Prefetto di Roma Pecoraro – Bisignani

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00412
Atto n. 2-00412

Pubblicato il 26 gennaio 2012
Seduta n. 665

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’interno. -

Premesso che:

la tela di ragno della P4 e di Luigi Bisignani, che ha patteggiato una pena di oltre un anno di carcere con i magistrati di Napoli che indagano sulla cricca che lambisce, ed in alcuni casi si interseca all’interno di alcune importanti istituzioni, coinvolge anche il prefetto della capitale;

in un articolo, corredato di video-intervista-pubblicato sul sito del “Corriere della sera”, a cura di Luca Chianca, emergono fatti inquietanti che dovrebbero indurre il prefetto Pecoraro a presentare spontanee dimissioni, per lo stesso decoro istituzionale: «”Io parlo con Bisignani come si parla ad un amico”, racconta nel febbraio del 2011 il Prefetto di Roma ai magistrati di Napoli che indagano sulla P4. A giugno dello stesso anno, l’amico Luigi Bisignani viene arrestato e a novembre patteggia la pena a 19 mesi, sia per l’accusa di favoreggiamento e rivelazione di segreto, sia per quella più grave di associazione per delinquere. Il Prefetto Pecoraro lo abbiamo intervistato un paio di settimane fa sull’emergenza rifiuti del comune di Roma e non potevamo non chiedergli anche delle telefonate intercorse con Luigi Bisignani, agli atti dell’ordinanza di custodia cautelare. Nulla di illegale sia ben chiaro, visto che Pecoraro non è stato indagato, ma sicuramente di rilevanza pubblica visto i ruoli che ricopre: Prefetto dal 2008 e, dal settembre scorso, anche Commissario per l’emergenza ambientale della provincia di Roma. “Appare inquietante il fatto che il Bisignani e il Prefetto Pecoraro parlino dell’ordine del giorno del Copasir – scrivono i pm – se si pensa che il Bisignani è soggetto assolutamente estraneo alle Istituzioni dello Stato”. Intercettati al telefono, Pecoraro dice a Bisignani di aver appreso che il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti avrebbe trattato e messo all’ordine del giorno le dichiarazioni di Ciancimino e del “Papello”. Durante l’interrogatorio, i magistrati chiedono a Pecoraro da chi avesse saputo che il Copasir si sarebbe occupato della vicenda. Risponde il Prefetto: “In questo momento non sono in condizione di dire da chi io abbia appreso della presunta iniziativa del Copasir”. Un’altra telefonata tra i due amici è legata ad un progetto in costruzione di un parco giochi di Valmontone, il Rainbow MagicLand. “Chiamai il Bisignani chiedendo chi fossero i proprietari del parco giochi e Bisignani mi fece sapere che dietro c’era anche Angelo Rovati (ex consigliere di Romano Prodi a palazzo Chigi, ndr)”, spiega Pecoraro ai magistrati. C’erano dei problemi di viabilità legati alla prossima apertura del parco e, visto che per conoscere i proprietari bisognava fare una serie di verifiche, la via più breve era chiedere a Bisignani. “Che un Prefetto della Repubblica ritenga normale rivolgersi ad un privato cittadino per contattare un imprenditore coinvolto in un procedimento amministrativo di sua competenza la dice ancora una volta lunga sull’anomalia Bisignani”, scrivono i pm di Napoli e Pecoraro chiarisce: “ritenni di chiamare il Bisignani perché Bisignani è un imprenditore che conosce tutti”. Il Prefetto si è risentito per queste domande perché non c’è nulla di illecito. Ha ragione, non è stata violata nessuna norma scritta, ma gli uomini di Stato tuttavia sono tenuti all’osservanza di comportamenti che non possono essere normati dalle leggi. Non sono più dei privati cittadini che possono permettersi familiarità di rapporti con chicchessia, ma devono mantenere le distanze da tutto ciò che potrebbe gettare ombre sull’Istituzione che rappresentano»,

si chiede di sapere:

se il Governo, qualora i fatti riportati corrispondano al vero, non ritenga opportuno trarre le dovute conseguenze, sollevando con effetto immediato il prefetto di Roma dal suo incarico;

quali misure urgenti intenda attivare per restituire credibilità alle istituzioni, gravemente lese da deviazioni e da collegamenti palesi con noti faccendieri, che tramano contro di loro e contro la legalità.

