Emergenza idrica regione Abruzzo
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07854
Atto n. 4-07854
Pubblicato il 3 luglio 2012, nella seduta n. 756
LANNUTTI – Ai Ministri per la coesione territoriale e dello sviluppo economico. -
Premesso che:
il quotidiano abruzzese on line “PrimaDaNoi.it” scrive sullo scandalo perpetuo dell’emergenza idrica nella regione e del relativo silenzio dei sindaci, che sono dentro gli ambiti territoriali ottimali (Ato) e dentro le società che gestiscono il servizio;
si legge nel citato articolo: «Chi avrebbe mai potuto immaginarlo: dopo la primavera è arrivata l’estate. Ma a meravigliare la maggior parte degli amministratori pubblici è stato il caldo -a tratti vera afa- che la stagione estiva si è portata dietro. Fenomeni “inspiegabili” che aprono a conseguenze del tutto “imprevedibili” come “l’abbassamento della portata delle fonti idriche” e “l’aumento del consumo di acqua potabile”. Un aumento del consumo da imputare sia al caldo stesso (si fanno più docce, ci si lava di più ma aumenta anche l’uso improprio come innaffiare i giardini), sia dovuto alla presenza di turisti e dunque imputabile all’aumento della popolazione. Ebbene tutti fenomeni che la classe politica e gli amministratori abruzzesi non si attendevano: quest’anno proprio no. È su queste premesse e su queste basi che si fonda “l’eccezionalità” e la “imprevedibilità” della nuova e generale crisi idrica della Regione. Una vergogna infinita che si ripete ogni anno e si ripercuote pesante sulla popolazione inerme che non può far altro che subire i disagi fin dentro le quattro mura di casa. Evia allora con i razionamenti serali, in alcune zone continuano le segnalazioni di persone che attestano che l’acqua non arriva nemmeno durante il giorno. La rabbia di non poter contattare nessuno si aggiunge ai disagi, inutile protestare anche con i sindaci che trovano gioco facile nello scaricare le responsabilità visto che i “veri” responsabili sono le società che gestiscono il servizio idrico in Abruzzo. Ruzzo reti, Aca, Sasi, Cam sono le società che nell’ultima settimana hanno diramato bollettini allarmanti che lamentano appunto “l’eccezionalità” dell’evento. Quale? L’estate che si porta dietro la siccità. Hanno pertanto invitato i sindaci a diramare ordinanza con restrizioni inflessibili per i cittadini, hanno razionato il servizio, hanno diminuito la portata, creando di fatto i disagi. Sono però le stesse società che hanno aumentato la tariffa dell’acqua negli ultimi anni (…) per tappare le falle nei bilanci in rosso e disastrosi oppure per giustificare nuovi e necessari investimenti. Aumenti che si ripetono, pure questi, ciclicamente negli anni. E ce ne sono stati negli ultimi dieci anni. Anche le prefetture hanno scritto ai sindaci lanciando a loro volta un allarme. Insomma l’Abruzzo è piombato nuovamente nell’ennesima “emergenza” fasulla. Fasulla perché qualunque medio amministratore, appena attento e sufficientemente preparato, avrebbe potuto prevedere negli anni caldo, siccità, aumento di popolazione. Ma soprattutto gli amministratori davvero efficienti avrebbero investito e con risultati tangibili sulle reti per potenziarle e per evitare che quasi il 60% dell’acqua che viaggia nelle tubature vada persa. (…) La beffa, invece, è proprio questa perché se si guarda i bilanci delle società di gestione del servizio idrico questi investimenti ci sono e sono pure ingenti. Decine se non centinaia di milioni di euro figurano nei bilanci per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria ma anche di potenziamento delle reti, cioè dell’acquedotto. E qui si apre un fronte di domande senza risposte. Perché le rotture delle condutture allora è all’ordine del giorno (almeno una rottura al giorno per l’Aca)? Squadre al lavoro per riparare falle improvvise costano e aprono voragini nei bilanci visto che si corre dietro a centinaia di rotture di tubature all’anno con ingenti spese. È come continuare a riparare un’auto vecchia invece di comprarne una nuova. Cosa si è fatto davvero per potenziare le reti? Sono stati programmati lavori per la sostituzione di tubature ormai datate negli ultimi 10 anni o 20? Chi ha controllato davvero i lavori effettuati sottoterra? Non è strano che le perdite di acqua siano comunque ancora così ingenti? Tutte domande alle quali ogni presidente di società pubblica partecipata (che utilizza soldi pubblici) e gestisce il servizio idrico dovrebbe rispondere soprattutto ora con il caldo, l’afa, i rubinetti a secco e le taniche sotto il naso. Come si spiega che l’Abruzzo è la quarta regione d’Italia per la quantità di acqua dispersa a causa della vetustà delle sue tubature con ben 77 litri di acqua in più immessi nella rete ogni 100 litri di acqua effettivamente erogata. Lo dice un’indagine del Centro Studi di Confartigianato che, di recente, ha reso noto una serie di dati elaborati nel 2011. L’Abruzzo ha