Bilanci banche

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00509
Atto n. 2-00509

Pubblicato il 2 agosto 2012, nella seduta n. 784

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

nei giorni scorsi alcune associazioni di consumatori hanno stigmatizzato, mediante esposti-denunce alla Magistratura, rilievi critici in merito alla «adeguatezza e correttezza delle rettifiche alle poste di bilancio immateriali che nell’anno 2011 hanno comportato complessivamente per le principali banche italiane rettifiche per circa 30 miliardi di euro» (si veda il comunicato stampa del 1° agosto 2012 pubblicato su “federconsumatori.it”);

nello stesso comunicato stampa si legge: «Occorre (…) verificare (…) se e come gli ‘impairment test’(procedure di valutazione del valore delle acquisizioni societarie a valori correnti), in base alle quali sono state giustificate le rettifiche ai bilanci 2011, siano corrette. In altri termini (…) se sia avvenuto nel tempo una sorta di accumulo di rettifiche potenziali inespresse di anno in anno, che però non hanno dato luogo a rettifiche coerenti in quegli anni (…) e che tale accumulazione sia arrivata al suo culmine proprio nel bilancio 2011 e che abbia comportato una rettifica globale e complessiva (30 miliardi) ma che in realtà sarebbe stata affetta di quote di pertinenza degli anni precedenti»;

secondo i consumatori, in questo caso, «se si dovesse verificare che le rettifiche non siano state adeguatamente (…) applicate alle voci intangibili del bilancio, i risultati economici degli anni precedenti risulterebbero dunque amplificati, mentre il risultato economico dell’anno 2011 assai impattato dall’ammontare globale di queste rettifiche. L’amplificazione dei risultati degli anni precedenti avrebbe, quindi, potuto comportare dei benefici economici non dovuti (…) proprio per quegli amministratori che negli anni precedenti avevano il compito di sovraintendere» all’applicazione e alla correttezza «delle norme che prescrivono, invece, di adeguare in ciascun bilancio i valori secondo un fair value corrente»;

Federconsumatori e Adusbef hanno quindi dato mandato ai loro legali, supportati da un pool di analisti finanziari indipendenti, di inoltrare un esposto ad alcune Procure della Repubblica sulla adeguatezza e correttezza delle rettifiche alle poste di bilancio immateriali che nell’anno 2011 hanno comportato complessivamente per le cinque principali banche italiane rettifiche per circa 30 miliardi di euro. Occorre, dunque, verificare nel merito e con modalità quantitative se e come gli impairment test (procedure di valutazione del valore delle acquisizioni societarie a valori correnti) in base ai quali sono state giustificate le rettifiche ai bilanci 2011 siano corretti,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di un accumulo di rettifiche potenziali inespresse di anno in anno da parte delle cinque principali banche italiane, che avrebbero dato luogo a rettifiche coerenti nei bilanci dell’ultimo biennio;

se risulti che le rettifiche dovute abbiano rispettato le norme che sovraintendono alla redazione dei bilanci e se tale accumulazione sia arrivata al suo culmine proprio nel bilancio 2011 comportando una rettifica globale e complessiva pari a 30 miliardi di euro, che in realtà sarebbe stata prodotta da quote di pertinenza degli anni precedenti;

se risulti che le stesse rettifiche, non adeguatamente calcolate ed applicate alle voci intangibili del bilancio, abbiano comportato un’amplificazione dei risultati economici degli anni precedenti, mentre il risultato economico dell’anno 2011 risulterebbe assai impattato dall’ammontare globale di queste rettifiche;

se risulti che l’amplificazione dei risultati degli anni precedenti avrebbe comportato dei benefici economici non dovuti quali premi produzione, emolumenti, liquidazioni, proprio per quegli amministratori che negli anni precedenti avevano il compito di sovraintendere all’applicazione e alla correttezza delle norme che prescrivono, invece di adeguare in ciascun bilancio i valori secondo un fair value corrente;

quali misure urgenti si intendano adottare per imporre la dovuta trasparenza ai bilanci societari, specie di origine bancaria, i quali, seppur oggetto di certificazione da parte delle società di revisione, spesso nascondono poste contabili poco trasparenti, quindi di difficile lettura e comprensione al pubblico degli utenti, consumatori, risparmiatori.

