Fincantieri – Ad Bono-Lega
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07929
Atto n. 4-07929
Pubblicato il 11 luglio 2012, nella seduta n. 763
LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -
Premesso che:
scrive Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera” di una «conversazione tra l’ex tesoriere della Lega Nord (…) e l’ex capo della sicurezza» di un noto esponente politico dello stesso partito, Maurizio Barcella, per assicurare un posto in Fincantieri all’autista del medesimo politico. L’articolo riporta frammenti di conversazione che volgarmente fanno capire molto «della considerazione che certa politica ha delle aziende di Stato. Perché questo colloquio imbarazzante nella forma e nei contenuti, che potrete ascoltare stasera alle 21.30 durante la prima puntata de Il Lecito, programma di inchieste del giornalista del Sole 24 Ore Claudio Gatti trasmesso da La7, riguarda proprio una impresa di Stato: la Fincantieri, leader mondiale delle navi da crociera controllata dal Tesoro italiano. Dice Belsito a Barcella: “Mauri, ho parlato adesso con Scarrone… Lui mi ha detto guarda, mi ha dato un consiglio: è meglio che venite giù all’una perché poi loro devono pubblicizzare la cassa integrazione, non possono far passare il contratto da dirigente (…). Quindi (…) pensiamo a noi”. “Scarrone” è Sandro Scarrone, capo del personale della Fincantieri il quale, secondo la ricostruzione di Gatti, ha in evidenza sul tavolo una pratica fortemente caldeggiata dall’ex tesoriere leghista. Ovvero, l’assunzione come dirigente della grande industria navale del fido Barcella, che» il richiamato politico «ha portato a Roma come suo capo di gabinetto al ministero (…), nonostante un curriculum non proprio ortodosso per quel ruolo. Una pratica talmente importante da essere chiusa, a quanto lascia intendere quello scambio verbale, proprio mentre ci si sta apprestando ad annunciare la cassa integrazione. Che cosa c’entra Belsito in tutto questo? Il tesoriere del Carroccio è consigliere di amministrazione della Fincantieri, in quota Lega. Lo è stato una prima volta nel 2003. Ma ora è tornato con una prospettiva folgorante: quella di essere nominato vicepresidente. E ancora non sa che alla morte di Maurizio Balocchi, che lo ha preceduto nell’incarico di partito, ne erediterà anche la poltrona governativa: sottosegretario alla Semplificazione. Caso unico, nella storia repubblicana, di un membro del governo che è anche contemporaneamente amministratore di un’azienda pubblica. Lo è per sette mesi, prima di dimettersi nel luglio 2011. Poi perderà anche la poltrona da sottosegretario con la caduta del governo Berlusconi, e in seguito allo scandalo della gestione dei rimborsi elettorali della Lega verrà espulso dal partito (…). Ma torniamo indietro di un paio d’anni. Belsito sponsorizza quindi Barcella, all’epoca capo di gabinetto di Bossi, per un posto da dirigente della Fincantieri. E la cosa, conclude Gatti, va in porto. Lo proverebbe un altro breve colloquio telefonico che Il Lecito manderà in onda. Parlando con Belsito, l’amministratore delegato della Fincantieri Giuseppe Bono gli preannuncia una telefonata» ad una «potentissima esponente del cerchio magico bossiano, per informare anche lei “che ho fatto la lettera di assunzione per Barcella e per quell’altro… come si chiama?”, “Dalmir Ovieni”, lo aiuta Belsito. Ovieni Dalmirino, come ha raccontato sul Corriere Luigi Ferrarella, è stato fondatore della società consortile “Il Quartiere” promossa dal sindacato padano (…), nonché consigliere di una società di costruzioni (…). Dimostrazione ulteriore che curriculum e competenze, in questa operazione, non sembrano affatto prioritari. Belsito ne parla al telefono addirittura con la moglie» del richiamato politico «riferendole il commento di Scarrone: “…Il direttore mi ha detto: Franci, già che siamo in confidenza, guarda che noi a un diplomato di scuola professionale non l’abbiamo mai fatto firmare un contratto del genere. È la prima volta nella storia della Fincantieri…”. L’ex insegnante (…) inorridisce: “Scuola professionale? Non ha neanche un diploma? Francesco…”. E Belsito: “No. Questo qui cosa ha mai fatto nella vita? Tutto gli hanno messo per iscritto. Tutto! Persino la casa! Non è mai uscito un contratto così da quell’azienda, mai!”