Finmeccanica-Orsi-Moncada
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00495
Atto n. 2-00495
Pubblicato il 4 luglio 2012, nella seduta n. 758
LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -
Premesso che:
la gestione di Finmeccanica, a giudizio dell’interpellante scandalosa, oggetto di numerosi atti di sindacato ispettivo senza risposta, riserva ogni giorno nuovi colpi di scena anche dopo le laute buone uscite riservate ai coniugi Guarguaglini-Grossi, oggetto di serrate indagini della magistratura;
scrive infatti Conchita Sannino su “La Repubblica” del 4 luglio 2012, in un articolo intitolato: “Così Gotti Tedeschi rassicurava Orsi, tranquillo, il sistema ti proteggerà”: «Missione Moncada. Una nuova perquisizione eccellente nell’ambito del caso Finmeccanica, disposta dalla procura di Napoli in casa e negli uffici del potente manager Ignazio Moncada, amministratore delegato della controllata Fata, torna a scuotere i piani alti di Finmeccanica, e della politica e della finanza che contano. E svela una clamorosa intercettazione tra l’attuale presidente della holding Giuseppe Orsi, già indagato per corruzione e riciclaggio, e l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. “Il sistema è in tuo favore e ti difenderà”, lo rassicura l’ex banchiere del Vaticano. E ancora, sempre rivolto a Orsi: “Tu sei l’unico che può restare lì”. Ma l’intera conversazione, oltre a toccare i conflitti interni, come la “sberla bestiale che ha preso Pansa”, attuale direttore generale di Finmeccanica, verte soprattutto sulle relazioni “anche con persone importantissime” di Moncada, manager che, come anticipato ieri da Repubblica, rischiava di intrecciare la fase calda dell’inchiesta dei pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio. Moncada è l’uomo di cerniera tra politica, finanza e business, non a caso definito da Orsi “il gobbo”. Torinese d’adozione, ma di romane e altolocate frequentazioni, già superconsulente per banche e holding, in gioventù agente segreto, per altri ancora massone, in ogni caso capace di cambiar pelle a ogni nuova stagione politica: dai forti legami craxiani della Prima Repubblica alla liason con l’attuale viceministro all’Economia del governo Monti, Vittorio Grilli. In poche parole: un altro “grande vecchio”. Proprio a Grilli, Moncada avrebbe fatto un favore di famiglia: una consulenza della società Fata affidata alla ex moglie del viceministro. Anche se fonti vicino a Fata negano questa consulenza. Riparte tutto, dunque, dal decreto di perquisizione con cui i carabinieri del Noe hanno bussato a casa Moncada, e in cui è riportato il dialogo fitto tra Orsi e Gotti. I quali, per inciso, pur riconoscendo una rispettosa amicizia, avevano finora sempre negato di coltivare confidenze così profonde. E invece quell’incontro ripropone, per i pm, “l’esistenza di un ‘sistema’ che condizionava le scelte”. La microspia è sistemata in un ristorante di Roma. È il 23 maggio scorso, e solo l’indomani Orsi saprà ufficialmente di essere indagato, per la vicenda della superconsulenza di 51 milioni nella commessa degli elicotteri Agusta ottenuta in India. Orsi è inquieto: troppe incognite all’orizzonte, rischi e nemici in agguato. Ma Gotti Tedeschi comincia: e svela a Orsi di aver incontrato poco prima Moncada. “Lo conosco da molti anni ed ho un’opinione precisa di lui”. E aggiunge: “Prima, gli ho detto quello che penso e poi gli ho detto cosa pensi tu! Lui ha un’enorme stima di te. Quindi sappi che Moncada… m’ha persino detto con quali persone ieri si è discusso il caso Orsi, e tutti, anche persone importantissime, hanno detto Orsi è una persona che va difesa e va supportata! Sappilo. Quindi, il sistema è a tuo favore e ti difenderà! Adesso per quanto tempo, questo nessuno lo può sapere, però oggi sei l’unica persona che può stare lì! E loro lo sanno… Intanto, scherzando gli ho detto beh, ma se gli togli la presidenza faccio io il presidente! (E lui): (…) resta amministratore delegato e presidente!”