Consiglio di Stato blocca vendita Acea

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08089
Atto n. 4-08089

Pubblicato il 2 agosto 2012, nella seduta n. 784

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico, per la coesione territoriale, dell’interno e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che il Consiglio di Stato ha fermato la vendita dell’Acea;

scrive il “Corriere della Sera” il 24 luglio 2012: «Il Comune di Roma non può procedere all’approvazione della delibera sulla vendita del 21% delle quote di Acea senza trattare i 23.000 circa ordini del giorno presentati dai consiglieri dell’opposizione. Lo ha deciso il consiglio di stato accogliendo le richieste avanzate da tre consiglieri comunali di opposizione. Si riparte così da zero, dovendo ripercorrere tutto l’iter legislativo. Ma il fallimento della vendita è un fatto: il reinserimento degli odg in aula (6 mesi di tempo), porterebbe la discussione al di là dei termini imposti dalla legge per l’approvazione del bilancio che deve essere votato entro il 31 agosto, più 20 giorni di tempo in più che si hanno per completare l’obbligo stesso. (…) L’opposizione scatena le polemiche e Storace (La Destra) scrive su Twitter: “Ad Alemanno tolgono anche l’acqua per la doccia”. La volontà del sindaco andava anche contro quella espressa dal referendum nel giugno 2011: “Alemanno non può amministrare Roma come un monarca assoluto, rispetti la volontà popolare espressa in modo plebiscitario” ha commentato Monica Cirinná (Pd). (…) A rivolgersi al Consiglio di Stato, con l’avvocato Gianluigi Pellegrino, sono stati i consiglieri d’opposizione all’Assemblea capitolina Gianluca Quadrana (Lista Civica per Rutelli), Francesco Smedile (Udc) e Maria Gemma Azuni (Gruppo misto). Chiedevano di riformare la decisione con la quale il Tar del Lazio aveva respinto le loro richieste di sospensione urgente della pregiudiziale con la quale, di fatto, l’11 giugno erano state accantonate tutte le migliaia di ordini del giorno presentati dalle opposizioni sulla cessione di Acea, decidendo di discuterli dopo l’approvazione del bilancio comunale e della delibera di vendita del 21 per cento di Acea. (…) Adesso, la V sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Stefano Baccarini, ha ritenuto che “sotto il profilo della legittimazione ad agire, rientra nel munus (diritto-potere) del Consigliere la pretesa di vedere trattato l’Ordine del giorno proposto secondo la scansione indicata dall’art. 67 dello Statuto comunale” che prevede che gli Ordini del giorno siano votati prima della delibera di riferimento. Per i giudici, poi, “la lesione dell’interesse dei consiglieri ad esplicare appieno le proprie funzioni, comprensive del diritto a discutere gli ordini del giorno e del successivo diritto ad esercitare il diritto di voto, è immediatamente rilevante”. (…) “Il Consiglio di Stato ha finalmente riconosciuto le nostre ragioni, come infatti insieme a tutte le opposizioni abbiamo denunciato sono stati utilizzati metodi illegittimi nella discussione per la svendita di Acea”. Lo ha affermato, in una nota, Umberto Marroni, capogruppo PD di Roma Capitale. “Ora il Sindaco Alemanno eviti di umiliare ulteriormente le istituzione di Roma Capitale, e anche alla luce della sentenza delle Corte Costituzionale ritiri la delibera 32 e apra finalmente la discussione sul bilancio dopo aver bloccato Roma per tre mesi. Certo è che dopo quanto accaduto in questi mesi qualcuno dovrebbe responsabilmente pensare alle sue dimissioni” ha concluso Marroni. (…) “Con la sentenza del Consiglio di Stato Roma capitale non ha più a disposizione 200 milioni per gli investimenti in città e 20 milioni per la spesa corrente. Chi ha vinto? Non i cittadini romani”. Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno in un video in onda sul suo blog. Per Alemanno “siamo di fronte a un bivio chiarissimo: o cediamo alla cultura del no, all’opposizione e a tutti coloro che vogliono tenere paralizzata questa città e vincono loro o vince la città di Roma”»;

si legge su “Il Messaggero” del 24 luglio 2012: «”La vendita del 21% di Acea è necessaria per garantire gli investimenti su Roma, anche per quanto riguarda la manutenzione stradale. Senza la vendita di Acea non possiamo fare nulla, neanche le cose più elementari» aveva detto questa mattina il sindaco di Roma Gianni Alemanno”»;

oltre alla sentenza del Consiglio di Stato, c’è anche la precedente sentenza della Corte costituzionale (n. 199 del 2012) relativa all’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011 (che disponeva la possibilità di privatizzazione dei servizi pubblici da parte degli enti locali), che di fatto potrebbe porre fine alla vicenda della vendita di Acea. La decisione della Consulta frena la privatizzazione rilevando che la disposizione, da ricondurre al Ministro pro tempore Tremonti, viola il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall’articolo 75 della Costituzione;

