Intervento in Aula su Spending Review

Legislatura 16ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 736 del 05/06/2012
Discussione del disegno di legge:

(3284) Conversione in legge del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52, recante disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, signori del Governo, discutiamo oggi della spending review, ossia della revisione della spesa, dell’analisi dei capitoli che possono essere tagliati per evitare sperperi e sprechi, nel momento in cui il totale del parco auto delle pubbliche amministrazioni ammonta a 64.524 vetture: un’auto di Stato ogni 937 abitanti.

A fronte di questi dati, un taglio di 248 vetture nel primo trimestre appare una goccia nel mare insufficiente a ridurre la spesa e gli sperperi, specie nella lunga lista delle scorte inutili a VIP e politici che utilizzano spesso le auto blu come status, impiegando, solo a Roma, 3.500 poliziotti ogni giorno nel servizio di scorta a personaggi che potrebbero farne a meno, per un valore di circa 100 milioni di euro. Di questo passo ci vorrà almeno un quarto di secolo per ridurre il numero delle auto blu e le scorte ed equiparare l’Italia a Paesi come la Germania che, pur avendo una popolazione maggiore, dispone di meno auto blu. Per non parlare della Gran Bretagna, che ha deciso di mandare tutti i suoi politici a lavorare con i mezzi pubblici, come i normali cittadini.

Questo strano Governo tecnico calato dall’alto, quindi privo della legittimazione popolare, ha bisogno di affidarsi ad affaristi spacciati per sedicenti tecnici, come il commissario straordinario per la spending review Bondi, che ha presentato nei giorni scorsi il cronoprogramma.

I numeri vengono dati in pasto ad un’opinione pubblica disillusa, che non tollera più la politica degli annunci, da un Governo che continua a viaggiare con le auto blu, mentre i normali cittadini viaggiano su mezzi pubblici di trasporto, la qualità dei cui servizi offerti peggiora a vista d’occhio. È il caso dei dati illustrati a reti unificate da un altro componente del comitato, il ministro Giarda, secondo il quale i tagli complessivi da applicare entro giugno (oggi è il 5 del mese) ammonterebbero a 4,5 miliardi di euro su una previsione di una riduzione di spesa di 100 miliardi.

I gravissimi e scandalosi sperperi, gli sprechi, uniti all’evasione fiscale (come ha ricordato anche oggi la Corte dei conti) alla corruzione, ai conflitti di interesse rappresentano le piaghe maggiori dell’Italia, la cui classe politica ha prodotto negli ultimi venti anni una grave recessione ipotecando il futuro dei giovani.

Il Governo tecnico, invece che attuare una rapida inversione di tendenza, si comporta come un Robin Hood alla rovescia: toglie ai poveri per dare ai ricchi, specie se burocrati, tecnocrati, illuminati, banchieri, esentati perfino dal pagamento dell’IMU.

Discutiamo della razionalizzazione della spesa, del taglio delle pensioni ai lavoratori a reddito fisso che hanno faticato 40 anni per ottenere 1.200-1.300 euro al mese, quando la signora Ministro del lavoro che non c’è ha nominato supercommissario INPS fino al 2014 tale Mastrapasqua, collezionista di poltrone, insieme alla moglie che ha altri incarichi, il quale ha garantito l’auto blu a due magistrati della Corte del conti che devono controllare i bilanci dell’INPS: Antonio Ferrara e Maria Teresa Ferraro.

Per tagliare sperperi e sprechi basta raccogliere le inchieste giornalistiche di Sergio Rizzo, di «Striscia la Notizia», delle «Iene» e, da ultimo, di Giancarlo Nuzzi, che in una puntata de «Gli Intoccabili», andata in onda recentemente su La7, nell’universo dei privilegiati d’Italia ha scandagliato i percorsi sotterranei dei soldi pubblici legati alle società partecipate da Regioni, Province e Comuni e i conseguenti sprechi, che ammontano a oltre 2 miliardi e mezzo di euro l’anno, a cui si aggiungono le risposte a logiche clientelari che contribuiscono ad ulteriori sperperi di fondi pubblici, mettendo in luce una logica politico-partitica.