. Orsi chiede: “A che ora hai visto tu il gobbo?”, cioè Moncada, e aggiunge “Pansa ha preso una sberla bestiale!”. E Gotti: “Tu hai detto… secondo te era pro-Pansa?”. Orsi: “Assolutamente”, riferendosi alla cordata Moncada-Pansa. E spiega: “(Moncada) Ha sempre cincischiato con Pansa, sempre nel suo ufficio! Pansa dice che lui ha tutto il supporto di Moncada. Moncada in qualche modo è parte di una lo… di una..”. Forse intende: lobby. Orsi continua: “Dai, Moncada è un.. un cagnolino? Sì dai”. E Gotti lo ferma: “No, molto di più. Non semplificarlo come un agente della Cia o un massoncello qualsiasi… È veramente un grande burattinaio!”. Orsi tentenna: “A me non è mai piaciuto”, ma Gotti giustifica “è perché è fisicamente…”, vuole convincere Orsi: “Ti chiedo un atto di fede”. E allora Orsi pronto: “Organizza una cena”. E Gotti: “Eh no…”. Poi Gotti offre un suo flashback su Moncada: “Guarda, lo conosco da 15 anni forse…12-13 anni. Se io uno come me, rigoroso come sono, moralista anche un po’, ti dico che con me è stato sempre di una lealtà, non mi ha mai mentito, non mi ha mai chiesto niente in cambio e poteva chiederlo mille volte! Certo fa i suoi giochi, i suoi giochi grossi, li farà anche lui, e tieni conto che lui sta nel gruppo Finmeccanica, (…), non ha mai fatto niente…”. Orsi rileva: “E adesso deve vendere…”. Gotti chiosa: “Farà perdere un sacco di soldi”. Uno scambio tra manager. E ora l’inchiesta prenderà nuove strade»;
considerato che:
sul sito “Dagospia” del 7 giugno è uscito un articolo riguardante Orsi,”fortissimo e superprotetto”: «Gli uscieri di Finmeccanica stanno ancora rileggendo le cinque righe del secco comunicato stampa con il quale ieri mattina il comandante supremo Giuseppe Orsi ha definito “farneticante” l’idea di aver affidato alla custodia di Gotti Tedeschi documenti relativi a indagini giudiziarie e a contratti in India o Panama. Agli uscieri ha provocato un grande effetto la difesa dell’amicizia con Gotti Tedeschi che Orsi con parole ferme ha voluto ribadire in nome di un legame di amicizia e di stima. “Ci uniscono – si legge nel sobrio comunicato – una comune visione della vita e comuni valori”. Dietro queste parole si sente pulsare il cuore di un legame solido, ma gli uscieri si chiedono che cosa abbia spinto effettivamente Orsi a scrivere una lettera così carica di significati emotivi e del tutto indifferente ai movimenti della Procura di Napoli che ha già inviato un avviso di garanzia al capo di Finmeccanica. Secondo gli uscieri il manager piacentino ha scritto la lettera di suo pugno e di getto senza nemmeno consultare i suoi avvocati e l’ufficio legale, ma questo è un dettaglio rispetto alla motivazione di fondo che può aver ispirato la sua mossa. Su questo punto gli uscieri si dividono in due scuole di pensiero. Da un lato c’è chi pensa che sia stato un gesto irrazionale che potrebbe ritorcersi un domani come un boomerang; dall’altro c’è chi ritiene che Orsi stia vivendo un’ebbrezza di potere che gli consente di sfidare il mondo intero. Quest’ultima versione non è infondata se si pensa a ciò che è avvenuto nell’ultima Assemblea di Finmeccanica quando si dovevano rivedere le deleghe tra Orsi e il direttore generale Alessandro Pansa. In quella sede si presentò con tanto di carte in mano il rappresentante del ministero dell’Economia e delle Finanze, Francesco Parlato, un romano 51enne che dal 2007 rappresenta il Tesoro nelle imprese pubbliche. Secondo tutti gli osservatori e gli analisti le deleghe in mano a Parlato prevedevano un netto ridimensionamento del ruolo di Orsi in favore di quel Pansa che sembrava appoggiato a spada tratta dal viceministro Vittorio Grilli. Ebbene, non successe nulla di quanto si immaginava, e Orsi durante il consiglio di amministrazione successivo all’Assemblea e nei giorni seguenti continuò a relegare Pansa al suo ruolo di direttore generale con specifiche competenze