Banca di Credito Cooperativo di Scandale
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07861
Atto n. 4-07861
Pubblicato il 4 luglio 2012, nella seduta n. 758
LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -
Premesso che la Banca di credito cooperativo (Bcc) di Scandale (Crotone), fondata 35 anni fa, al momento in cui è stata commissariata, nell’ottobre 2010, contava 650 soci e 17 dipendenti distribuiti nella sede di Scandale e nelle filiali di Rocca di Neto e Roccabernarda. Il direttore generale è Carlo Brescia;
premesso altresì che a quanto risulta all’interrogante:
il suo commissariamento è avvenuto a seguito di due ispezioni, negli anni 2009 e 2010, da cui si sarebbero riscontrate alcune irregolarità, che hanno anche prodotto sanzioni a carico degli esponenti aziendali per un totale di 114.000 euro nella prima e 364.000 euro nella seconda; le sanzioni più severe sono state comminate al presidente dell’epoca, Iginio Carvelli, per un totale di 45.000 euro, ed al direttore generale, Carlo Brescia, per complessivi 54.000 euro;
in particolare con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, il 29 settembre 2010, su proposta della Banca d’Italia, veniva commissariata la Bcc di Scandale. Con un provvedimento della Banca d’Italia del 7 ottobre venivano nominati, quali commissari straordinari, al posto del consiglio di amministrazione e degli organi di controllo, Angelo Pio Gallicchio e Nicola Marotta e, quali componenti del comitato di sorveglianza, Stefano Fiore, Giuseppe Scattone e Leopoldo Varriale. La gestione della banca veniva di conseguenza affidata ai commissari insediati che hanno operato sotto la supervisione della Banca d’Italia;
i commissari Gallicchio e Marotta non solo riportano la banca in bonis (cosa evidentemente non troppo difficile se lo stesso commissario Gallicchio poteva più volte pubblicamente affermare che la banca non avrebbe dovuto essere commissariata), ma ne disegnano il futuro, preparando la sua espansione territoriale verso Crotone dove vanno a reclutare nuovi soci;
considerato che a giudizio e per quanto risulta all’interrogante:
la strategia scelta è da criticare perché subito, appena uscita da una prova così severa qual è un anno di commissariamento e senza consolidare la ripresa né ricostituire la fiducia del popolo e dei soci, la banca è stata lanciata in una impresa (l’apertura di uno sportello a Crotone ove sono già operanti ben 13 sportelli bancari) che ha i connotati dell’avventura. Ne è riprova il fatto che, per sostenere tale nuovo indirizzo, la banca ha dovuto, tramite i commissari, chiedere l’intervento e l’aiuto del Fondo di garanzia dei depositanti delle Bcc il quale interviene con suoi uomini per preparare e fare da tutore al direttore generale e per operare in altri settori strategici dell’azienda (antiriciclaggio, istruttoria fidi) con una spesa prevista in 480.000 euro;
l’apertura di una succursale a Crotone deve poi essere preparata con una opportuna campagna soci (che si è rivelata in seguito una campagna consiglieri), i quali sono scelti dal commissario Gallicchio secondo le indicazioni dell’ex presidente Carvelli e dei fratelli Brescia nel giro delle amicizie politiche (indiscrezioni parlano di Massoneria, di Opus dei e di uomini legati da interessi politico-economici ben precisi che paiono avere nella Stasi, presidente del Consiglio regionale, la massima espressione);
il commissario straordinario disegna per essi il percorso per assicurare ai nuovi soci un posto sicuro nel consiglio di amministrazione e prepara all’uopo modifiche statutarie che prevedono, tra l’altro, l’accorciamento dei tempi per essere candidabili al consiglio di amministrazione (da due anni a subito) e il gradimento del citato fondo di garanzia sulle persone che presenteranno la loro candidatura;
i soci della banca in questione presentano un esposto alla direzione di Catanzaro della Banca d’Italia in seguito ad una audizione con il commissario Gallicchio, ottenuta grazie al consigliere regionale Emilio De Masi, che ha accompagnato una delegazione di tre soci della Bcc: il documento inquadra il clima del paese e le richieste dei soci della Scandale che domandavano di poter aver voce nei progetti riguardanti la loro banca;
ne sarebbe seguita una risposta proterva del commissario Gallicchio, dove in particolare egli avrebbe affermato di essere lì per controllare e non per essere controllato e di non dover rendere conto ai soci del proprio operato. A seguito dell’incontro descritto nell’esposto, il commissario ha poi ridotto il numero dei candidati consiglieri crotonesi mettendosi alla ricerca di candidati locali (cioè di Scandale);
viene presentato un secondo esposto alla Banca d’Italia dove i soci raccontano in forma succinta gli avvenimenti dell’assemblea straordinaria che si è tenuta sotto la conduzione commissariale in data 18 dicembre 2011 e che ha visto approvate tutte le modifiche statutarie in proposta. L’esposto non riguarda tanto la problematica della preparazione e tenuta dell’assemblea (sulla quale pende ricorso presso il Tribunale di Crotone) quanto il comportamento del commissario straordinario che avrebbe abusato della sua carica ed utilizzato uomini e strumenti della banca contro soci della stessa, al fine di finalizzare i lavori al solo raggiungimento dei suoi obiettivi senza consentire un dibattito civile e ragionato sulle modifiche statutarie disattendendo platealmente quei canoni di democrazia economica così conclamati dalla Banca d’Italia;
i soci di Scandale, che credevano con i loro esposti di appellarsi ad un organismo istituzionale al di sopra delle parti, ne rimangono delusi in quanto ignorati dall’istituto di vigilanza;
