Ligresti-Fonsai-Consob-Isvap

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03220
Atto n. 3-03220 (con carattere d’urgenza)

Pubblicato il 21 dicembre 2012, nella seduta n. 858

LANNUTTI , CARLINO – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

lo scandalo Fonsai Ligresti, che ha prodotto un buco di 2,5 miliardi di euro, a giudizio degli interroganti soprattutto per l’omessa vigilanza della Consob e dell’Isvap, il cui presidente Giannini è stato raggiunto da un avviso di garanzia, si arricchisce ogni giorno di nuove rivelazioni da parte dei magistrati di Milano e di Torino che hanno aperto inchieste penali anche per il reato di falso in bilancio;

come raccontano Sandro De Riccardis e Giovanni Pons per “la Repubblica” del 21 dicembre 2012: «L’inchiesta sulla scalata al gruppo Fonsai e sul fallimento delle società di Salvatore Ligresti prosegue a spron battuto. Ieri è stato sentito per quasi due ore in procura, dal pm Luigi Orsi, Giovanni Perissinotto, ad fino alla scorsa estate di Generali. Le indagini del pm e del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza hanno portato finora all’iscrizione nel registro degli indagati dello stesso immobiliarista siciliano, dei suoi figli e dell’ad di Mediobanca Alberto Nagel, tutti indagati per ostacolo agli organi di vigilanza per il presunto patto occulto tra Mediobanca e la famiglia Ligresti. L’inchiesta di Orsi sta approfondendo, oltre alle operazioni immobiliari che hanno portato al fallimento di Imco e Sinergia, gravate da circa 400 milioni di debiti, anche alcune acquisizioni di compagnie assicurative italiane ed estere effettuate dal gruppo Fonsai e che sarebbero state sollecitate da Mediobanca e da altri consulenti vicini alla società. Tra queste vi è sicuramente l’acquisizione, avvenuta a inizio 2008 su consiglio di Kpmg, dell’83% di Ddor Novi Sad, compagnia serba pagata in totale più di 270 milioni di euro a fronte di 300 milioni di premi oggi in gran parte evaporati. Non a caso, dal punto di vista finanziario, gli investigatori sospettano che questo tipo di operazioni siano state ancora più dannose di quelle immobiliari per i bilanci della Fonsai. Un altro esempio è quello della Liguria assicurazioni, compagnia da 150 milioni di premi passata ai Ligresti nel primo semestre 2006 per 148 milioni, più 50 di garanzia su un eventuale sottoriservazione. Dopo aver versato altri 200 milioni in conto aumento di capitale, che hanno portato il costo totale a 350 milioni, oggi la Liguria è valutata nel bilancio Fonsai solo 167 milioni. Mediobanca a quell’epoca assistette la famiglia De’ Longhi, venditrice della Liguria attraverso una società off shore, la Gaula Consultadoria e Investimentos. Un terzo caso riguarda l’operazione Popolare Vita, accordo di bancassurance siglato nel 2007 da Fonsai insieme al Banco Popolare per vendere le polizze vita in 2mila sportelli. L’esborso iniziale per Fonsai fu di 530 milioni, a cui seguì una ricapitalizzazione per altri 94 milioni più il conferimento di una partecipata del valore di 200 milioni. In totale più di 800 milioni di costo per una partnership che nel 2017 avrebbe dovuto portare 6 miliardi di premi (oggi è in perdita) con la consulenza specifica di Mediobanca e Kpmg. Per analizzare questi aspetti negli ultimi mesi, oltre a Salvatore Ligresti, accompagnato in procura dal suo legale Gianluigi Tizzoni, sono sfilati davanti a Orsi altri importanti manager come l’ex direttore generale di Fonsai, Piergiorgio Peluso, figlio del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, liquidato con 3,6 milioni di euro per un anno di lavoro in azienda, o come il consulente Fulvio Gismondi e l’ex ad di Fonsai, Emanuele Erbetta. Da ultimo è toccato a Perissinotto, uscito da Trieste con un anno d’anticipo accusando esplicitamente Mediobanca, principale azionista di Generali, della sua estromissione. Perissinotto nel suo j’accuse sosteneva che il vero motivo del suo licenziamento era l’inesistente sostegno alla veneta Palladio, rivale di Unipol per l’acquisto di Fonsai. E tra le varie accuse, Perissinotto aveva parlato di “seri dubbi sulla visione strategica di questa operazione (fusione Unipol-Fonsai, ndr) non solo per la inquietante prova che non si può certo ignorare riguardante la salute finanziaria di quello che dovrebbe essere il salvatore”. Chi non ha mai sollevato alcun rilievo sull’operazione, invece, sono le authority Consob e Isvap. Ma ora la procura vuole verificare se i giudizi della prima non siano stati condizionati dai rapporti tra Fonsai e Marco Cardia, figlio dell’ex presidente della Consob Lamberto Cardia, che ha staccato parcelle per consulenze legali pari a 1,2 milioni di euro, mentre il presidente dell’Isvap Giancarlo Giannini risulta indagato per concorso in falso in bilancio nel filone torinese dell’inchiesta per presunti omissioni e ritardi nei controlli. L’impressione è che l’inchiesta sia solo all’inizio»;

considerato che, a giudizio degli interroganti:

l’acquisizione, avvenuta a inizio 2008 su consiglio di Kpmg, dell’83 per cento di Ddor Novi Sad, compagnia serba pagata in totale più di 270 milioni di euro a fronte di 300 milioni di premi oggi in gran parte evaporati, sarebbe avvenuta con la diretta complicità delle autorità preposte ai controlli, che, invece di adempiere alle loro funzioni di vigilanza, paiono essersi preoccupate di procurare consulenze e carriere a familiari di Giannini e di Cardia;

tali operazioni sono state dannose per gli azionisti ed i soci minori;

sarebbe opportuno assicurare la legittimità dell’operato di Consob e Isvap (quest’ultimo sotto scrutinio penale di due Procure della Repubblica ed il cui presidente, Giancarlo Giannini, risulta indagato per concorso in falso in bilancio nel filone torinese dell’inchiesta per presunti omissioni e ritardi nei controlli), nonché accertarsi che i giudizi della prima non siano stati condizionati dai rapporti tra Fonsai e Marco Cardia, figlio dell’ex presidente della Consob Lamberto Cardia, che avrebbe ricevuto, per consulenze legali, una cifra pari a 1,2 milioni di euro, al fine di ripristinare credibilità ed una corretta e trasparente azione di vigilanza,

si chiede di sapere se il Governo, che spesso non ha dato risposta alle numerose interrogazioni ed interpellanze in materia, non ritenga doveroso intervenire con iniziative legislative per ripristinare la terzietà e l’autonomia di autorità di vigilanza, come Isvap e Consob, che, a parere degli interroganti, assecondando gli esclusivi interessi di banche ed assicurazioni, hanno perso qualsiasi credibilità.

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