In tale logica si innestano gli incarichi fiduciari e le consulenze esterne di alcuni Ministeri, che preferiscono attivare le peggiori pratiche di basso favoritismo invece di attingere a risorse interne, mortificate ed affatto utilizzate, per compiacere veri e propri padrinati, come nel caso del Ministero dello sviluppo economico, lo stesso che annovera tal Roberto Sambuco, sodale del “piquattrista” Bisignani (che ha recentemente patteggiato una condanna ad 1 anno e sette mesi di reclusione), come dirigente e addirittura come Mister prezzi. Nelle 34 pagine fitte di consulenze esterne (situazione al 4 aprile 2012) conferite tra il 2011-2012, dal Ministro dello sviluppo economico che io dico clientelare – quindi Ministro dello sviluppo clientelare – troviamo casi emblematici di familismo amorale e clientelismo spinto da parte di una classe di governo che mortifica il merito di tanti giovani anche più capaci e preparati dei prescelti. Nel lungo elenco – mi fa piacere che sia presente in Aula il Sottosegretario – troviamo: Giampaolo Arpesella, con un compenso di 80.000 euro annui per coordinare l’organizzazione di cerimonie ed eventi, Paolo Cattalozzi, con 85.500 euro l’anno per attività sistematica volta al coordinamento ed alla direzione delle attività dell’Ufficio di Gabinetto in condivisione con il capo di Gabinetto, sempre con affidamento fiduciario; Alfredo Cuzzoni, con 100.000 euro di compensi per approfondire e valutare non si sa bene che cosa; Alessandro Gagliardi, con 60.000 euro per collaborazione coordinata e continuativa con l’ufficio legislativo; e ancora, Micaela Ottomano, con l’incarico di analisi delle pratiche commerciali sleali per 70.000 euro; Mario Scino, con 85.000 euro per il coordinamento delle attività dell’Ufficio di Gabinetto. Ma quanto costano questi gabinetti?

E mentre fior di operatori dell’informazione vengono licenziati per effetto della crisi dei giornali, molti altri non trovano lavoro, di fronte al fatto di troppi giornalisti professionisti, relegati al ruolo di precari, sfruttati dagli editori, pagati 4-5 euro a pezzo, il Ministero dello sviluppo clientelare del dottor Passera affida un incarico fiduciario senza alcun concorso di pubblica evidenza al signor Stefano Porro, che tra il 1° novembre 2010 ed il 31 dicembre 2012 ha collezionato tre incarichi per un totale di 295.000 euro.

Perché non taglia questi sprechi, signor Ministro dello sviluppo clientelare? Perché non rimuove con effetto immediato una nullità, a suo tempo raccomandato da quella P4 che aveva gli uffici dentro Palazzo Chigi, che ha avuto l’incarico di Mister prezzi, il signor Sambuco ?

Per quale ragione, mentre il Paese soffre una delle più gravi crisi sistemiche, prodotta dall’avidità dei banchieri, con le banche che hanno ricevuto oltre 3.500 miliardi di euro di aiuti negli ultimi 4 anni, cifra superiore di 10 volte a quella stanziata per soccorrere gli Stati eccessivamente indebitati e che da sola sarebbe stata sufficiente a pagare i debiti pubblici di Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, si continuano a mantenere costosi apparati e a sfornare migliaia di consulenze, addirittura secretate per non far sapere alla pubblica opinione i torbidi intrecci tra politica ed affari, funzionali alle cricche di potere annidate nel Governo Monti?

Perché, di fronte ad alcuni dati sulle spese militari che riguardano l’Italia (la fonte è il SIPRI, l’Istituto internazionale di ricerche sulla pace, che opera in Svezia dal 1966: 30 miliardi complessivi di spesa nel 2012; oltre 10 miliardi nei prossimi anni per 90 cacciabombardieri F-35; ben 1,4 miliardi per le missioni all’estero), non viene utilizzata alcuna revisione della spesa per gli armamenti, nel momento in cui vengono tagliate risorse per welfare, scuola, sanità, enti locali, famiglie, povera gente?