Enti Inutili – UITS

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06699
Atto n. 4-06699

Pubblicato il 26 gennaio 2012
Seduta n. 665

LANNUTTI – Ai Ministri della difesa e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

le liberalizzazioni non possono prescindere dalla soppressione degli enti inutili che detengono il monopolio in specifici settori ed il cui mantenimento grava sulla collettività o sul bilancio dello Stato;

la mancata soppressione degli enti inutili, che in Italia sono circa 34.000, come riportato da “Milano Finanza” del 2 agosto 2011 è stato aggravato dai riordini decretati dal Governo Berlusconi che li hanno rafforzati. Le liberalizzazioni potrebbero essere l’occasione per liberare finalmente la collettività da ulteriori sperperi di danaro pubblico;

per comprendere la portata del fenomeno e per rappresentare uno spaccato quanto meno discutibile dei comportamenti dei suoi amministratori basta citare l’esempio dell’Unione italiana tiro a segno (UITS) che, purtroppo, tra i 34.000 enti inutili ancora in vita, non è pensabile possa essere un caso a sé stante;

l’UITS riordinata ente di diritto pubblico e federazione sportiva del CONI è vigilata dal Ministero della difesa e dal CONI ed è regolata da uno statuto approvato a novembre 2011 con decreto interministeriale del Ministro dell’economia e delle finanze e della difesa;

l’ente inutile, salvato per volere del Ministro della difesa e dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del Governo Berlusconi, perché federazione sportiva del CONI, ha oramai il controllo assoluto delle certificazioni d’idoneità all’uso ed al maneggio delle armi e le liberalizzazioni non sfiorano minimamente questo tipo di monopolio;

all’ente sono state attribuite le funzioni che appartenevano al Tiro a segno nazionale (TSN), ente preposto con le sue sezioni territoriali all’abilitazione tecnica degli iscritti d’obbligo (richiedenti porto d’armi, guardie giurate ed appartenenti alle polizie locali e municipali);

le sezioni del TSN, che hanno portato avanti per decenni la loro attività su base volontaria con dirigenti e personale non retribuito, con costi accettabili dall’utenza, a far data dal regolamento di riordino dell’UITS in cui sono state stranamente inserite, devono seguire i diktat dell’UITS che impone esose gabelle che per alcune categorie, come quelle dei “cacciatori”, hanno fatto addirittura raddoppiare i costi d’iscrizione annuale grazie al fatto che è divenuta obbligatoria la tessera federale;

la ricerca di soldi a giudizio dell’interrogante forsennata è insita nel fatto che il CONI, altro carrozzone pubblico, ha avuto negli ultimi anni un taglio dei finanziamenti statali e di riflesso anche le sue federazioni sportive tra cui l’UITS;

la federazione sportiva UITS ha fatto ricadere sull’utenza i tagli disposti dal CONI, in seguito alla diminuzione del contributo pubblico, mentre lo spirito delle norme riguardanti il contenimento delle spese è che tutti devono stringere la cinghia e dare il buon esempio rinunziando semmai agli aumenti di stipendio o alla marea di consulenze che il CONI in particolare e le sue federazioni non avrebbero comunicato, come si può rilevare nel sito del Dipartimento per la pubblica amministrazione e la semplificazione alla sezione “Operazione trasparenza” (enti ex art. 70 del decreto legislativo n. 165 del 2001): quindi, ad oggi, il CONI risulta tra le amministrazioni inadempienti;

l’UITS è rappresentata da un presidente nazionale plurisanzionato dalla Banca d’Italia (Bollettini di vigilanza n. 11/2005 a firma del ministro Giulio Tremonti – n. 10/2008 a firma del governatore Mario Draghi – n.7/2009 a firma di Fabrizio Saccomanni), poiché per molti anni è stato vice presidente di una delle banche dell’Alto Adige coinvolte nel fallimento milionario di un’impresa di costruzioni, il cui crac di 90 milioni di euro ha fatto piangere innumerevoli famiglie alle quali è stata tolta la casa in cui avevano investito i propri risparmi o ai soci azionisti della banca per le perdite subite dall’istituto di credito;

per alcuni amministratori delle banche coinvolte ci sono stati rinvii a giudizio per presunte irregolarità di rilevanza penale, per altri solo le sanzioni comminate dal settore Vigilanza della Banca d’Italia per carenze nell’istruttoria, erogazione, gestione e controllo delle pratiche di fido e posizione ad andamento anomalo e previsione di perdite non segnalate all’organo di vigilanza;

il presidente dell’UITS, nel corso dell’ultimo mandato e con l’intervenuto riordino, adducendo maggiori responsabilità di carica, si è pressoché raddoppiato lo stipendio (105.000 euro annui oltre ai rimborsi spese) in un periodo in cui tutti gli Italiani sono stati chiamati a fare sacrifici;

il presidente dell’UITS, malgrado i provvedimenti sanzionatori della Banca d’Italia emanati nei suoi confronti, ancora continua a presentarsi come banchiere grazie all’accordo con l’allora presidente Cardinaletti ora commissario dell’Istituto del credito sportivo; le sezioni del tiro a segno potranno beneficiare dei mutui concordati con garanzia fidejussoria UITS la cui progettazione dovrà essere, per regolamento, approvata dall’ente pubblico;

