Nuova fuga capitali estero-Postfinance
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08067
Atto n. 4-08067
Pubblicato il 31 luglio 2012, nella seduta n. 780
LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -
Premesso che Francesco Bonazzi, per “Il Secolo XIX” del 30 luglio 2012, scrive sulla nuova fuga dei capitali all’estero ed in particolare sull’”emigrazione” anche dei piccoli correntisti: «C’è chi porta i bambini a vedere il Jet d’Eau, uno spruzzone da 140 metri sul lungolago di Ginevra. C’è chi non può mancare l’appuntamento con la grande pittura europea a Martigny e chi, invece, sfida il caro-franco in un centro commerciale del Canton Ticino. Poi, prima di rientrare in Italia, tutti in banca, alla Posta, o perfino all’”Assistenza clienti” dell’ipermercato per avviare una praticaccia semplice semplice, ma dall’esito sorprendente. Estate 2012: fuga dallo spread e dall’incubo Patrimoniale. Ma siamo italiani, e il dramma non ci si addice più di tanto. Chiamiamole “Gitarelle di mezza estate con deposito”. Di soldi. Tanti soldi, se è vero che i 66 miliardi di euro dell’ultimo scudo di Giulio Tremonti (aprile 2010) sono già ampiamente tornati in Svizzera, con gli interessi. Un’emorragia di capitali incontenibile, che si vede a occhio nudo e riempie i forzieri della Confederazione con oltre 150 miliardi di euro made in Italy. Metà mattina di un giorno feriale nell’elegante caffè Gilles Desplanches, all’angolo tra Rue de la Correterie e Rue de la Confédération. Il cuore commerciale di Ginevra. Ai tavolini c’è tutta gente che aspetta qualcuno: un marito, un papà, un principale. Una coppia di romani con figli adolescenti al seguito tiene sottovoce una specie di consiglio di famiglia. Poi lui prende lo zainetto, si alza ed esce. Anzi, entra. Perché questo caffè è forse l’unico al mondo i cui due ingressi non danno direttamente sulla strada, come le sue belle vetrate rifrangenti, ma sulle porte che conducono al monumentale salone dell’Ubs: 42 miliardi di nuovi depositi nel 2011 e già 12 miliardi in più nel primo trimestre di quest’anno (dati ufficiali). Ok, Ubs è un colosso con sportelli e bancomat in mezzo pianeta. Ma anche Banque Pictet, salotto ginevrino con 200 anni di storia e ottima clientela a Torino, Milano, Firenze e Roma, nel 2011 si è vista affidare altri 15 miliardi, da aggiungere ai 230 che aveva già in gestione. Qui “i milioni chiamano i milioni”, come avrebbe detto Eduardo De Filippo. E per chi non ha voglia di farsi vedere, ci sono gli uffici riservati delle piccole boutique finanziarie al settimo piano di uno dei tanti palazzi moderni del centro. E come andare in uno studio di commercialisti o notai. Il denaro non si vede. Se ne parla e basta, tra un grafico e un “paniere” di investimenti che spazia dal Giappone alla chimica Usa. Ci si va su appuntamento (meglio se presentati da altri clienti o da un avvocato del posto), magari con un piccolo assegno per le prime formalità. Lo spettacolo del salone di Ubs a metà mattina, pieno di italiani, spagnoli e francesi in coda, non è diverso da quello che si può ammirare dall’altra parte della strada, alla Bnp Paribas, o nell’isolotto in mezzo al Rodano, alle sede della Bcge, la banca cantonale ginevrina. Les italiens arrivano qui in un’ora di macchina dal tunnel del Monte Bianco e non danno nell’occhio perché sembrano tutti diretti a Chamonix per un po’ di shopping. Poi passano dalla Francia alla Svizzera senza neppure il fastidio di farsi controllare la carta verde: basta uscire dall’autostrada ad Annemasse ed entrare a Ginevra dal confine urbano di Moellesullaz-Thonex, l’unico dove devi stare attento a dare la precedenza al tram. Ma da qualunque parte siano entrate, le macchine dei nostri connazionali convergono sul Parking Mont Blanc, pochi metri sotto la famosa fontana dove per tutti scatta la foto. Sarà per via dei navigatori. Anzi, del navigatore unico della moneta, un dispositivo non brevettato ma che si regge sul passaparola. In una mattina di fine luglio le auto italiane sono una ventina: Audi, Bmw, Jeep e due Porsche Cayenne, con targhe in maggioranza di Roma e del Nord-Ovest. Non tutti ovviamente andranno in banca, ma molti sì, spiega un gestore di origini italiane che vive e lavora a Ginevra da 15 anni. “Qui abbiamo clientela di fascia alta, famiglie che si tramandano conti e patrimoni dagli anni Settanta, industriali e professionisti che hanno guadagnato i soldi onestamente”, racconta mentre giocherella sul tavolo con un orologio da immersione. Inutile sottilizzare sul concetto di onestà fiscale. Può forse la Svizzera “diventare il guardiano della morale fiscale mondiale”, ama ripetere con il sorriso sulle labbra Guy De Picciotto, il presidente dell’Associazione delle banche private? Certo che no. Ma soprattutto, chi glielo fa fare? Metà dei soldi che girano qui parla straniero e uno svizzero su dieci lavora nel settore finanziario. Amen. “L’importante è gestire solo denari puliti e conoscere il cliente”, dice il nostro commensale. E il cliente italiano come si muove? Spesso ha portato in Svizzera almeno mezzo milione di euro, che è la soglia minima per una gestione da professionisti, la prima volta attraverso un impiegato di fiducia della banca. Uno spallone? “Chiamiamolo così, ma non è gente che passa il confine di notte con lo zaino da montagna pieno di soldi”, ci fa notare un