scrive Gabrile Paglino per “Il Fatto Quotidiano”, il 15 marzo 2012, «Alemanno ha le idee chiare e il suo piano» è «scendere al 30 per cento della partecipazione nella multiutility, vendendo il 21 per cento delle azioni. Subito. In modo da poter incassare un assegno di oltre 200 milioni di euro. “Ce lo chiede il Governo”, si sente riecheggiare dal Palazzo Senatorio. Il decreto Monti però impone agli enti locali di ridurre fino al 30 per cento le partecipazioni nelle società di servizi, entro giugno 2015. Che fretta c’è, visto che nel 2015 potrebbe non essere più Alemanno il sindaco di Roma? E soprattutto “dal programma di apertura e vendita ai privati, previsto dal decreto sulle liberalizzazioni – ricorda il CRAP, Coordinamento Romano Acqua Pubblica – vengono esclusi l’acqua e i servizi di distribuzione di energia (gas e elettricità). Se il Comune dunque cede le quote, non solo viene meno agli accordi con i quali è stata data in affidamento ad Acea ATO2 (spa controllata da Acea) la gestione in house del servizio idrico integrato – denuncia il CRAP – ma tradisce il voto referendario di oltre un milione e duecentomila romani”. Ad appellarsi all’esito del referendum del 12 e 13 giugno 2011 è anche il capogruppo Pd di Roma Capitale Umberto Marroni: “Non capiamo la velleitaria ipotesi di cessione di quote visto il risultato chiaro del referendum”. L’accelerazione dell’operazione da parte di Alemanno farebbe presumere che “l’acquirente sia già stato trovato”: uno dei possibili candidati potrebbe essere Francesco Gaetano Caltagirone (l’imprenditore romano è il secondo azionista della società), che lo scorso mese ha venduto sul mercato lo 0,03 per cento delle sue quote, scendendo al 16,23 per cento di azioni detenute. La vicenda è seguita con attenzione pure dall’altro socio privato, il colosso francese Gdf Suez (che detiene l’11,5 per cento). Anche se adesso Alemanno si dice intenzionato a tener fuori i due azionisti di minoranza. “Eviteremo che chi già possiede più del 2 per cento del pacchetto azionario, possa comprare le quote messe in vendita dal Comune”, ha detto il sindaco alle parti sociali. A rilevare parte delle quote azionarie della prima distributrice in Italia di acqua, sono pronti allora alcuni istituti di credito e il Fondo strategico della Cassa Depositi e Prestiti. “Una fetta poi – ha detto il sindaco – andrà in Borsa”. E’ proprio da lì che Caltagirone potrebbe continuare a comprare (il costruttore ed editore del Messaggero, nel giro di due anni, ha più che raddoppiato le sue quote in Acea). Poco chiare ancora le modalità della cessione. “Sulle società quotate – dice Alfredo Ferrari del Pd – la legge prevede la possibilità di trattativa privata con un investitore privilegiato”, cioè senza riversare i titoli sul mercato. Ipotesi questa inizialmente presa in considerazione, ma scartata in un secondo momento. Il leitmotiv del Campidoglio pare essere “mettere in vendita proprio tutto… il vendibile”. Prima della manovra di bilancio, sarà presentata infatti in Assemblea capitolina un altro progetto per far cassa: la holding Roma Capitale. Un maxi contenitore in cui confluiranno tutte le spa del Comune, quelle indebitate e quelle godono di ottima salute: Ama (rifiuti) e Atac (trasporti) in primis, ma anche Zetema (la società che gestisce i musei e i siti archeologici della capitale), Risorse per Roma, Aequa Roma, Roma Metropolitane ecc…Una volta costituita, parte delle quote della holding verrebbero poi vendute. Insomma accorpare tutto per riuscire a dar via il 40 per cento delle aziende dei rifiuti e dei trasporti, entro la fine di quest’anno, come prevede la legge (trasporti pubblici e raccolta e smaltimento rifiuti sono gli unici servizi pubblici locali che verranno aperti al processo di liberalizzazione), al miglior prezzo. Sarebbe difficile infatti poter piazzare sul mercato le quote di aziende disastrate con oltre 700 milioni di debiti (Ama). Più appetibile potrebbe forse essere, in vista soprattutto dell’aumento dei biglietto previsto per giugno, l’azienda che gestisce in house il servizio di trasporto urbano di superficie e metropolitano (Atac), ma i conti sono ancora lontani dall’essere riordinati. Insomma in due mosse Alemanno affosserebbe il voto di un milione duecento ventisettemila romani che hanno detto sì alla gestione pubblica dell’acqua, dei trasporti e dei rifiuti»;

