SNAI-speculazione finanziaria

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08941
Atto n. 4-08941

Pubblicato il 16 gennaio 2013, nella seduta n. 860

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che scrive Fabio Pavesi per “il Sole-24 ore” del 10 gennaio 2013: «Sembrava a tutti gli effetti una scommessa vincente. Si è invece rivelata (fino ad ora) un colossale flop. La giocata sulla Snai da parte della InvestIndustrial del finanziere Andrea Bonomi e della Palladio del duo Roberto Meneguzzo e Giorgio Drago non sta dando i frutti sperati. Al contrario accumula per ora pesanti perdite, di almeno 130 milioni da spartire tra i due fondi. Tutte potenziali ovviamente, dato che l’orizzonte di investimento è di almeno 5-7 anni. Ma è un fatto che quell’acquisto nel marzo del 2011 della maggioranza del capitale della società dei giochi e delle scommesse è già in profondo rosso. Il prezzo pagato poco meno di 2 anni fa, per il 67% del capitale della Snai fu di 2,36 euro per azione. Oggi, nonostante il recentissimo rialzo boom, il titolo quota 0,87 euro. Strappo all’insù, arrestatosi ieri, e avviato il 2 gennaio e che ha portato Snai a guadagnare il 90% in una manciata di sedute. Cosa ci sia dietro a tanto entusiasmo è assai aleatorio. C’è chi fa notare che potrebbe finalmente avviarsi la valorizzazione immobiliare dell’area dell’ippodromo di San Siro a Milano, dopo che la società ha sospeso le attività ippiche per la forte contrazione del business. Sarà. Ma pare più un azzardo speculativo che altro. Di quella valorizzazione immobiliare dell’area posseduta dalla controllata Trenno srl si parla da almeno un decennio. Ma occorrono accordi e varianti urbanistiche con il Comune di Milano. Quello strappo pare più un’occasione per ridurre, anche se di poco, il divario tra l’alto prezzo d’acquisto delle azioni Snai da parte dei due fondi d’investimento e i minimi storici toccati dalle quotazioni. Già perché se si guarda un grafico di borsa si scopre che mai ingresso nel capitale fu più intempestivo. Da giugno del 2011 (tre mesi dopo l’acquisizione) il titolo Snai non ha fatto che inabissarsi. Da 2,4 euro è sceso a soli 53 centesimi di fine dicembre 2011. Cosa è successo di così grave? Poco o nulla. In realtà già all’atto dell’acquisto Snai non brillava di buona salute. Nel 2010 la perdita era di 32 milioni con un debito di 300 milioni sul groppone. L’anno dell’ingresso di Bonomi e il duo Meneguzzo e Drago le cose sono anche peggiorate: la perdita è arrivata a 44 milioni e il debito netto finanziario è salito a 354 milioni. E non che i primi 9 mesi del 2012 invertano la tendenza. Snai è in rosso già a livello di utile operativo, produce perdite per 24 milioni e ha un rapporto tra il debito e il margine lordo che supera le 7 volte. Un livello di chiaro pericolo. I nuovi proprietari di Snai non sono riusciti a cambiare rotta alla società. Eppure in quel mercato non tutti perdono. Basti guardare al competitor quotato. La Lottomatica corre come un treno. Utili a 170 milioni nei primi 9 mesi del 2012 (+34% sull’anno precedente) e in borsa il titolo fa +56% su base annua. I giochi non sono uguali per tutti»;

considerato che, come si apprende dalla lettura di un articolo apparso il 24 ottobre 2012 sul blog “Bpmleaks”: «esiste un titolo, quotato alla Borsa Valori di Milano, che corrisponde al nome di Snai S.p.A., la cui situazione è forse un “unicum” assoluto, in Italia, perché all’estero, anche in Chad, sarebbe già stato cancellato dalla lista delle quotate a N’Djamena. Il valore di questo titolo non dipende dalle performance nel corso dell’anno, degli anni, dai profitti, dalle perdite, dagli investimenti, etc., ma solo ed esclusivamente dai “capricci” del suo maggior azionista (maggioranza assoluta) che è anche il suo maggiore creditore», cioé banca UniCredit;

a fine ottobre le azioni di Snai perdevano in maniera consistente tanto che il valore della società era di 86 milioni di euro, a fronte di oltre 350 milioni di euro di debiti e di perdite 2011 per 40 milioni di euro;

al 30 giugno 2012, «causa lo slittamento della data per il pagamento dell’imposta sulle scommesse, i debiti erano momentaneamente scesi a 337 Milioni di Euro. Il Consiglio di Amministrazione di UniCredit potrebbe chiedere a Snai S.p.A. il rientro di quei debiti e la Società fallirebbe»;

ma c’è da chiedersi come potrebbe il C.d.A. Unicredit «chiedere il rientro a una società che lui stesso ha fatto acquistare a persone come Bonomi, Benetton, Generali & Co., cui ha fornito i soldi per l’operazione (…), essendo coinvolta (la stessa Banca) anche nella pratica Cogetech (220 Milioni di Euro di multa per le slot – machines – 200 Milioni per Snai) con uno dei protagonisti»;

l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ha aperto «le buste relative alle offerte per l’assegnazione delle 2.000 sale corse, di cui all’ultimo Bando di concorso Europeo», e pare che Snai sia scesa in gara per 300 o 400 di queste sale corse;

in un altro articolo pubblicato sullo stesso blog il 14 dicembre 2012, si apprende che «Bonomi è stato portato in tribunale dalla parte lesa Francesco Corallo, un magnate del gioco che possiede il gruppo italiano di casinò B Plus e secondo il Daily Telegraph, è ricercato dall’Interpol per “criminalità organizzata”. (…) In una causa complicata, Bonomi è accusato di aver utilizzato la sua posizione presso la Banca Popolare di Milano per distruggere gli interessi di business di Corallo. L’abitazione di quest’ultimo è stato perquisita nel 2011 dalla “polizia nell’ambito di un investigazione su finanziamenti discutibili” emessi da suddetta banca, e lui ora vuole un risarcimento per la fantastica somma di € 800 milioni»;

considerato inoltre che ad avviso dell’interrogante:

l’organo di controllo deve provvedere a vigilare sugli istituti bancari affinché, pur nel rispetto dell’autonoma valutazione del rischio del credito, non continuino, da una parte, ad adottare misure restrittive nei confronti della concessione del credito ai risparmiatori, e, dall’altra, a sperperare denaro con gestioni eccessivamente dispendiose avvantaggiando unicamente i vertici;

la Consob non è mai intervenuta sulla situazione e questo silenzio dell’Autorità ha contribuito ad istigare il mercato del “parco buoi” al massacro, per tenere in vita oltre ogni limite una società fallita, e per salvare da qualche indagine seria UniCredit,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti quali garanzie di solidità economica e finanziaria fornisca Snai SpA con 350 milioni di euro di debiti e con 40 milioni di euro di perdite già nel 2011;

se corrisponda al vero che stia per avviarsi il progetto di valorizzazione immobiliare dell’area dell’ippodromo di San Siro a Milano, nonostante la società abbia dovuto sospendere le attività ippiche per la forte contrazione del business e se il Governo non ritenga che questo rappresenti un puro azzardo speculativo per ridurre il divario tra l’alto prezzo d’acquisto delle azioni Snai da parte dei due fondi d’investimento e i relativi minimi storici toccati dalle quotazioni.

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