Poiché la revisione della spesa è una cosa troppo seria per essere affidata a coloro che si nutrono di sperperi, sprechi, status e privilegi di ogni sorta, ossia quei tecnocrati ed oligarchi che alimentano e gonfiano la spesa di 730 miliardi di euro l’anno per far funzionare la macchina, spesso parassitaria, dello Stato, temo che resterà molto poco – e mi auguro veramente di sbagliarmi – oltre la vostra propaganda. (Applausi dal Gruppo IdV).

Rinvio a giudizio Alessandro Profumo

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02907
Atto n. 3-02907 (in Commissione)

Pubblicato il 6 giugno 2012, nella seduta n. 738

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

in data 5 giugno 2012, il giudice dell’udienza preliminare (Gup) di Milano Anna Laura Marchiondelli, ha rinviato a giudizio Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit e attuale presidente di Monte dei Paschi di Siena, e altre 19 persone accusate di una presunta maxi-frode fiscale da 245 milioni di euro che sarebbe stata realizzata attraverso un’operazione di finanza strutturata chiamata Brontos, portati all’attenzione del Governo da numerosi atti di sindacato ispettivo. Oltre a Profumo, sono stati rinviati a giudizio anche 16 manager di Unicredit e tre di Barclays;

come si legge in un articolo pubblicato dal quotidiano “Il Sole 24 Ore” del 5 giugno 2012, «l’inchiesta Brontos era partita dopo che il pm di Milano Alfredo Robledo aveva messo nel mirino una serie di operazioni che avrebbero permesso a Unicredit di pagare meno tasse nel periodo 2007-2009. Secondo l’ipotesi formulata dalla procura, Unicredit avrebbe realizzato una serie di operazioni con società lussemburghesi di Barclays per mascherare utili, facendoli figurare come dividendi di operazioni finanziarie, quindi soggette a una aliquota fiscale più bassa. Il Gup ha sostanzialmente accolto l’impostazione dell’accusa e ha rigettato, quindi, la richiesta delle difese che avevano sollevato la questione della competenza territoriale chiedendo che il procedimento fosse spostato a Roma, Bologna o Verona dove hanno sede le società che hanno realizzato le operazioni. Gli indagati nell’inchiesta Brontos sono: Alessandro Profumo (indagato in qualità di ex ad di Unicredit), Patrizio Braccioni (responsabile dell’Area Tax Affairs di Unicredit Spa), Ranieri De Marchis (nella sua qualità di responsabile della Direzione Planning, Finance and Administration di Unicredit), Luciano Tuzzi (capo dell’Area Finanza di Unicredit), Stefano Porro (responsabile dell’Area Active Balance Sheet Management di Unicredit), Nicola Gerundino (funzionario appartenenteall’Area Active Balance Sheet Management di Unicredit), Attilio Antonio Porcaro (funzionario appartenente all’Area Active Balance Sheet Management di Unicredit), Gabriele Piccini (direttore generale di Unicredit Banca), Vittorio Ogliengo (ad di Unicredit Corporate Banking), Maurizio Vangelisti (responsabile della Direzione Tesoreria di Unicredit Corporate Banking), Mauro Agostino Panni (Senior Product Manager – International Division, di Unicredit Corporate Banking), Orietta Maggioni (responsabile del Dipartimento Finanza di Unicredit Banca), Marcello Menetto (responsabile della Tesoreria di Unicredit Banca), Andrea Mecarelli (responsabile della Direzione Tesoreria e Presidi Finanza di Unicredit Banca), Angelo Eugenio Martuccelli (responsabile della Funzione Misurazione e Controllo Rischi – Area Pianificazione e Controllo in Unicredit Banca di Roma), Claudio Cesario (responsabile dell’Area Pianificazione e Controllo in Unicredit Banca di Roma), Augusto Giovanni Antimo D’Agostino (responsabile della Funzione Misurazione e Controllo Rischi in Unicredit Banca di Roma), Stefano Filippi (addetto dell’area Structured Capital Markets di Barclays Bank), Rupack Chandra (vice Presidente dell’area Structured Capital Markets di Barclays Bank) e Maria Celeste Mariotti (responsabile dei progetti di finanziamento della filiale di Milano della società Barclays Bank). Al loro la procura contesta di «avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso e previo accordo tra loro, nelle rispettive qualità sottoindicate, al fine di evadere le imposte sui redditi e cagionando un danno patrimoniale di rilevante gravità, costruito una struttura complessa e artificiosa, predeterminata in ogni sua articolazione, così da non comportare alcun rischio economico o finanziario, unicamente volta a generare, sotto il profilo della rappresentazione contabile, proventi nella forma di interessi, che artatamente invece prospettavano dividendi ai fini della imponibilità fiscale, prevista solo nella misura del 5% del loro ammontare lordo»;