po’ stizzito. E poi? E poi i conti vengono “rimpinguati di tanto in tanto”, controllati via internet ed esaminati e ridiscussi di persona una volta l’anno, “magari d’estate, mentre si è in vacanza in Val d’Aosta”. Ci congeda con un’ultima dritta: “Vai a farti un giro a Martigny”. Martigny è un paesone tra i vigneti, né bello né brutto, meta di un turismo giornaliero incessante e di buon livello. D’estate la si raggiunge in tre quarti d’ora dal tunnel del Bianco e in un’ora da Aosta, passando dal Gran San Bernardo. D’inverno invece è un mezzo incubo di ghiaccio e tornanti dal Colle della Forclaz. Ci si va per la Fondazione Gianadda: splendida collezione di arte moderna e sculture nel parco, con mostre estive sempre di sicuro successo. L’anno scorso Claude Monet. Quest’anno tocca a Van Gogh, Picasso e Kandiski. Tutte le famiglie della buona borghesia padana con casa a Courmayeur e dintorni ci sono state almeno una volta. Anche in un giorno feriale di luglio, gli italiani sono maggioranza. Un occhio alle tele e uno ai risparmi. Se in questa sonnolenta cittadina di 15 mila abitanti ci sono 16 banche e una decina di finanziarie c’è un perché.”Qui anche la gente che ha approfittato dell’ultimo scudo fiscale ha già riportato i soldi, in molti casi alla luce del sole e pronta a pagarci l’euroritenuta del 35% sui guadagni, pur di star tranquilla”, spiega orgoglioso un giovane impiegato, di quelli addetti a illustrare le brochure dei conti a chi entra in banca per la prima volta. Dopo di noi, tocca a una coppia sulla sessantina con leggero accento milanese. Il tocco di classe è che sono usciti di casa vestiti da escursionisti alpini. Scaleranno gli indici della Borsa di Hong Kong? Non tutti, però, hanno la casa in montagna e qualche milione da mettere al sicuro. Per chi possiede solo qualche decina di migliaia di euro ci sono altre strade. Anche a Lugano, dove la fuga di capitali è ben più evidente che a Ginevra. A parte il consueto circuito bancario, dove ovviamente non mancano le controllate svizzere dei principali istituti italiani, chi negli ultimi tempi ha raccolto euro a palate è la Posta. Postfinance è ormai arrivata a gestire 80 miliardi di euro con i suoi conti correnti semplici e a basso costo. Alle Poste di Ginevra, Lugano e di Chiasso si vedono le stesse scene. Italiani che entrano, prendono i pieghevoli dei conti (con 25 mila euro di deposito fai tutto, escluso il trading on line ) e studiano. Altri, come “Marco e basta”, sono venuti a mettere sul conto altri 8 mila euro, duemila in meno del massimo che puoi portare con te alla frontiera. “L’anno prossimo li metto sulla dichiarazione dei redditi, sono giusto i soldi con i quali far studiare all’estero i miei figli”, racconta dopo un breve scambio sul “rischio di un prelievo forzoso sui conti correnti, giù in Italia”. Il conto alla Postfinance lo si può aprire anche per posta, naturalmente: basta riempire i moduli, fare un bonifico e mandare la fotocopia di un documento. E se i soldi servissero per una spesa imprevista? “Fatti la carta di credito e prelevi quando e dove vuoi”, ci dice un altro signore italiano. Anche ottenere una carta di credito svizzera è un gioco da ragazzi. Per avere quella “Plus” basta mettere 25 mila euro sul conto e andare al centro commerciale a fare la spesa alla Coop o da Migros. Allo shopping mall di Serfontana, sulla strada che da Chiasso porta a Mendrisio, c’è la Migros. Per prenotare la carta di credito devi riempire i moduli e indicare un conto di appoggio: quello aperto alla Posta Svizzera va benissimo. Lo sanno i quasi 50 mila frontalieri italiani, ma un democratico tamtam corre anche su internet e un’impiegata dell’”Assistenza Clienti” lo conferma così: «Con il caro-franco, gli italiani riempiono quasi più moduli che carrelli della spesa”. Prima passano alla posta, ma non per i francobolli»,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di adoperarsi più efficacemente nel combattere la fuga di danaro all’estero;
se i cittadini italiani che hanno aperto conti nelle banche svizzere e/o presso Postfinance abbiano provveduto a dichiararli in sede di dichiarazione dei redditi e se il Governo abbia adottato le opportune iniziative al fine di controllare se i singoli correntisti abbiano dichiarato eventuali interessi percepiti e plusvalenze soggetti a tassazione in Italia, tramite dichiarazione dei redditi (quadro RW del modello Unico) o se si siano avvalsi dell’opzione in regime amministrato che prevede una ritenuta del 35 per cento;
a che punto siano le trattative relative alla conclusione dell’accordo fiscale dell’Italia con la Svizzera;
se non ritenga che l’accettazione del segreto bancario svizzero, implicita negli accordi con Germania e Regno Unito, rischi di rendere ancor più lungo un percorso già tormentato e, di conseguenza, se intenda adoperarsi per non concedere l’anonimato agli evasori;
quali iniziative intenda assumere, nelle opportune sedi internazionali, al fine di convincere, attraverso le autorità competenti, gli Stati contrari allo scambio di informazioni bancarie a fini fiscali a cambiare rotta entro tempi determinati;
se intenda promuovere l’adozione di iniziative legislative volte a rafforzare l’attuale sistema di vigilanza del settore bancario, al fine di tutelare gli interessi dei risparmiatori.
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