raggiunto il 77,3% di acqua dispersa. Peggio hanno fatto solo la Puglia, la Sardegna e il Molise. “Le dispersioni denunciate dal nostro Centro Studi dimostrano l’inadeguatezza del sistema idrico abruzzese che negli anni, tramite le privatizzazioni, ha solo prodotto un aumento del costo delle bollette ai cittadini senza creare- afferma Daniele Giangiulli, direttore regionale di Confartigianato- un sistema idrico integrato ed efficiente”. E tutto questo al netto di ogni considerazione sui carrozzoni politici, sulle assunzioni clientelari operate negli anni negli Ato (i controllori della gestione) o nelle società partecipate, al netto degli scandali ancora in corso e delle inchieste penali che hanno scosso e squarciato un velo sulla qualità degli amministratori e la metodologia di gestione dominata esclusivamente da logiche elettoralistiche e incentrate sul tornaconto e prestigio personale. Una buona fetta della responsabilità dunque ce l’hanno i sindaci che sono presenti sia negli Ato che nei consigli di amministrazioni delle società e ai quali tutti i cittadini devono chiedere conto e spiegazioni. I sindaci che dovrebbero controllare e arginare questo scempio che si ripete da sempre e che invece continuano a permettere. (…) Il silenzio dei primi cittadini è da sempre la prova che di questo sistema e delle sue conseguenze sono a conoscenza ed in molti casi gli autori morali e materiali. Sullo sfondo rimangono dunque senza responsabili gli scandali del passato che riguardano il settore delle opere pubbliche incompiute che hanno fatto volatilizzare milioni di euro senza sapere dove siano finiti e a chi per esempio per potabilizzatori mai realizzati. Peccato, perché proprio quelli avrebbero potuto scongiurare qualunque crisi idrica e debellare ogni tipo di afa. Ma si tratterebbe di andare indietro nel tempo e ricordare responsabilità scomode. E cittadini e sindaci in questo sono simili: meglio dimenticare»;
la Confartigianato rileva che l’acqua manca dappertutto nella regione con una situazione difficile vissuta anche in capoluoghi di provincia, come a Chieti, dove continuano le chiusure notturne, specie nella parte bassa cittadina. Le imprese abruzzesi già in grave difficoltà non possono permettersi di fronteggiare anche l’enorme disagio provocato dalla cronica assenza di acqua nei territori;
solo l’ACA SpA dichiara di spendere ogni anno per la manutenzione della rete decine di milioni di euro;
nell’anno 2010, su 64.677.935 metri cubi d’acqua usciti dai serbatoi dell’ACA, solo 28.700.281 metri cubi d’acqua sarebbero finiti nelle bollette. In buona sostanza il 56 per cento per cento dell’acqua che esce dai serbatoi sparisce, si volatilizza, il 42 per cento per cento si presume in dipersioni della rete e tutto il resto in problemi che andrebbero dai contatori che non funzionano, alle perdite che si consumano durante le manutenzioni o addirittura a causa dei “fontanili”;
risulta che, in tutto il territorio nazionale, nessun gestore abbia applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico. In altre parole tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato con pretestuose argomentazioni l’esito referendario che impone di non lucrare sull’acqua. Con falsi pretesti i gestori continuano a considerare la “remunerazione del capitale investito” che sulle nostre bollette arriva a pesare dal 10 per cento per cento al 20 per cento per cento,
si chiede di sapere:
quali risultino essere effettivamente gli investimenti sostenuti dalle società di gestione del servizio idrico, considerato che il sistema continua a rivelarsi del tutto inefficace;
se risultino essere stati fatti interventi di manutenzione e, nel caso, quali per risolvere il problema dell’inadeguatezza del sistema idrico abruzzese che negli anni, tramite le privatizzazioni, ha solo prodotto un aumento del costo delle bollette ai cittadini senza creare un sistema idrico integrato ed efficiente;
se, inoltre, il Governo non ritenga necessario un impegno forte, per quanto di competenza, per smantellare strutture pubbliche e controllate dal settore pubblico che servono solo ad attribuire incarichi, affinché sia garantito finalmente ai cittadini e alle imprese l’irrinunciabile diritto ad un servizio di primaria utilità senza interruzioni;
quali risultino essere i motivi per cui i sindaci che sono presenti negli Ato e che siedono nei consigli di amministrazione delle società interessate non provvedono ad un’efficacia attività di controllo, alla quale siamo chiamati;
quali risultino essere le ragioni a giustificazione dell’aumento delle bollette, con l’applicazione di tariffe sproporzionate per un servizio inefficiente, quando il referendum ha imposto di eliminare dal conteggio la remunerazione del capitale investito e quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di far rispettare la volontà popolare e l’eliminazione del profitto dalle tariffe del servizio idrico.