come riportato in un articolo pubblicato sul quotidiano “La Repubblica” del 5 giugno 2012 «Per la procura di Milano, l’istituto di Piazza Cordusio e la banca britannica avrebbero perpetrato una maxi evasione fiscale da 245 milioni attraverso una serie di operazioni con società inglesi e lussemburghesi, mascherando gli utili e facendoli figurare come dividendi per pagare un’aliquota più bassa. Profumo, come gli altri 19 indagati è accusato di frode fiscale e ostacolo all’attività investigativa. La prima udienza del processo si terrà il prossimo 1° ottobre alla seconda sezione penale (…) L’indagine aveva passato in rassegna i comportamenti, avvenuti tra il 2004 e il 2009, dei più grandi istituti italiani, che navigando tra le norme e puntando su titoli governativi dei paesi emergenti avevano congegnato operazioni strutturate che secondo le accuse avevano tenuto un pò di ricavi all’esterno della Penisola, che vanta l’aliquota fiscale alle imprese più alta d’Europa. I risparmi fiscali delle banche erano stati di qualche miliardo, ma l’Agenzia delle entrate non aveva gradito e inviato notifiche e accertamenti. Nel 2010 erano arrivate le prime transazioni: Bpm per 200 milioni, Banco popolare per 210 milioni, Credem per 54 milioni. Nel 2011 hanno pagato i “pesci grossi”: Unicredit 191 milioni per accertamenti sugli esercizi 2005 e 2006, Mps 260 milioni, Intesa Sanpaolo 270 milioni. Gli istituti hanno preferito chiudere le pendenze civili con l’erario nonostante fossero convinti di essere nel diritto. All’epoca dei fatti, tale convinzione era stata suffragata dal fior fiore dei consulenti tributari, il più attivo dei quali a riguardo era stato lo studio Vitali Romagnoli Piccardi, quello fondato da Giulio Tremonti (che allora era ministro del Tesoro). Il cambio di passo dell’Agenzia delle entrate è da collegare alla tipologia di reato chiamata “abuso di diritto”: implica l’utilizzo di norme di legge al solo fine di aggirare o ridurre le aliquote dovute. Due le fattispecie più critiche : l’investimento in bond esteri che subivano la ritenuta fuori patria, poi detratta in Italia, e davano luogo a fenomeni di “doppio impiego” (poichè detraevano anche gli stranieri); e la compravendita estero-Italia di azioni italiane prima dello stacco dividendi, sempre con l’unico fine di ottenere un risparmio fiscale»,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga di mettere in campo iniziative idonee per evitare che le grandi banche, avvalendosi di noti fiscalisti, possano frodare il fisco con artifici e raggiri, arrecando un danno enorme alle casse dello Stato ed agli stessi contribuenti onesti, che subiscono una intollerabile pressione fiscale, non più sostenibile;

se il sistema Brontos, utilizzato dalle più importanti banche italiane, che hanno frodato il fisco per oltre 3 miliardi di euro, sia ancora utilizzato nonostante le inchieste della magistratura;