considerato che:

l’interrogante ha presentato interrogazioni per dare voce a numerosissimi cittadini che lamentano di essere vittime di pratiche scorrette da parte dell’Acea (atti 4-06964 e 4-07903);

negli ultimi mesi caratterizzati dalla gestione del presidente dell’Acea Giancarlo Cremonesi, a quanto risulta all’interrogante vicino ad ambienti massonici, è nettamente peggiorata, secondo i numerosi reclami pervenuti alle associazioni dei consumatori, la qualità dei servizi erogati nel settore dell’acqua ed elettricità;

come già pubblicato nell’atto di sindacato ispettivo 4-06496 del 22 dicembre 2011, ancora senza risposta, il giornalista Daniele Autieri descriveva, in un articolo sul quotidiano “la Repubblica”, le «discutibili gesta» di Giancarlo Cremonesi;

l’eventuale iscrizione alla Massoneria del Presidente di Acea Giancarlo Cremonesi potrebbe determinare eventuali favori ai confratelli massoni nella gestione di un’impresa quotata in borsa, che non sembra rispettare i diritti dei consumatori ed utenti ad avere servizi di qualità a costi contenuti;

gli stipendi d’oro di Acea non sono compatibili con il sistema di retribuzioni di società quotate in borsa e soprattutto con un consistente deprezzamento del titolo in borsa arrivato ai minimi storici e che nel quadriennio ha dimezzato il valore;

considerato altresì che a giudizio dell’interrogante non è opportuno che il Sindaco della Capitale, che rappresenta il Comune più importante d’Italia, continui a fare “strappi istituzionali” su una scelta come quella di vendere la società che gestisce l’acqua, mettendosi contro la volontà che i cittadini hanno chiaramente espresso e anche forzando norme e regolamenti, come hanno decretato i giudici di Palazzo Spada e dopo che la sentenza della Corte costituzionale ha confermato in modo assoluto che l’acqua è pubblica, come sancito dal referendum,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di intervenire presso i vertici dell’amministrazione capitolina per promuovere le dimissioni del presidente di Acea, Giancarlo Cremonesi, che, a giudizio dell’interrogante, gestisce l’azienda senza rispettare i diritti dei consumatori ed utenti ad avere servizi di qualità a costi contenuti e se non ritenga che sia stata tale gestione ad avviarne il degrado;

quali risultino essere i motivi dell’urgenza del sindaco Alemanno relativamente alla vendita delle quote dell’Acea e se risulti che detta cessione andrebbe a favorire imprenditori già azionisti dell’azienda stessa;

se risulti corrispondente al vero che il sindaco di Roma abbia in progetto di “mettere in vendita tutto il vendibile” attraverso la holding Roma Capitale, un maxi contenitore in cui confluiranno tutte le SpA del Comune per poi arrivare a cedere il 40 per cento delle aziende dei rifiuti e dei trasporti, entro la fine di quest’anno, al miglior offerente;

quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di garantire agli utenti un servizio efficiente, gestito secondo le regole della trasparenza, al di fuori da ogni logica clientelare.

Equitalia recapita cartelle pazze agli aquilani

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08096
Atto n. 4-08096

Pubblicato il 2 agosto 2012, nella seduta n. 785

LANNUTTI , MASCITELLI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

agli interroganti risulta che nei territori colpiti dal sisma dell’aprile 2009, L’Aquila e provincia, i contribuenti stiano ricevendo cartelle “pazze” da Equitalia;