pertanto le stesse azioni di partigianeria e di palese favoritismo a favore della lista che il commissario Gallicchio aveva preparato, e che avrebbe definito la sua lista, sono continuate nella fase di preparazione della successiva assemblea ordinaria convocata per il 21 e per il 22 gennaio 2012. Azioni che hanno trovato nel direttore Brescia e nei suoi uomini dei fedeli accaniti esecutori;
anche per la sospensiva di questa seconda assemblea è stato adito il Tribunale di Crotone ed anche per gli avvenimenti illegali e per gli atteggiamenti protervi che ne sono seguiti è stata proposta inutile denuncia alla Banca d’Italia, filiale di Catanzaro;
il direttore Brescia ed i nuovi organismi amministrativi hanno continuato ad ignorare le richieste di consultazione dei documenti assembleari presentate dai soci al punto che, per esercitare il diritto di accesso agli atti, i soci hanno dovuto rivolgersi ai Carabinieri e solo dopo due mesi hanno potuto ottenere le fotocopie di documenti necessari alla preparazione dell’atto di citazione. Così come non hanno dato risposta alla domanda di rivedere il costo delle fotocopie di detti documenti praticato ai soci;
sulla Bcc di Scandale, sul “Crotonese” dell’8 novembre 2011, Fulvio Mazza scrive, tra le altre cose: «Altra considerazione critica è quella relativa alla campagna soci intrapresa dai citati commissari. Non viene loro contestata la volontà di ampliare la base sociale, anzi. Viene invece contestata una certa sospetta scelta dei nuovi soci. Pare che questi vengano cercati solo all’interno dell’area amicale del direttore e dell’ex presidente. Viene anche lanciato un allarme rispetto ad una possibile scelta (sostanziale, anche se non formale) tendente a dare una maggiore rappresentanza, all’interno del futuro Cda, alla componente crotonese. Ciò significherebbe che nel Cda sarebbe sottorappresentato proprio il territorio della stessa Scandale»;
i soci richiedono nuovamente l’intervento della Banca d’Italia con un’istanza riguardante il mancato rispetto della legge sui requisiti di onorabilità degli esponenti bancari per rammentare all’istituto lo scrupolo usato nell’applicazione delle norme nei confronti di incolpevoli parenti di ex consiglieri e confrontarlo con la disinvoltura usata invece nel caso di Brescia. Istanza nuovamente ignorata dalla Banca d’Italia;
per tutti gli avvenimenti descritti, riguardanti sia la prima che la seconda assemblea, un gruppo di soci ha presentato istanza al Tribunale di Crotone a tutela delle proprie ragioni: varie sono infatti le irregolarità che i legali avrebbero riscontrato nella gestione delle assemblee sociali (non identificazioni dei soci, irregolarità delle deleghe perché autenticate da soggetto non avente i requisiti, vale a dire il direttore Brescia, non validità delle deleghe perché prive della data di autenticazione, invalidità delle deleghe perché rilasciate in bianco, invalidità di deleghe perché corrette con la scolorina, invalidità dell’assemblea straordinaria per difetto di informativa sulle modifiche statutarie,invalidità delle votazioni effettuate in oltraggio ai regolamenti, invalidità della assemblea ordinaria del 21 gennaio 2012 perché, convocata in un luogo, è stata poi rinviata di quattro ore e tenuta in altro luogo distante 25 chilometri dal primo;
tutta la vicenda lascia intravedere un disegno, un progetto che pare trovare nella Banca d’Italia avallo e protezione: in proposito, la legge bancaria prevede, fra l’altro, che la concertazione del voto assembleare, in qualunque forma combinata, debba essere preventivamente comunicata alla Banca d’Italia perché possa eseguire le sue verifiche; e la mancata preventiva comunicazione potrebbe, secondo la stessa legge, produrre l’effetto di impugnazione del deliberato assembleare su iniziativa della stessa Banca d’Italia (art. 20 e art. 24 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993);
la causa principale che ha portato al commissariamento è, per convinzione generale, da ricercare nella collusione, censurata dalla Banca d’Italia, fra i due citati personaggi che, dopo più di un decennio di conduzione in comune della banca, erano in pratica divenuti i veri ” padroni” della situazione facendo il bello ed il cattivo tempo anche fuori dall’istituzione creditizia, avendo tra l’altro: Carvelli una carica all’interno della Cisl con forti legami con l’ex consigliere regionale Sculco Vincenzo; ed essendo Brescia mentore e sostenitore del fratello Fabio, sindaco di Scandale dal 2002 al 2010 ed oggi inserito nel governo della Provincia di Crotone;
considerato infine che a giudizio dell’interrogante lo strumento del commissariamento è spesso usato per estromettere le banche che lavorano e danno ossigeno alle aziende e alle famiglie a favore di altri istituti compiacenti che fanno capo ai cosiddetti poteri forti, nonché per garantire gestioni clientelari e parentali, come nel caso della Bcc di Scandale che, a quanto risulta all’interrogante, è stata consegnata nelle mani delle famiglie ricche e potenti di Crotone,
si chiede di sapere:
se risulti l’entità dei compensi spettanti ai commissari;
quali iniziative urgenti di competenza il Governo intenda intraprendere per rafforzare i necessari profili di trasparenza in un settore delicato come quello della vigilanza, delle nomine dei commissari e dei commissariamenti di banche in crisi, ad avviso dell’interrogante oggi pervaso dalla più totale omertà ed opacità, impedendo gestioni familistico-clientelari del credito e del risparmio;
se al Governo risulti che vi siano legami tra esponenti della politica e della Massoneria che abbiano influenzato e/o influenzino le scelte delle istituzioni bancarie in particolare per quanto attiene alle assunzioni in posizioni strategiche.
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