. Interpellata in merito, la Fincantieri ha risposto che né il nome di Barcella né tantomeno quello di Ovieni, hanno mai avuto un riscontro negli organici aziendali. Meglio così. Dunque era soltanto una sceneggiata? Chissà. Ma quelle innocenti telefonate confermano pur sempre che la politica e le imprese pubbliche sono ancora la stessa cosa»;
considerato che:
scrive Marco Grasso per il “Secolo XIX” il 6 aprile 2012 “Le spericolate telefonate fra i sodali dell’ex sottosegretario. Tangenti in Fincantieri, la Cricca tira in ballo Bono. Ma il presunto corruttore lo scagiona: «Mai visto Belsito»”: «La cricca era sicura di mettere le mani sulle commesse Fincantieri. Un piatto ricchissimo, un progetto da duecento milioni di euro. L’ottimismo del faccendiere veneto Stefano Bonet non era motivato solo dai “soliti canali”, ovvero dal suo stretto rapporto Francesco Belsito, tesoriere della Lega Nord e membro del consiglio d’amministrazione dell’azienda. A farlo dormire sonni tranquilli c’erano anche un milione e mezzo di euro che Belsito avrebbe raccolto e in parte girato ai vertici del colosso navale. L’ufficio acquisti e l’amministratore delegato Giuseppe Bono: “Stai tranquillo dice a un collaboratore – Perché abbiamo anche il grande capo…”. Sono intercettazioni pesantissime quelle pubblicate nelle carte che i carabinieri del Noe di Roma hanno girato alla Procura di Napoli, nell’ambito di uno dei tre filoni di inchiesta che stanno travolgendo il partito di (…). La rete di faccendieri che viveva all’ombra del potentissimo custode del suo tesoro, secondo quanto ricostruito nell’informativa, aveva intessuto strettissimi rapporti con Fincantieri e puntava a entrare in un giro di consulenze milionarie attraverso la Polare scarl, società appartenente al gruppo Bonet, e diretta a Genova da Romolo Girardelli, broker in odore di ‘ndrangheta. La testa di ponte sarebbe stata Belsito. Il propellente un milione e mezzo di euro, destinati anche al “duo amministratore (Bono Giuseppe ad di Fincantieri) e acquisti (ufficio acquisti)”. Sono due i flussi di denaro che secondo gli inquirenti spiegano la natura del rapporto tra l’ex sottosegretario e il colosso navale Fincantieri. Il primo è in uscita: “Cinquantamila euro”. Soldi che Belsito (che gli amici-nemici chiamano Nano) avrebbe sborsato a Francesco Bruzzone, segretario ligure del suo partito, per farsi nominare nel cda della società. “Però quei cinquantamila che s’è preso se li è dimenticati”, dice amaramente (…), quando ormai si sente abbandonato da tutti e attaccato dagli avversatissimi maroniani. Il secondo, ben più consistente, è in entrata: “Un milione e mezzo di euro in un anno”, confida Bonet all’uomo della cricca in Fincantieri. Si chiama Stefano Lombardelli, lavora impiegato all’ufficio acquisti, dove si occupa di commesse militari. Si dimette lo scorso dicembre a seguito di una contestazione disciplinare, motivata da “rapporti troppo disinvolti con fornitori e clienti”, dicono fonti vicini all’azienda. E dal colloquio fra questi due personaggi che i carabinieri arrivano a ipotizzare un giro di mazzette: “Nella telefonata emergono gli affari e il ruolo strategico di Belsito in Fincantieri, il quale per agevolare la ditta Santaross spa, con sede legale in Villanova di Prata (Pordenone), veniva pagato regolarmente da questi, sotto la copertura di un contratto di lavoro. Difatti qualche giorno fa Belsito aveva ricevuto 15 mila euro da questi. E che Santarossa ha riferito di aver tirato fuori 1,5 milioni di euro nell’ultimo anno, per Belsito e per