nella finanza. Queste cose bisogna ricordarle perché fanno bingo con la letterina di cinque righe distribuita ieri ai giornalini difesa dell’amico Gotti Tedeschi. Sono atti che dimostrano come Orsi si senta fortissimo e iperprotetto fino al punto di far probabilmente incazzare i magistrati di Napoli con quell’aggettivo “farneticante”. Se poi a questi gesti si aggiungono le ultime decisioni aziendali allora il quadro diventa ancora più definito. Dopo aver annunciato l’eliminazione di 45 manager, una settimana fa, ha spedito ai giardinetti l’amministratore delegato di Selex Elsag, Paolo Aielli, uno dei manager più conosciuti e apprezzati in Finmeccanica. E come non bastasse sta pensando di riorganizzare l’area delle relazioni esterne dove oggi operano d’amore e d’accordo Carlo Maria Fenu e il mite Marco Forlani. Sembra infatti che sia scattata la ricerca di un direttore relazioni esterne in grado di tenere alta l’immagine di Finmeccanica e di difendere sui giornali quella del suo comandante supremo che parla di “discontinuità etica” e condivide i valori e la comune visione della vita di Gotti Tedeschi. Così, mentre ai piani alti di piazza Monte Grappa i dirigenti dell’area finanza si stanno rompendo il capo per far quadrare i conti della semestrale, Orsi iperprotetto (non si sa da chi) difende la poltrona con le unghie e con i denti»;
scrive “Il Fatto Quotidiano” del 4 luglio 2012: «Ignazio Moncada è un uomo potentissimo. Ettore Gotti Tedeschi lo ammira e lo stima. Giuseppe Orsi lo teme. Entrambi lo giudicano decisivo. La conversazione intercettata dai magistrati di Napoli avviene la sera del 23 maggio scorso. Non è una sera qualsiasi. La mattina dopo Gotti Tedeschi si dimetterà dallo Ior, la banca vaticana, al culmine di una storia quantomeno complicata. Ma la sera prima è lì a consigliare l’amico Giuseppe, evidentemente afflitto dalla prospettiva di perdere la poltrona di presidente e amministratore delegato della Finmeccanica. Un potentissimo banchiere e il capo di una delle maggiori aziende italiane (70 mila dipendenti), ciacolano fitto fitto e, da cattolicissmi quali sono, intrecciano le espressioni di fede con il più familiare dei turpiloqui. Il problema è: che cosa aspettarsi da Moncada? Farà pendere l’ago della bilancia verso Orsi o verso il suo direttore generale Alessandro Pansa, che potrebbe fargli le scarpe grazie all’appoggio del vice ministro dell’Economia Vittorio Grilli? Gotti Tedeschi rassicura Orsi, gli dice che “il sistema” è a suo favore, che su questo Moncada è stato molto netto. Fidati di me, lo implora l’amico Ettore, “fai un atto di fede”, Moncada “non semplificarlo come un agente segreto della Cia o un massoncello qualsiasi, è veramente un grandissimo burattinaio”. Ma Ignazio Moncada, se uno guarda il dato ufficiale, è solo il presidente senza deleghe operative di una società controllata al 100 per cento da Finmeccanica, la Fata. Orsi, che sarebbe il suo capo, dice a Gotti Tedeschi di non conoscerlo, e allora l’amico banchiere lo aggiorna, “nel gruppo Finmeccanica non fa (…)”. E dunque è evidente che la sua forza sono le relazioni, di cui i magistrati sono andati a cercare traccia nelle perquisizioni di ieri. Incidentalmente, proprio ieri mattina la Repubblica ha pubblicato una notiziola uscita dalla procura di Napoli: dalle indagini in corso su Orsi (corruzione internazionale) sarebbe emerso che proprio la Fata ha fatto un contratto di consulenza a Lisa Lowenstein, ex moglie di Grilli. L’intreccio non sembra casuale. Orsi ritiene che Moncada sostenga il suo arcinemico interno Pansa (“ha sempre cincischiato con Pansa sempre nel suo ufficio!”). Il temuto Moncada, classe 1949, muove i primi passi negli ambienti del Sid, con il generale Gianadelio Maletti, nei primi anni ’70. Gli si attribuisce una grande competenza nei rapporti con i Paesi dell’Est europeo, quando ancora ci sono il comunismo e la cortina di ferro. Negli anni ’80 approda a Torino, dove