se la richiesta di rinvio a giudizio per Alessandro Profumo, per un reato odioso come la frode fiscale ai danni dello Stato per 245 milioni di euro, renda compatibile la sua presenza a capo di una delle banche più importanti ed antiche, quale il Monte dei Paschi di Siena;

se i requisiti di onorabilità, previsti dal Testo unico bancario per dirigere le banche, contemplino l’accusa di frode fiscale ai tempi della nomina e la richiesta di rinvio a giudizio;

quali iniziative urgenti il Governo intenda attivare per evitare che vi siano due pesi e due misure verso i cittadini onesti, con trattenuta fiscale alla fonte, che adempiono al mantenimento dell’apparato dello Stato tramite le tasse, e banche o altri soggetti economici, che possono evadere e riuscire perfino a farla franca, con la politica dei condoni, perdoni e scudi fiscali tassati al 5 per cento, come quello varato dall’ex ministro dell’economia Tremonti ed approvato dal Governo.

Ripulito conto corrente Ordine Avvocati Padova

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07653
Atto n. 4-07653

Pubblicato il 6 giugno 2012, nella seduta n. 738

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e della giustizia. -

Premesso che:

è di questi giorni la notizia apparsa sui quotidiani locali di un maxiprelievo operato sul conto corrente dell’ordine degli avvocati di Padova presso la Cassa di risparmio del Veneto-Intesa ad opera di ignoti, da località site all’estero;

in particolare dal conto on line degli avvocati sarebbero partiti tre bonifici per un totale di oltre 400.000 euro. Destinatario: il conto corrente di uno sconosciuto residente in Polonia. Altri 90.000 euro sono stati già bloccati;

il conto degli avvocati è stato letteralmente ripulito e la gravità del fatto è tale da coinvolgere addirittura la stabilità dei conti e delle spese correnti, in pratica sono a rischio gli stipendi dei dipendenti dell’ordine;

considerato che:

la Cassa di risparmio del Veneto non paga, non riconoscendosi in alcun modo responsabile dell’accaduto e l’assicurazione a sua volta non paga, l’ordine sarà costretto a chiedere un contributo straordinario agli iscritti;

pertanto un ente pubblico come l’ordine degli avvocati viene non solo depredato, ma anche lasciato a se stesso dalla banca,

si chiede di sapere:

come sia possibile che una banca veda svanire progressivamente cifre esorbitanti per un ammontare totale di centinaia di migliaia di euro e non si avveda di nulla;

quali iniziative legislative intenda adottare il Governo al fine di rafforzare l’attuale sistema di vigilanza del settore bancario tutelando gli interessi dei risparmiatori affinché casi come quello esposto in premessa non abbiano a ripetersi;

quali iniziative si intenda adottare al fine di salvaguardare gli interessi degli iscritti all’ordine degli avvocati di Padova che rischiano seriamente di perdere qualsiasi tutela da parte del loro organo di autogoverno che, a causa dei fatti illustrati in premessa, si vedrà costretto a limitare al massimo la propria operatività con grave pregiudizio per l’intera categoria rappresentata.

Donazioni sms terremoto

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07651
Atto n. 4-07651

Pubblicato il 6 giugno 2012, nella seduta n. 738

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

in occasione del terremoto che ha messo in ginocchio l’Emilia, come accaduto anche per il sisma del 2009 de L’Aquila, si sono profilate svariate raccolte fondi per aiutare le popolazioni interessate. Oltre a quella ufficiale della Protezione civile, che ha attivato un numero per aiutare concretamente le popolazioni colpite dal sisma (è possibile inviare un messaggio da cellulare o telefonare da fisso al 45500 al costo di 2 euro) ci sono 21 canali attivi;

nel caso del terremoto che colpì L’Aquila nel 2009 vennero raccolti 5 milioni di euro, frutto delle donazioni arrivate tramite gli sms solidali, una cifra impressionante che dà l’idea di quanti italiani rimasero colpiti dal devastante sisma che ha distrutto la città abruzzese e il suo territorio;