si legge in un articolo pubblicato su “Il Centro – L’Aquila” del 1° agosto 2012: «È caos sulle cartelle “pazze” che Equitalia sta inviando ai contribuenti aquilani. Sono oltre 80mila, frutto di un vuoto normativo “enorme”, come denunciano i commercialisti, nella legge di Stabilità 2012 sulla restituzione delle tasse sospese ai terremotati per due anni dopo il sisma. Un salasso dietro l’angolo, su cui commercialisti e tributaristi lanciano l’allarme. “Se non si chiarisce la norma, qui sarà un disastro”, dice il commercialista Luigi Fabiani. Un problema che riguarda tutti i cittadini (lavoratori autonomi o dipendenti, pensionati e imprenditori), che hanno in sospeso un po’ di tutto: dall’Ici alla Tarsu, dalle contravvenzioni stradali ai contributi non pagati all’Inps e all’Inail. Insomma, tasse in senso lato. Le cartelle esattoriali ammontano, in alcuni casi, a decine di migliaia di euro. Così, è capitato che un lavoratore autonomo aquilano – caso che citiamo a titolo di esempio – abbia ricevuto dall’ente riscossore Equitalia una cartella relativa a una somma da pagare di 19mila euro. “Per consentire il rientro dell’emergenza del sisma”, si legge sinteticamente nella cartella, “la ripresa della riscossione avviene senza applicazione di sanzioni e interessi, in 120 rate mensili a decorrere dal gennaio 2012. L’ammontare dovuto per ciascun tributo, contributo o carico iscritto a ruolo, oggetto delle sospensioni, è ridotto al 40%”. Salvo poi, due righe più sotto, aggiungere: “La invitiamo a non effettuare, al momento, alcun pagamento”, in attesa di chiarimenti su come fare. Quella cartella è stata notificata il 12 gennaio scorso ed è scaduta il 13 marzo (60 giorni dopo). Dunque è diventata titolo esecutivo. Altro aspetto inquietante è la velocità con cui crescono gli interessi, al ritmo del 10% circa (contro il 2,5-3% applicato dalle banche). Dopo aver detto di non pagare, Equitalia dà al contribuente le istruzioni di pagamento, e avvisa: allo scattare del 61° giorno, la somma da pagare è di 19769,69 euro: quasi mille in più, in un colpo solo. “C’è un vuoto normativo da parte dello Stato”, denuncia Fabiani, che condivide questo problema con i commercialisti aquilani, “vuoto che sta nella norma sulla restituzione delle tasse sospese, che non dice su quali tributi può essere applicata la riduzione del 40% (e a partire da quale data) e su quali no”. Non si tratta di non voler pagare. “Ma qualcuno si prenda la briga di spiegarci come fare”, dice. La cartella presa ad esempio, infatti, ingloba per legge anche “un debito del 2006, quando il sisma non c’era ancora stato, e che non dovrebbe godere della riduzione”, spiega Fabiani. Ma, alla lettera, la legge dice che “ciascun carico iscritto a ruolo è ridotto al 40% anche relativamente ad anni precedenti”. “In questa confusione nessuno si preoccupa di dire cosa si deve pagare e cosa no”, conclude il professionista. “Intanto, spiccacallari (in dialetto aquilano gli esattori delle tasse, ndr) si preparano a pignorare auto e case ai contribuenti che aspettano che Stato ed enti creditori battano un colpo”»;

considerato che:

alla fine del 2011, il Governo Berlusconi concesse dunque alle popolazioni terremotate de L’Aquila di restituire le imposte non pagate con una riduzione del 60 per cento dell’importo totale in 120 rate e per 10 anni, a partire dal gennaio 2012. Come afferma il commercialista Fabiani nell’articolo citato: «”Solo che dimenticò di spiegare quali tributi dovevano godere della riduzione e quali no. Un vuoto normativo che ha generato una “confusione totale”»;

pertanto allo scadere dei 60 giorni di tempo per pagare o per fare un ricorso, scatta la sanzione. Insomma: da una parte, i terremotati ottengono un diritto (la riduzione delle tasse) e, dall’altra, subiscono una riscossione coattiva, che elimina quel diritto;

le persone e le imprese che hanno già ricevuto queste cartelle ora rischiano di vedersi pignorato ogni bene,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

come intenda intervenire al fine di sanare la grave situazione venutasi a creare ai danni dei contribuenti colpiti dal terremoto che si sono visti recapitare da parte di Equitalia cartelle “pazze” con sanzioni ingiuste;

se ritenga corretto il comportamento di Equitalia che nella cartella invita i contribuenti a non effettuare, al momento, alcun pagamento, in attesa di chiarimenti su come fare, e, dall’altra, allo scadere del sessantunesimo giorno applica sanzioni e conteggia interessi spropositati;

se non ritenga doveroso promuovere iniziative normative, nei limiti delle risorse disponibili, per prevedere la possibilità che la sospensione di termini di cui in premessa possa essere prolungata almeno fino a tutta la durata dello stato di emergenza nonché che la ripresa della riscossione dei tributi e dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria non versati per effetto delle disposizioni previste dal provvedimento in esame avvenga senza applicazione di sanzioni, interessi e oneri accessori.

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