locali e Stato devono interfacciarsi con la finanza e con i derivati”. Tanto più se “si pensa che il trasferimento di flussi finanziari, a vantaggio delle banche e a danno del risparmio nel caso in cui questo diventi preda di finanza ‘tossica’, rappresenta un problema di sottrazione di risorse non solo per i consumatori ma anche per il sistema Paese, dato che a beneficiarne sono spesso banche estere, magari anche al di fuori della nostra area valutaria”, prosegue l’associazione che parla di “inerzia della Consob che, a volte, è addirittura sfociata in un’eccessiva ‘vicinanza’ al mercato e in una scarsa ‘attenzione’ verso i consumatori”. Il riferimento, in particolare, è alla proposta di Federconsumatori di evitare nuovi episodi di risparmio tradito grazie a titoli trasparenti con l’introduzione dell’obbligo per chi li vende di fornire informazioni sulla loro probabilità di guadagno e di perdita. Questa proposta è stata però scartata dall’Authority di vigilanza dei mercati finanziari perché sarebbe in contrasto con la normativa comunitaria. L’adozione di scenari probabilistici di rendimento “non è assolutamente in contrasto con le norme Ue – controbatte il vicepresidente di Federconsumatori, Francesco Avallone – la Consob preferisce occuparsi delle banche internazionali che vengono a fare razzia in Italia piuttosto che delle famiglie. Con un risparmio accumulato che, nonostante la crisi, vale oltre 6 volte il Prodotto interno lordo, sono però proprio le famiglie a reggere il Paese”. In secondo luogo, l’associazione dei risparmiatori punta il dito contro la riorganizzazione interna della Commissione varata dall’era Vegas, che “hanno limitato la collegialità delle decisioni, ostacolando il virtuoso circuito della qualità e dell’indipendenza degli accertamenti e riducendo l’efficienza dell’azione della Consob”. I “riordini” deliberati dall’Authority, secondo Federconsumatori, sono “afflitti da esuberanza burocratica: con poco più di 500 dipendenti, la Consob è passata da 40 centri organizzativi (31 uffici e 9 divisioni) a 70 (51 uffici, 9 divisioni, 3 aree, 7 tavoli di coordinamento)”»;

considerato che, a giudizio dell’interrogante:

sarebbe criticabile che la Consob, invece di offrire tutela al risparmio accumulato dalle famiglie, che, nonostante la crisi, continua a rappresentare un importante volano per la ripresa economica con un valore di circa 6 volte il prodotto interno lordo, preferisse effettivamente occuparsi delle banche internazionali “che vengono a fare razzia in Italia”, come sarebbe dimostrato dai prodotti derivati collocati presso enti locali ed imprese portati al fallimento;

sarebbe altresì censurabile che la riorganizzazione interna della Commissione, varata sotto la Presidenza di Vegas, avesse avuto come obiettivi principali quelli di limitare la collegialità delle decisioni, ostacolando il virtuoso circuito della qualità e dell’indipendenza degli accertamenti, di ridurre l’efficienza dell’azione dell’autorità e, al contempo, di accrescere in modo significativo le strutture burocratiche (se fosse effettivamente confermato che, con poco più di 500 dipendenti, la Consob sia passata da 40 a 70 centri organizzativi);

sarebbe opportuno fare luce sulle ragioni che hanno indotto la Consob ad abbandonare i tavoli di semplificazione normativa avviati dal Presidente a inizio mandato, nonché sui motivi che hanno determinato la crescente disattenzione per la trasparenza dei rischi ottenuta tramite scenari probabilistici, che, nella recente sentenza della Procura di Milano contro alcune banche, ha consentito un risarcimento a favore del Comune di Milano di 88 milioni di euro;

sarebbe opportuno accertare se l’atteggiamento in più occasioni manifestato dal Presidente della Consob in merito alla trasparenza dei rischi attraverso l’elaborazione di prospetti probabilistici, a supporto delle decisioni di investimento, che sarebbero stati osteggiati o addirittura denigrati, adducendo divieti comunitari, a quanto risulta all’interrogante inesistenti, non sia funzionale ai desiderata dei banchieri, che non vogliono regole relative agli investimenti, per poter continuare a mettere in campo nell’opacità azioni ingannevoli, come dimostrato dalla sentenza del giudice Magi sui derivati avariati collocati presso il Comune di Milano;

sarebbe grave se l’inerzia della Consob fosse sfociata in un’eccessiva vicinanza al mercato e in una scarsa attenzione verso i consumatori, atteso che il trasferimento di flussi finanziari, a vantaggio delle banche e a danno del risparmio, nel caso in cui questo sia divenuto preda di finanza “tossica”, pare si sia tradotto in una sottrazione di risorse non solo per i consumatori, ma anche per il sistema Paese, dato che a beneficiarne sono state spesso banche estere, magari anche al di fuori dell’area valutaria nazionale,

si chiede di sapere:

se quanto illustrato in premessa non debba indurre il Governo a promuovere iniziative normative volte ad evitare nuovi episodi di risparmio tradito, grazie a titoli resi trasparenti dall’introduzione dell’obbligo, per chi li vende, di fornire informazioni sulla loro probabilità di guadagno e di perdita;

quali misure urgenti di propria competenza il Governo intenda attivare per impedire che il sudato risparmio degli italiani possa essere dissipato dalla finanza.

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