il duo amministratore e acquisti”. Siamo nella fase calante di un’amicizia ondivaga e spesso ambigua fra l’imprenditore Stefano Bonet e Francesco Belsito, che andava in giro con una delle Porsche dell’imprenditore. “Poi sai che prendeva i soldi da Santarossa”, dice Bonet a Lombardelli, quasi sdegnato. “Sì ma non solo da lui, prendeva anche il 50 percento di quello che tu davi a Fera (Francesco, avvocato calabrese di stanza a Genova)”, risponde l’altro. “Da Santaros sa veniva pagato con un contratto di lavoro”. “Quindi sostanzialmente ha un contratto mensile su base mensile regolare”. “Diciamo che posso dirtelo con precisione. L’amico di Pordenone dice di aver tirato fuori più di un milione e mezzo di euro nell’ultimo anno”. In ballo, scrivono i militari, c’è “la commessa di circa 200 milioni di euro che la società Orizzonti Sistemi Navali, composta da Fincantieri e SelexFinmeccanica sta realizzando”. C’è un intoppo però. Un uomo che sembra opporsi alla cordata: Alberto Maestrini, responsabile direttore della divisione militare. “L’ingegner Lauro (Alberto, responsabile progettazione navi militari, ndr) mi ha detto che ci sono un po’ di resistenze da parte di Maestrini”, spiega a Bonet un suo collaboratore, Luca Andrei. Lo scenario aperto dall’indagine sembra tratteggiare un flusso milionario fra politica e industria. Smentisce ogni coinvolgimento Fermo Santarossa, leader dell’azienda che avrebbe pagato le mazzette: “Non c’entro niente con questa storia. Non conosco Belsito, non l’ho mai nemmeno visto. Io avevo rapporti con la Polare, che aveva mi aveva presentato un progetto molto innovativo. Lavoro con Fincantieri da più di dieci anni e pensavo che la cosa potesse interessare anche loro, vista la crisi che c’è”. Nel suo “delirio di onnipotenza totale” (il copyright dell’espressione è sempre della cerchia di ex amici) Belsito avrebbe anche tentato un affare con il gruppo Malacalza: “Tra una cosa e l’altra si stava acquistando l’Argentina (verosimilmente l’hotel genovese)”. Episodio che viene smentito dal diretto interessato: “Non so neppure che faccia abbia Belsito – replica Vittorio Malacalza -. Non lo conosco, non conosco alberghi Argentina, non sono l’unico a chiamarsi Malacalza. E sono prontissimo a querelare”»;
Fincantieri è il tipico esempio di un’eccellenza italiana divenuta una piaga e forse il più emblematico ritratto “cancerogena” commistione tra potere politico ed economico,
si chiede di sapere:
quali siano le considerazioni del Governo su quanto riportato in premessa;
se il Governo non ritenga inaccettabile, in particolare, che in un momento di grandi difficoltà economiche per l’azienda, con centinaia di lavoratori che rischiano il posto di lavoro, ci sia qualcuno che, disinteressandosi totalmente del futuro della stessa, stia tramando solo per assicurare incarichi a persone che non hanno alcun titolo ed alcuna esperienza per svolgerli;
quali iniziative intenda assumere al fine di promuovere la rimozione con effetto immediato dell’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, alla luce di un gravissimo scandalo che ha portato uno dei più importanti complessi cantieristici navali d’Europa e del mondo alla devastazione, nonché in considerazione della malagestione caratterizzata da sistemi clientelari e privi di ogni forma di trasparenza che non possono garantire la continuità dell’azienda nella posizione di leader del settore;
quali iniziative intenda intraprendere al fine di assicurare a Fincantieri una gestione interessata alla salvaguardia e allo sviluppo del Gruppo industriale investendo sul futuro della cantieristica e sulla difesa dei diritti dei lavoratori, nonché operandosi per tenere lontana la società dal quel mix di malagestione, clientelismo e incapacità che sta contribuendo ad affondarla, considerato che non è tollerabile fare speculazione politica a danno dei lavoratori.
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