la sorpresa è che per quanto chi dona immagina di fornire un aiuto immediato (l’idea è connaturata alla “modalità” di donazione, immediata) la realtà dei fatti è un’altra. Il denaro raccolto nel 2009 è stato affidato dalla Protezione Civile ad Etimos, un consorzio finanziario internazionale che si occupa di microcredito in molte realtà in giro per il mondo;

l’Etimos s.c. è un consorzio finanziario internazionale, con sedi in Italia, a Padova, e tre sedi decentrate in Sri Lanka, Senegal e Argentina. Da più di vent’anni raccoglie il risparmio e lo gestisce nei Paesi in via di sviluppo, con programmi di microcredito, cooperative di produttori, iniziative microimprenditoriali e organizzazioni di promozione sociale. Nel 1999 contribuisce a fondare Banca Etica, nel 2002 Sefea (la Società europea per la finanza etica e alternativa). Dal 2006 si registra l’espansione e consolidamento in Asia, Africa e Sud America. Il capitale è fornito alla Etimos da risparmiatori (banche, fondazioni, cooperative, enti ecclesiali, Ong, imprese e privati) interessati a strumenti per investimenti socialmente responsabili, ma anche remunerativi sotto il profilo finanziario;

sperimentata con parte delle donazioni raccolte dopo lo tsunami in Sri Lanka, in cui fu avviato un progetto di microfinanza, la collaborazione fra Etimos e Protezione Civile si ripete in Abruzzo, con una convenzione stipulata il 23 novembre 2009, e con l’assegnazione di 5 milioni destinati ad attività di recupero del tessuto socio-economico nel post-terremoto. Anche se il capitale fornito alla Etimos non proviene, in questo caso, da risparmiatori interessati a una remunerazione di quanto investito;

dei 5 milioni di euro iniziali, 470.000 vanno in “oneri riferiti alla gestione operativa del progetto per tre anni, a far data da dicembre 2009″, come conferma Chiara Benvegnù, coordinatrice Progetti Innovativi Etimos, “somma largamente insufficiente” – aggiunge alla richiesta di conoscere altri costi oltre a quelli indicati -”in ogni caso stiamo cercando di attivare tutte le possibili sinergie pubbliche e private, volte al raggiungimento di una sostenibilità dell’iniziativa nel medio-lungo termine”. Dei 4,53 milioni restanti, è previsto un plafond di 500.000 euro per famiglie e singoli, 3,53 milioni per micro e piccole imprese, 500.000 per cooperative, associazioni e imprese sociali;

all’8 marzo 2011, l’ammontare complessivo dei crediti erogati dalle banche è di 204.000 euro, di cui 54.000 per famiglie (11 richieste) e 150.000 per imprese (7 richieste). Sono nel complesso 132 le richieste di credito accolte presso i centri Caritas, incaricati di valutare i bisogni delle persone ed eseguire una prima valutazione in fase di pre-istruttoria che viene poi inviata alle banche. E’ stato chiesto alla Etimos se era il caso di rivedere l’impostazione del progetto, in caso di scarso utilizzo dei fondi disponibili. Nella risposta si indica che “il Dipartimento della Protezione Civile e il Consorzio Etimos valuteranno assieme agli altri partner del progetto una diversa destinazione delle residue disponibilità economiche, coerente con le finalità dell’iniziativa e i bisogni della popolazione”;

le banche rientrano tra i partner del progetto di microcredito. Il tasso d’interesse applicato dal sistema bancario, e interamente a esso destinato, è uguale all’IRS di riferimento + 2,5 per cento per il credito alle famiglie. Per altre tipologie di finanziamento il tasso di interesse è dato dall’Euribor 3 mesi + 2,5 per cento. Per ogni singola erogazione, il sistema bancario si è impegnato a versare un contributo per la sostenibilità del Fondo di garanzia, pari allo 0,3 per cento o 0,6 per cento dell’ammontare garantito, in base alla tipologia di finanziamento concesso;