si lega strettamente al Psi di Bettino Craxi. Rimane marginalmente coinvolto, senza conseguenze giudiziarie, nello scandalo Zampini (1983), allora clamoroso antefatto subalpino di Tangentopoli. In seguito allo scandalo il Psi torinese viene commissariato. Il commissario è Giuliano Amato, che in quegli anni è anche sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Il legame tra Moncada e Amato diventa saldissimo. Moncada si mette in affari con Gaetano De Rosa, fondatore della Fata, che produce macchine utensili per la lavorazione dell’alluminio. Con il passare del tempo gli affari della Fata si deteriorano, ed ecco subentrare la Finmeccanica, con quote crescenti del capitale. Nel 2005 il cerchio si chiude: il boss di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, altro amico per la pelle di Amato, finisce per acquisire il 100 per cento della Fata, a quel punto in pesante perdita. Ma conferma Moncada alla presidenza, nonostante le proteste di due consiglieri di provenienza socialista, l’ex ministro Franco Reviglio (torinese) e Massimo Pini, storico plenipotenziario di Craxi nelle Partecipazioni statali. Guarguaglini alza le spalle. Il settimanale Il Mondo parla di faida tra socialisti, ascrivendo Moncada alla protezione di Amato. Pini e Reviglio scrivono una piccata precisazione: nessuna faida, è solo che Moncada nel 2004 ha fatto perdere al gruppo 165 milioni di euro. Pochi giorni dopo Pini e Reviglio vengono fatti fuori dal consiglio di Finmeccanica, dove fa il suo ingresso l’ economista Riccardo Varaldo, indicato dal sobrio Sole 24 Ore come “molto vicino a Giuliano Amato”. L’ uomo che viene dai servizi segreti prosegue il suo sereno cammino nel potere. La testimonianza involontaria di Gotti Tedeschi risulta da questo punto di vista preziosa. L’ex presidente dello Ior sa di che cosa parla. Da cinque anni Moncada risulta titolare di una preziosa consulenza con Emilio Botin, il capo del Banco Santander, una delle maggiori banche mondiali, quella, per capire, che proprio nel 2007 ha rifilato la banca Antonveneta al Monte dei Paschi per un prezzo stellare. E di cui Gotti Tedeschi è il capo per l’ Italia»,
si chiede di sapere:
se risulti rispondente al vero che, anche dalle carte dell’inchiesta dei pubblici ministeri Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio, Moncada sarebbe l’uomo di cerniera tra politica, finanza e business, non a caso definito da Orsi “il gobbo”;
se risulti rispondente al vero che proprio a Grilli Moncada avrebbe fatto un favore di famiglia, ossia una consulenza della società Fata affidata alla ex moglie;
se risulti rispondente al vero che vi sia stato un “sistema” che condizionava le scelte, come risulta dal decreto con cui i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) hanno perquisito casa Moncada, e in cui è riportato il dialogo fitto tra Orsi e Gotti, i quali, per inciso, pur riconoscendo una rispettosa amicizia, avevano finora sempre negato di coltivare confidenze così profonde;
se risulti che le intercettazioni captate da una microspia abbiano contribuito a disvelare la vicenda della superconsulenza di 51 milioni nella commessa degli elicotteri Agusta ottenuta in India, e quali risultino essere i rapporti tra Gotti Tedeschi, Moncada, altissimi dirigenti del Ministero dell’economia;
se risulti su quali basi Gotti Tedeschi abbia rassicurato Orsi, dicendogli che “il sistema” era a suo favore, e quali risultino essere i protettori di Ignazio Moncada, presidente senza deleghe operative di una società controllata al 100 per cento da Finmeccanica, e se risponda al vero che sia stato negli ambienti del Sid, con il generale Gianadelio Maletti, nei primi anni ’70;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per fare piena luce su un sistema di potere permeato dalla corruzione, protetto da settori istituzionali che hanno procurato danni all’erario e disdoro a società pubbliche in sede interna ed internazionale.