oltre a ciò il presidente dell’ente inutile, con il suo studio privato d’ingegneria, ha eseguito la progettazione di 5 linee di tiro interrate della sezione di tiro a segno di Appiano San Michele (Bolzano) che sono costate ai contribuenti circa un milione di euro (contributi pubblici della Provincia autonoma di Bolzano). La stranezza sta nel fatto che il progettista e direttore dei lavori è colui che ha approvato le progettazioni da parte dell’ente e ha concesso ulteriori contributi alla predetta sezione in palese conflitto d’interesse e non si esclude che per il futuro si occuperà delle progettazioni di altre sezioni del TSN alle quali darà agevolmente accesso al credito sportivo con garanzia fidejussoria e contributi dell’ente;

tale situazione desta preoccupazione perché anche sezioni morose nei confronti dell’ente hanno ottenuto contributi nel passato e risulta pure che la sezione TSN di Cisterna di Latina non sta onorando il mutuo con il Credito sportivo, nonché che l’UITS è fortemente esposta dovendosi fare carico del debito in quanto garante;

dal quadro molto preoccupante che emerge, il timore è che il presidente federale, amministratore dell’ente inutile riordinato, non abbia fatto ammenda delle sanzioni ricevute come ex vice presidente di banca per le gravissime irregolarità che gli sono state contestate come carenza nell’istruttoria, erogazione, gestione e controllo delle pratiche di fido, eccetera “, ed esponga finanziariamente l’ente pubblico ad ulteriori operazioni in perdita sulle quali potrebbe nutrire, verosimilmente, un interesse progettuale ed è noto a tutti a quanto ammontano le spese tecniche nelle progettazioni di opere pubbliche;

il segretario generale dell’ente che ricopre tale incarico dal 2004 non è un dirigente pubblico così come previsto dallo statuto in vigore fino a novembre 2011, ed è un dipendente del CONI che, distaccandosi da quello che a giudizio dell’interrogante può essere definito il carrozzone madre, ha triplicato il suo stipendio passando da 36.000 a 105.000 euro, e costa all’ente complessivamente 147.000 euro annui;

un membro del Collegio di revisione, invece, che per svariati anni è stato Presidente del Collegio è coinvolto in un procedimento penale per usura aggravata e non si è mai accorto, unitamente agli altri, che l’ente per ben 4 anni, dal 2005 al 2008, non ha convocato l’assemblea nazionale per l’approvazione dei consuntivi; invece, ha ripescato dei contributi che l’ente avrebbe stabilito e non versati negli anni ’90 a favore della sezione del TSN di Pescara che notoriamente aveva un riferimento nel collegio di revisione che ha cessato l’incarico nel 2010 con l’approvazione del riordino;

l’ente pubblico, malgrado i suoi conti in rosso come riportato da “Il Sole-24 ore” del 20 settembre 2010, nell’ultimo quadriennio, oltre agli aumenti di stipendio, si è dotato di 2 direttori sportivi e di innumerevoli collaboratori lautamente retribuiti forse per mantenere gli equilibri politici interni;

il direttore sportivo, dipendente pubblico del gruppo sportivo del Corpo forestale dello Stato è responsabile del settore Tiro a Segno del Corpo, quindi percettore di stipendio pubblico; inoltre, riceve dall’ente inutile e federazione sportiva un compenso annuale di 45.000 euro più 15.000 in rimborsi spese e non è dato sapere se sia in aspettativa, se l’amministrazione di appartenenza ne abbia autorizzato l’incarico, quale sia la forma contrattuale utilizzata e se sia stato comunicato o meno l’incarico riguardo all’operazione trasparenza al preposto Dipartimento della funzione pubblica e semplificazione;

la mancanza di trasparenza dell’ente è sintetizzata nella lettera di un consigliere federale il quale ricorda al presidente dell’ente inutile che, a seguito di delibera assunta dal consiglio direttivo, è necessario pubblicare le deliberazioni ma, ad oggi, le delibere non risultano pubblicate sul sito istituzionale;

con vera destrezza l’UITS, senza nessuna copertura statutaria, esigendo da oltre due anni le quote CIMA sui certificati ed attestati rilasciati dalle sezioni del TSN agli obbligati per legge (richiedenti licenze di porto d’arma e guardie particolari giurate), è riuscito con un tocco di finanza creativa a pareggiare il bilancio consuntivo che è sicuramente in rosso: infatti, per l’anno 2010 l’UITS ha registrato come entrate le quote CIMA che deve ridistribuire alle sezioni e, di fatto, ha nascosto un disavanzo di centinaia di migliaia di euro;