“Ai beneficiari non sono richieste ulteriori garanzie, oltre a quella fornita dal progetto attraverso il fondo di garanzia” – come dichiara Chiara Benvegnù – “i piani di rientro variano a seconda del tipo di prestito, così come anche il pre-ammortamento. Nel caso il cliente non sia più in grado di far fronte al proprio debito, si procederà valutando la singola situazione, anche attraverso la negoziazione di un nuovo piano di ammortamento. In ogni caso il fondo di garanzia risponde per la percentuale di competenza, rimanendo il residuo a carico del sistema bancario. Per i soggetti in fase di start-up è prevista la possibilità dell’accesso al credito tramite l’intervento di un Consorzio Fidi a fronte dell’estensione della garanzia al 100 per cento (solo nel caso in cui le banche non valutino sufficiente la garanzia offerta dal fondo)”;

considerato che:

l’inclusione finanziaria è definita come un insieme di metodologie, prodotti e servizi, pratiche innovative che, rispondendo a criteri di economicità, facilitano l’ingresso nel circuito bancario di soggetti a basso reddito o che si trovano in una situazione di disagio sociale;

è in generale rivolta a cittadini stranieri, lavoratori temporanei, studenti universitari. Ragionare di inclusione finanziaria significa quindi, per le banche, contribuire ad affrontare alcuni nodi strutturali dello sviluppo del Paese, sperimentando percorsi nuovi, attraverso cui dare corpo all’idea della sostenibilità economica, ambientale e sociale, ma anche disporre di una opportunità di crescita e di sviluppo del proprio business;

a giudizio dell’interrogante sarebbe da chiedersi se gli italiani avessero immaginato un siffatto utilizzo delle loro donazioni (5 milioni di euro, con costi di gestione che appaiono eccessivi e fondi residui che vanno ad alimentare un circuito di prestiti bancari) e se questo rientrasse nelle loro intenzioni,

si chiede di sapere:

se la stessa procedura di gestione delle donazioni per il sisma del 2009 sarà attuata anche per gli sms inviati al 45500 in questi giorni per gli aiuti ai terremotati dell’Emilia;

se il Governo non intenda adottare opportune iniziative al fine di informare i numerosi italiani che desiderano apportare un proprio contributo di solidarietà alle popolazioni interessate dal sisma dell’Emilia su come verranno utilizzati i soldi da loro donati via sms e se questi saranno gestiti da un consorzio finanziario, come nel caso de L’Aquila, quindi non apportando un aiuto immediato alle vittime;

quali siano stati, considerato che si tratta di finanziamenti a fondo perduto o, come desumibile da quanto riportato, soggetti ad un rimborso come un qualsiasi finanziamento, gli interessi e costi aggiuntivi per gli aquilani;

se non si ritenga che vi siano altri modi per rendersi utili, fornendo assistenza ai terremotati e se si ritenga assolutamente necessario un flusso così articolato (Donazione Sms – Protezione Civile – Etimos – Caritas – banca – terremotato) per l’utilizzo di tali donazioni;

se risulti quanti dei 5 milioni di euro donati dagli italiani siano arrivati effettivamente, senza costi aggiuntivi non necessari, ed a fondo perduto, agli aquilani;

se non si ritenga infine che i 470.000 euro attribuiti all’Etimos per gli oneri relativi alla gestione del progetto siano eccessivi.