le messe in mora pervenute negli ultimi mesi alle sezioni del TSN da parte dell’UITS per il versamento delle dubbie quote CIMA su certificati ed attestati, come avvenuto per gli anni scorsi, sono state sicuramente appostate nei residui attivi del 2011;

le quote versate anticipatamente, invece, sono state registrate nei capitoli delle entrate e tenute in giacenza come fondo indisponibile sul conto tesoreria fino alla concessione sotto forma di contributi nei modi e tempi voluti che consentiranno all’ente, con un gioco di prestigio, di non far risultare il bilancio consuntivo 2011 o quelli futuri in perdita di qualche milione di euro,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza della preoccupante situazione in cui versa l’UITS a causa del protrarsi della mala gestione;

se, in occasione dell’avvenuta comunicazione delle nomine degli amministratori e dei dirigenti dell’UITS, abbia svolto le opportune verifiche anche in merito ai titoli posseduti ed alla irreprensibile condotta;

se a giudizio del Governo il presidente federale in carica, amministratore sanzionato in più occasioni dalla Banca d’Italia e progettista – direttore dei lavori di sezioni del TSN, in regime di conflitto d’interesse, possa continuare a gestire un ente pubblico;

se risulti quali siano i motivi per cui un ente dai bilanci in rosso e dai dubbi comportamenti dei suoi amministratori non sia ancora commissariato;

se risulti, considerato che sono state inviate numerose segnalazioni agli enti di vigilanza, se siano state attivate le opportune verifiche ed adottati i necessari provvedimenti;

se risulti che l’UITS sia legittimata a chiedere alle sezioni del TSN, enti dotati di personalità giuridica di diritto pubblico, le quote CIMA dal 2008 al 2011, ovvero che l’ente inutile, essendosi arricchito senza giusta causa, le debba restituire alle sezioni del TSN, i cui Presidenti, per non incorrere in sanzioni disciplinari, hanno incautamente aderito alla messa in mora;

se in tema di liberalizzazioni il Governo intenda affrontare la questione dell’eliminazione dei monopoli, in particolare di quello delle certificazioni-attestazioni dell’UITS e della soppressione degli enti inutili, esigenza a parere dell’interrogante non più procrastinabile.

Corruzione Vaticano

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06698
Atto n. 4-06698

Pubblicato il 26 gennaio 2012
Seduta n. 665

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

in un articolo di Sergio Rizzo pubblicato sul “Corriere della sera” del 25 gennaio 2012, si segnala una vicenda di taluni presunti comportamenti illegittimi nell’ambito di procedure di appalto e forniture nell’ambito di uno Stato estero che vedrebbero coinvolti alcuni cittadini italiani;

nell’articolo viene fatto il nome di Simeon, che, come si legge, aveva lavorato prima “a Capitalia, la ex Banca di Roma di Cesare Geronzi (…) quindi a Mediobanca, come capo delle relazioni istituzionali, sempre al seguito di Geronzi. Infine alla Rai”;

il citato Marco Simeon, a quanto risulta all’interrogante da indiscrezioni confermate da Franco Bechis, vicedirettore di “Libero”, sarebbe stato persino segnalato per un incarico nel Governo Monti, che però non avrebbe ottenuto;

nel citato articolo del “Corriere della sera”, si fa riferimento ad alcune operazioni finanziarie poco trasparenti, peraltro non collegate ai richiamati presunti comportamenti illegittimi, poste in essere con il coinvolgimento di “Pellegrino Capaldo, Carlo Fratta Pasini, Ettore Gotti Tedeschi e Massimo Ponzellini. Capaldo è l’ex presidente della Banca di Roma: banchiere cattolico apprezzatissimo anche al di fuori degli ambienti ecclesiastici, è attualmente il proprietario della casa vinicola Feudi di San Gregorio. Fratta Pasini è il presidente del Banco popolare. Gotti Tedeschi, consigliere di amministrazione della Cassa depositi e prestiti, la banca del Tesoro italiano, nonché consigliere della Fondazione San Raffaele di don Luigi Verzé (…). Ponzellini è l’ex presidente della Banca popolare di Milano, ma ha ricoperto in passato anche molti incarichi in società del Tesoro, come il Poligrafico dello Stato”,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti, con riferimento ai cittadini italiani citati dall’articolo di stampa che abbiano ricoperto o ricoprano cariche in società partecipate dallo Stato italiano ovvero incarichi in società beneficiarie di contributi pubblici, che possano sussistere i presupposti di conflitti di interesse;

se risulti che nell’ambito della pubblica amministrazione siano stati affidati appalti o forniture di servizi a cittadini italiani richiamati nel citato articolo.

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