Difficoltà pagamento IMU

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07654
Atto n. 4-07654

Pubblicato il 6 giugno 2012, nella seduta n. 738

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

mancano 12 giorni al pagamento dell’Imposta municipale unica (IMU) e i contribuenti si dibattono tra mille difficoltà a causa dei continui cambiamenti che la stessa ha subito da sei mesi a questa parte. Inoltre i cittadini si trovano a pagare in anticipo la tassa senza sapere a quanto ammonterà il conto finale;

scrivono Fracaro e Saldutti per “il Corriere della Sera” il 6 giugno 2012: «Ha davvero dello straordinario l’Imu, l’imposta sugli immobili introdotta in fretta e furia dal decreto salva Italia per sostituire l’Ici. E tamponare i conti pubblici. L’acronimo sta per Imposta municipale unica. E mai definizione è stata più azzeccata. È un’imposta unica, perché si paga un anticipo, senza sapere, però, a quanto ammonterà il conto finale. Lo sapremo a dicembre. E dopo la notizia del buco nelle entrate c’è forse da preoccuparsi un po’. E un’imposta unica per i continui cambiamenti normativi che ha subito da quando è nata (appena sei mesi fa). E un’imposta unica per le complicazioni e i trabocchetti che riserva. Mancano solo 12 giorni al gong finale e i contribuenti si trovano a dibattersi tra mille difficoltà. Il meccanismo di calcolo è simile a quello dell’Ici, ma i moltiplicatori per passare dalla rendita alla base imponibile sono aumentati. Già questo crea qualche problema. Ma troppe sono le variazioni rispetto all’Ici e troppo poco il tempo concesso. Gli ostacoli più grossi da superare sono quelli che si presentano al momento del pagamento. Per il versamento di giugno si può utilizzare solo il modello F24, mentre i contribuenti erano soprattutto abituati a utilizzare il bollettino postale. Ma attenzione: da dicembre si potrà riutilizzarlo. Modelli che vanno e che vengono lasciano perplessi. Basta scorrere poi i codici tributo per capire che qualcosa non quadra. Sono previsti otto codici diversi, con l’obbligo non solo di pagare ma anche di indicare la quota dell’imposta che andrà al Comune e quella che sarà incassata dallo Stato. Per l’acconto è semplice, ma quando si useranno quelle dei Comuni i contribuenti saranno costretti a vere e proprie acrobazie contabili. Anche l’idea di alleggerire il peso dell’Imu sull’abitazione principale dando la possibilità di pagarla in tre rate, si è tramutata in un’ulteriore complicazione perché bisogna comunicare con il modello F24 quale rata si sta versando, mentre la stessa informazione non è prevista per gli altri immobili. Ormai la situazione sembra essere arrivata a un punto critico. Il governo ha di fronte a sé alcune possibilità. La prima è di prevedere una proroga almeno fino al 30 giugno. Precisare in modo ufficiale che non saranno applicate sanzioni su tutti gli errori (evasione a parte). Terzo, e più importante: l’anno prossimo spedire agli italiani un modello già compilato con l’importo da versare. Potrebbe essere un impegno dei partiti, tutti. Ed è lì, non solo sulla riduzione delle imposte, che andranno misurati. Sulla capacità di tagliare la tassa delle complicazioni fiscali. Allora sì che avremo un’imposta unica. Unica perché, finalmente, semplice»,

si chiede di sapere:

se non ritenga il Governo, alla luce delle difficoltà in cui stanno incorrendo i contribuenti nel pagamento dell’IMU, di provvedere a definire una proroga della data di scadenza del versamento;

quali iniziative intenda assumere al fine di correggere la normativa recentemente introdotta sull’IMU, garantendo maggiore equità tra i contribuenti e restituendo certezza in merito all’effettivo ammontare dell’imposta dovuta dai cittadini, che, ad oggi, non sono messi in condizione di conoscere quanto effettivamente andranno a pagare a compimento di tutte le rate;

se il Governo ritenga equo, giusto e civile, nel rapporto fisco-contribuenti, assegnare ai cittadini l’onere dei calcoli delle rate da pagare esponendoli ad errori per rivalse di Equitalia ed altre agenzie fiscali, al contrario di quanto non avvenga in altri Paesi europei, e se non intenda correggere con urgenza tali vessazioni e vere e proprie persecuzioni fiscali, anche evitando l’applicazione di sanzioni relative ad errori commessi dai contribuenti e prevedendo, per il pagamento dell’IMU del prossimo anno, la consegna ai cittadini di un modello che riporti l’importo dovuto da versare.

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